Il nostro cuore è una strada, una pietraia o un roveto?

All'Angelus, il Papa riprende la parabola del seminatore e interroga i fedeli sulla disposizione del proprio animo ad accogliere la Parola di Dio. Ricorda poi la "Domenica del Mare" e saluta i Camilliani

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 626 hits

La scena che ritrae il Vangelo di oggi è Gesù che predica su una barca vicino la riva del lago di Galilea. Alla grande folla che lo circonda, il Figlio di Dio racconta la parabola del buon seminatore che “senza risparmio getta la sua semente su ogni tipo di terreno”. Una metafora per far interrogare ognuno sulla propria disposizione di cuore ad accogliere la Parola di Dio.

Una grande folla è presente anche questa mattina in piazza San Pietro, nonostante il caldo e nonostante sia una domenica di piena estate. Ad essa il Papa, il Vicario di Cristo, riporta ancora la parabola del seminatore che, dice, “è un’introduzione a tutte le parabole”. In questo caso, però, non ci sono metafore, la domanda di Francesco è diretta: “Com’è il nostro cuore? A quale terreno assomiglia: a una strada, a una pietraia, a un roveto?”.

Come duemila anni fa, infatti, questa parabola – sottolinea il Pontefice – “parla oggi a ciascuno di noi” e “ci ricorda che noi siamo il terreno dove il Signore getta instancabilmente il seme della sua Parola e del suo amore”. Il seme è “il vero protagonista di questa parabola”, afferma il Papa, “che produce più o meno frutto a seconda del terreno su cui è caduto”.

“I primi tre terreni - spiega - sono improduttivi: lungo la strada la semente è mangiata dagli uccelli; sul terreno sassoso i germogli seccano subito perché non hanno radici; in mezzo ai rovi il seme viene soffocato dalle spine. Il quarto terreno è il terreno buono, e soltanto lì il seme attecchisce e porta frutto”.

Ogni terreno è un “paragone” con un atteggiamento del cuore umano: “La semente caduta sulla strada indica quanti ascoltano l’annuncio del Regno di Dio ma non lo accolgono”, dice Francesco. E restando il seme fermo lì sulla strada “sopraggiunge il Maligno e lo porta via”, perché – rimarca Bergoglio - il demonio “non vuole che il seme del Vangelo germogli nel cuore degli uomini”.

Il seme cade poi sulle pietre, simbolo di tutte quelle persone “che ascoltano la parola di Dio e l’accolgono subito, ma superficialmente, perché non hanno radici e sono incostanti”. Le stesse persone che “quando arrivano le difficoltà e le tribolazioni”, dice il Santo Padre, “si abbattono subito”. Il terzo caso è invece quello della semente caduta tra i rovi: con questa immagine, Gesù si riferisce alle persone “che ascoltano la parola ma, a causa delle preoccupazioni mondane e della seduzione della ricchezza, rimane soffocata”, evidenzia il Pontefice.

E parla infine dell’ultimo terreno: il terreno fertile che – dice – “rappresenta quanti ascoltano la parola, la accolgono, la custodiscono e la comprendono”. È questa “terra buona” l’unica che “porta frutto”; il “modello perfetto” di essa è la Vergine Maria, sottolinea il Papa, la quale lasciò fecondare il suo cuore e il suo grembo dal verbo di Dio.

Alla luce di questo, la domanda torna allora impellente: “A quale terreno assomiglia il nostro cuore?”. "Ci farà bene ricordare che anche noi siamo seminatori. Dio semina semi buoni. E possiamo domandarci: che tipo di seme esce dalla nostra bocca?", evidenzia Francesco. E ricorda che "conta ciò che esce dalla bocca e dal cuore" e che "le nostre parole possono fare tanto male". Qundi, conclude: “Dipende da noi diventare terreno buono senza spine né sassi, ma dissodato e coltivato con cura, affinché possa portare buoni frutti per noi e per i nostri fratelli”. 

Dopo la preghiera dell’Angelus, Papa Bergoglio ricorda la “Domenica del Mare” che ricorre oggi. Rivolge quindi il suo pensiero “ai marittimi, ai pescatori e alle loro famiglie”, esortando “le comunità cristiane, in particolare quelle costiere”, ad essere “attente e sensibili nei loro confronti”. A cappellani e volontari dell’Apostolato del Mare va invece l’invito “a continuare il loro impegno nella cura pastorale di questi fratelli e sorelle”. Su tutti, specie quanti si trovano in difficoltà e lontano da casa, il Pontefice invoca “la materna protezione di Maria, Stella del Mare”.

Al momento dei saluti, si unisce poi in preghiera con i Pastori e i fedeli che partecipano al pellegrinaggio della Famiglia di Radio Maria a Jasna Góra, Czestochowa. Con affetto saluta quindi i figli spirituali di san Camillo de Lellis, del quale domani ricorre il 400° anniversario della morte. A loro l’invito, al culmine di quest’anno giubilare, “ad essere segno del Signore Gesù che, come buon samaritano, si china sulle ferite del corpo e dello spirito dell’umanità sofferente, versando l’olio della consolazione e il vino della speranza”.

Quindi un pensiero anche per gli operatori sanitari che prestano servizio negli ospedali e nelle case di cura dei Camilliani, ai quali il Papa augura “di crescere sempre più nel carisma di carità, alimentato dal contatto quotidiano con i malati”.