Il Papa ad Arezzo: "La Madonna del Conforto guidi l'Italia verso il rinnovamento"

L'omelia di Benedetto XVI e la preghiera del Regina Caeli durante la prima tappa della Visita Pastorale ad Arezzo, La Verna e San Sepolcro

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di Salvatore Cernuzio

ROMA, domenica, 13 maggio 2012 (ZENIT.org) – Un’invocazione a Dio perché l’Italia, con il conforto morale di Maria, reagisca alla tentazione dello scoraggiamento e, forte della grande tradizione umanistica, riprenda la via del rinnovamento spirituale ed etico, che può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile.

È questo il cuore del messaggio di Benedetto XVI durante la Messa tenuta questa mattina nel Parco del Prato ad Arezzo, nella prima tappa della sua Visita Pastorale nelle diocesi di Arezzo, La Verna e Sansepolcro che si sta svolgendo in queste ore.

La visita del Santo Padre in Toscana - la prima nella regione - ha avuto inizio, questa mattina, con il viaggio in elicottero dall’eliporto vaticano fino allo stadio comunale della città di Arezzo, dove, una volta arrivato, è stato accolto da mons. Riccardo Fontana, Arcivescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, dal premier Mario Monti, e da numerose autorità politiche ed ecclesiastiche.

Raggiunto in auto, il Parco del Prato, dietro il Duomo della città, Benedetto XVI ha poi salutato i circa trentamila fedeli, arrivati con pullman e treni da tutta la regione, pronti a dargli il benvenuto sventolando cappellini bianchi e gialli. Alle 10, si è tenuta quindi la Concelebrazione Eucaristica con i Vescovi toscani, conclusa con la preghiera del Regina Caeli.

“Oggi mi accoglie un’antica Chiesa” ha detto il Papa all’inizio della sua omelia: una Chiesa “esperta di relazioni e benemerita per l’impegno nei secoli di costruire la città dell’uomo a immagine della Città di Dio”. La comunità aretina, ha infatti spiegato, si è distinta più volte nella storia “per il senso di libertà e la capacità di dialogo tra componenti sociali diverse”.

Lo testimoniano le “molteplici espressioni della fede cristiana” che nei secoli passati hanno arricchito ed animato la Chiesa di Arezzo, “tra cui la più alta è quella dei Santi”.

Tra questi, il Papa ha ricordato san Donato, Patrono della città, “la cui testimonianza di vita, che affascinò la cristianità del Medioevo, è ancora attuale”; san Pier Damiani, “che da mille anni, offre la sua ricchezza spirituale a questa Chiesa diocesana e a quella universale" e il beato Papa Gregorio X, la cui sepoltura nella Cattedrale aretina, mostra “la continuità del servizio che la Chiesa di Cristo intende rendere al mondo”.

Un’importante tradizione, quindi, che, secondo il Papa, deve essere una spinta a diventare “autentici testimoni dell’amore di Dio verso tutti”. Tuttavia, la nostra debolezza, ci limita nel compiere questa missione: “Come possiamo portare questo amore?” ha domandato infatti il Santo Padre.

La risposta è di San Giovanni quando, nella seconda Lettura di oggi, ci dice che “la liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze non è nostra iniziativa, è di Dio”. “Non siamo stati noi ad amare Lui – ha aggiunto il Papa - ma è Lui che ha amato noi e preso su di sé il nostro peccato, lavandolo con il sangue di Cristo”.

Lo conferma anche il Vangelo, in cui risuona l’invito del Signore: «Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16). Una parola rivolta in modo specifico agli Apostoli, ma “che riguarda tutti i discepoli di Gesù” e diventa una chiamata vocazionale per la Chiesa intera.

Noi tutti, ha sottolineato infatti il Santo Padre, “siamo inviati nel mondo per portare il Vangelo e la salvezza”. Per farlo, Dio, chiama a “molteplici ministeri” come: il sacerdozio ministeriale, la vita consacrata o coniugale, l’impegno nel mondo.

Ritornando alla storia plurimillenaria della città di Arezzo, Benedetto XVI ha poi ricordato come questa terra, patria del Rinascimento e di grandi personalità quali Petrarca e Vasari, abbia avuto “parte attiva nell’affermazione di quella concezione dell’uomo che ha inciso sulla storia d’Europa, facendo forza sui valori cristiani”.

Partendo proprio da questa Regione, dunque, “dobbiamo chiederci quale visione dell’uomo siamo in grado di proporre alle nuove generazioni” ha affermato Papa Benedetto.

La terra di Toscana si distingue, infatti, per i suoi valori fondati “sulla solidarietà, sull’attenzione ai più deboli e sul rispetto della dignità di ciascuno”. Lo ha dimostrato l’accoglienza, in tempi recenti, “a quanti sono venuti in cerca di libertà e di lavoro”, nonostante la crisi economica che ha fortemente provato la Provincia.

L’esortazione è, quindi, che questa Chiesa diocesana, arricchita dalla “testimonianza luminosa” del Poverello di Assisi, “continui ad essere attenta e solidale verso chi si trova nel bisogno”, ma al tempo stesso “sappia educare al superamento di logiche puramente materialistiche, che finiscono per annebbiare il senso della solidarietà e della carità”.

Tutto ciò si coniuga “con la difesa della vita, dal suo primo sorgere al suo termine naturale” e con “la difesa della famiglia, attraverso leggi giuste e capaci di tutelare anche i più deboli”. Questo è, secondo Benedetto XVI, il “punto importante per mantenere un tessuto sociale solido e offrire prospettive di speranza per il futuro”.

Al termine della Santa Messa, nell’introdurre la preghiera mariana del Regina Cæli, il Papa ha poi affidato i fedeli presenti alla materna protezione della Madonna del Conforto - devozione radicata nella fede di tutti gli aretini - che “vuole sempre confortare i suoi figli nei momenti di maggiore difficoltà e sofferenza” e di cui la città “ha più volte sperimentato il soccorso”.

Trasferendosi nella Cattedrale di San Donato per la visita privata al Duomo, Benedetto XVI si è recato nella Cappella della Madonna del Conforto per adorare il Santissimo Sacramento e l’effigie della Vergine.

Alle 13.30 attraverso il passaggio interno della Cattedrale, ha raggiunto l’Episcopio per il pranzo con i Vescovi della Toscana.
 Nel pomeriggio, infine, dopo aver salutato gli organizzatori e congedato le autorità civili, il Pontefice partirà in elicottero alla volta di La Verna.