Il Papa a Gerusalemme: un pellegrinaggio di importanza epocale

Renata Salvarani, docente di storia del cristianesimo, spiega le implicazioni del prossimo viaggio del Pontefice: era dal Concilio del 325 che tutte le comunità cristiane non si incontravano nella Città Santa

Roma, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 550 hits

Sarà in primo luogo un pellegrinaggio e avrà ripercussioni in particolare nel dialogo ecumenico. Il viaggio di papa Francesco in Terra Santa, in programma per il 24 e 25 maggio prossimi, non dovrebbe avere implicazioni politiche di particolare rilievo, sebbene nessun risvolto vada sottovalutato.

L’importante ed atteso evento è stato commentato con ZENIT dalla professoressa Renata Salvarani, esperta di tematiche della Terra Santa e docente di storia del cristianesimo e di storia medioevale, presso l’Università Europea di Roma.

Professoressa Salvarani, anche rispetto ai pellegrinaggi in Terra Santa dei suoi predecessori, che novità comporta il viaggio a Gerusalemme di papa Francesco?

Renata Salvarani: Papa Francesco ha sottolineato da subito che questo viaggio sarà un pellegrinaggio, quindi tutto quello che avverrà andrà letto in questa chiave. Lo spirito di questa visita sarà lo stesso di quelle di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Ciò che cambia è solo la personalità del Papa e il modo in cui egli viene percepito rispetto ai suoi predecessori: è in questo che potranno riscontrarsi elementi di novità. Il senso del viaggio è quello di un ritorno a dove tutto è partito e a quel Santo Sepolcro che è il fulcro dei viaggi di tutti e quattro i pontefici. L’altra motivazione, anch’essa esplicitata direttamente da papa Bergoglio, sono i cinquant’anni della visita a Gerusalemme di Paolo VI e del suo incontro con il Patriarca Atenagora. La priorità di questo viaggio è l’ecumenismo e l’incontro con altri fratelli cristiani. È significativo che questo incontro avverrà non tanto con delle parole ma come un’occasione di preghiera di tutti, in quel luogo che, per i cristiani, non è una tomba vuota ma il luogo della Resurrezione di Gesù Cristo. Il dato storico di questo pellegrinaggio è il fatto che, ad oggi, hanno aderito i rappresentanti di tutte le chiese.

Qual è il valore ecumenico di questo pellegrinaggio?

Renata Salvarani: Le comunità cristiane di Gerusalemme sono numerose: oltre a quella cattolica e alle ortodosse, non vanno dimenticate le chiese "non calcedoniane", i copti, gli etiopi, gli armeni. Tutte da sempre sono presenti nel complesso. Non sarà, quindi, un dialogo a due ma con tutte le componenti cristiane che non hanno mai lasciato Gerusalemme. Rispetto alle varie divaricazioni nell’ecumene cristiana e alle distinzioni tra comunità cristiane, si riscontra la sparizione di una comunità ancora diffusa nel Medioevo: i nubiani, cancellati dall’islamizzazione della Nubia e del Sudan. Tutte le altre comunità cristiane sono ancora esistenti e, nonostante le persecuzioni, ci tengono ad essere presenti a Gerusalemme. Il fatto che un Papa vada al Santo Sepolcro per incontrare tutti è davvero significativo: è la prima volta nella storia dall’epoca di Costantino, quindi dal Concilio del 325. Non dimentichiamo che in quell’anno fu inaugurata la grande costruzione costantiniana intorno al Santo Sepolcro e, già in quell’occasione, quel Concilio fu un incontro che oggi definiremmo “ecumenico”, ovvero di riconciliazione con la principale eresia di allora, l’arianesimo. In quell’anno, infatti, il sacerdote Ario fu invitato a Gerusalemme e lì riaccolto nel seno della comunità cristiana.

Non è significativo che il Papa incontri nuovamente Bartolomeo, primo patriarca di Costantinopoli ad aver presenziato a una messa di inizio pontificato (esattamente un anno fa, il 19 marzo 2013)?

Renata Salvarani: Sono gesti significativi. Soprattutto per quanto riguarda la Chiesa costantinopolitana e il mondo ortodosso, le differenze di carattere dottrinale sono molto marginali e riguardano soprattutto la sensibilità e la cultura. Le divaricazioni sono di tipo per lo più ecclesiologico. I gesti hanno il loro peso: sicuramente questo pregare insieme è rimarchevole e penso sarà percepito con forza più di qualsiasi parola o teoria.

Il Santo Sepolcro è un simbolo della precaria quanto miracolosa convivenza delle varie chiese cristiane nella Città Santa. Qual è lo stato attuale delle relazioni ecumeniche in questo luogo sacro?

Renata Salvarani: Le comunità cristiane a Gerusalemme sono numerose e spesso eterogenee ma, va detto, convivono. È vero che ai pellegrini occidentali molte cose possono suscitare impressione o scandalizzare, ma tutte le comunità vivono insieme e officiano insieme. Hanno trovato un modus vivendi dalla definizione dello status quo che consiste in un accordo mai scritto vigente dall’età ottomana e, in particolare, dal 1800. In base a questo accordo, si è determinato un criterio piuttosto rigido di rotazione e divisione dei tempi e degli spazi, delle cappelle e delle devozioni, in cui ciascuno officia e celebra. È uno stare insieme, pur stando divisi che, alla fine, è uno scandalo, se pensiamo alle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni (Gv 17,20-26) e all’unità che dovrebbe stare alla base dell’ecumene tutta. Il paradosso del Santo Sepolcro è anche questo: stare insieme mantenendo tutte le divisioni e divaricazioni, a volte in modo anche vivacemente contrappositivo.

Il Papa giungerà a Gerusalemme accompagnato da un rappresentante ebreo e da uno musulmano. Anche la componente del dialogo interreligioso avrà un ruolo importante in questo viaggio?

Renata Salvarani: È ancora presto per trarne una valutazione. Non dimentichiamo che già Giovanni Paolo II, al Centro Notre Dame di Gerusalemme, tenne un incontro interreligioso. La differenza nell’approccio è che papa Francesco parte accompagnato da questi due fedeli di credo diverso, quindi la componente di dialogo interreligioso indubbiamente c’è. Tuttavia il viaggio ha tempi molto brevi e non sembra ci sarà molto ampio spazio per questo secondo aspetto. L’obiettivo principale del viaggio è di carattere ecumenico.

Quali riflessi potrà avere il viaggio sulla situazione politica in Medioriente?

Renata Salvarani: Leggere questo evento come un pellegrinaggio di fede e porlo in una prospettiva ecumenica – secondo quanto ha detto lo stesso pontefice – non è riduttivo, tutt’altro. Gli effetti sul piano politico saranno una conseguenza: se i cristiani dell’area sapranno ritrovare forme di comunione, aumenteranno il loro peso e la loro capacità di resistere alle persecuzioni. Non a caso, molte delle divisioni di oggi sono state fomentate nei secoli, prima dagli arabi e poi dall’impero ottomano: divide et impera. La stessa ripartizione degli spazi all’interno del Santo Sepolcro è successiva alla conquista di Gerusalemme da parte di Saladino. Fu lui a buttar fuori tutti i cristiani dal complesso e poi a “concedere”, di volta in volta, con trattative separate, una cappella agli etiopi, un ambiente ai greci, uno agli armeni, un altro ai georgiani… È significativo, poi, che l’incontro avvenga in Israele, l’unico paese del Medioriente in cui i cristiani aumentano: secondo dati pubblicati alla fine del 2013, nell’ultimo anno sono passati da 158mila a 161mila.