"Il nostro Re sceglie come trono la croce"

L'omelia di Benedetto XVI per la Domenica delle Palme e della Passione del Signore

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 1 aprile 2012 (ZENIT.org) – La Domenica delle Palme è il “grande portale” che ci introduce alla settimana. In questi termini Benedetto XVI ha definito la liturgia odierna, all’inizio dell’omelia pronunciata stamattina durante la Messa Solenne in piazza San Pietro.

L’ingresso di Gesù e dei Dodici in Gerusalemme si caratterizzò per una fervente attesa da parte di una “grande folla”. Durante il cammino, appena fuori Gerico, un uomo cieco di nome Bartimeo, apprende dell’arrivo del  Messia che, avvicinatosi, soddisfa la sua richiesta di guarigione (cfr. Mc 10,47-52).

Compiuto quel prodigio, la folla si domanda: “quel Gesù, che camminava davanti a loro verso Gerusalemme, era forse il Messia, il nuovo Davide? E con il suo ingresso ormai imminente nella città santa, era forse giunto il tempo in cui Dio avrebbe finalmente restaurato il regno davidico?”.

L’ingresso vero e proprio di Gesù a dorso di mulo, in Gerusalemme, viene accompagnato dagli Osanna dei pellegrini e da invocazioni che richiamano il Salmo 118 (“Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”). Un inno di esultanza che “esprime l’unanime convinzione che, in Gesù, Dio ha visitato il suo popolo e che il Messia desiderato finalmente è giunto”, ha sottolineato il Papa.

È arrivato, dunque, il Messia annunciato da secoli dalle Scritture. “Così, nella luce del Cristo – ha commentato il Santo Padre - l’umanità si riconosce profondamente unita e come avvolta dal manto della benedizione divina, una benedizione che tutto permea, tutto sostiene, tutto redime, tutto santifica”.

Il messaggio che arriva dalla solennità di oggi è, in primo luogo, “l’invito ad assumere il giusto sguardo sull’umanità intera, sulle genti che formano il mondo, sulle sue varie culture e civiltà”, ha osservato il Pontefice.

Lo sguardo di Cristo è quello “della benedizione”, uno sguardo “sapiente e amorevole, capace di cogliere la bellezza del mondo e di compatirne la fragilità”. Da questo sguardo traspare lo sguardo di Dio “sugli uomini che Egli ama e sulla creazione, opera delle sue mani”.

Nonostante la trionfale accoglienza, è noto che quella stessa folla, pochi giorni dopo, griderà a Pilato: “Crocifiggilo!”. E gli stessi discepoli rimarranno “ammutoliti e smarriti”. Questo esito, ha proseguito il Papa, deve indurre in noi delle domande: “Chi è per noi Gesù di Nazaret? Che idea abbiamo del Messia, che idea abbiamo di Dio?”.

Nella Settimana Santa appena iniziata, siamo chiamati a “seguire il nostro Re che sceglie come trono la croce” e che “non ci assicura una facile felicità terrena, ma la felicità del cielo, la beatitudine di Dio”.

La solennità liturgica di oggi, coincide con la ricorrenza diocesana della XXVII Giornata Mondiale della Gioventù sul tema Siate sempre lieti nel Signore! (Fil 4,4). A tal proposito, il Santo Padre, rivolto ai giovani presenti in piazza San Pietro, ha indicato la Domenica delle Palme come “il giorno della decisione, la decisione di accogliere il Signore e di seguirlo fino in fondo, la decisione di fare della sua Pasqua di morte e risurrezione il senso stesso della vostra vita di cristiani”.

Un esempio sempre attuale della sequela di Gesù è quello di Santa Chiara d’Assisi che, esattamente 800 anni fa, all’età di 18 anni, ispirata dall’esempio di San Francesco, “ebbe il coraggio della fede e dell’amore, di decidersi per Cristo, trovando in Lui la gioia e la pace”.

In conclusione, Benedetto XVI ha ricordato i sentimenti che dovrebbero animare la nostra Settimana Santa: la lode e il ringraziamento al Signore per il “dono più grande che si possa immaginare”, ovvero “la sua vita, il suo corpo e il suo sangue, il suo amore”.