Il Papa affida alla Vergine la Chiesa, il suo ministero petrino e il destino di pace nel mondo

Al termine dell'Udienza generale di questo mercoledì

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 6 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Alla vigilia della Festa della Beata Vergine Maria del Rosario, che si celebrerà il 7 ottobre, Giovanni Paolo II ha affidato alla Sua protezione le sorti della Chiesa, il suo ministero come Successore di Pietro e il destino di pace nel mondo intero.



“Abbiamo iniziato il mese di ottobre, il mese del Rosario. Domani celebreremo la festa della Beata Vergine Maria del Rosario. Alla sua protezione affido la santa Chiesa e il mio ministero in essa. A Lei affido le attese riguardanti la pace nel mondo e anche nelle famiglie e nelle coscienze umane”, ha detto nel rivolgere i suoi saluti in polacco al termine dell’Udienza generale.

In seguito negli ultimi saluti indirizzati ai pellegrini di lingua italiana il Papa ha rivolto loro l’ “invito a valorizzare questa preghiera così cara alla tradizione del popolo cristiano. Fate del Rosario la vostra preghiera d'ogni giorno”.

Già nel salutare i pellegrini giunti domenica scorsa a Roma, per la beatificazione della religiosa missionaria di origini italiane, Madre Ludovica De Angelis, il Santo Padre li aveva invitati ad “imitare le virtù della nuova Beata”, ricordando “la sua devozione al Santo Rosario, che ella sempre aveva fra le mani”.

In realtà, Giovanni Paolo II ha già più volte ricalcato l’importanza di questa preghiera mariana come in occasione del suo venticinquesimo anniversario di pontificato, quando aveva convocato dall’ottobre del 2002 all’ottobre del 2003, l’Anno del Rosario.

Il Pontefice ha anche pubblicato la Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” sul Santo Rosario, nella quale ha proposto i nuovi “misteri luminosi” menzionando le “circostanze storiche” che aiutano “a dare maggiore attualità al rilancio del Rosario”: la pace e la famiglia.

Di fronte all' “urgenza di invocare da Dio il dono della pace” “il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace” (cfr. n. 6), aveva ricordato Giovanni Paolo II nel documento.

“Analoga urgenza di impegno e di preghiera – aggiungeva poi – emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell'intera società”.

A questo proposito, esortava il Santo Padre: “Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale”.