Il Papa ai macedoni: entrare in Europa senza perdere le proprie radici

La ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, esempio di convivenza

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di Inma Álvarez



CITTA' DEL VATICANO, giovedì, 22 aprile 2010 (ZENIT.org).- Il Papa ha augurato questo giovedì al nuovo ambasciatore dell'ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, Gioko Gjorgjevski, che il suo Paese, che in questo momento si trova nel processo di incorporazione all'Unione Europea, possa compiere questo passo senza dimenticare il suo "passato religioso e culturale".

Benedetto XVI ha ricordato che nel popolo macedone sono ben visibili i segni dei valori umani e cristiani, incarnati nella vita della gente e che rappresentano l'apprezzato patrimonio spirituale e culturale della Nazione.

"Attingendo a tale patrimonio, i cittadini del suo Paese continueranno a costruire anche in futuro la propria storia e, forti della loro identità spirituale, potranno apportare al consorzio dei popoli europei il contributo della loro esperienza", ha detto il Pontefice al diplomatico.

Allo stesso modo, ha auspicato che "in un contesto globale di relativismo morale e di scarso interesse per l'esperienza religiosa, nel quale si muove spesso una parte della società europea", i macedoni "sappiano operare un saggio discernimento nell'aprirsi ai nuovi orizzonti di autentica civiltà e di vero umanesimo".

Per questo, ha sottolineato il Vescovo di Roma, è necessario "mantenere vivi e saldi, a livello personale e comunitario, quei principi che stanno alla base anche della civiltà di codesto Popolo: l'attaccamento alla famiglia, la difesa della vita umana, la promozione delle esigenze religiose specialmente dei giovani".

Dopp aver sottolineato le buone relazioni di questo Paese balcanico con la Santa Sede, Benedetto XVI ha poi lodato lo sforzo per la convivenza tra etnie e religioni diverse nella stessa Nazione.

La ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, indipendente dal 1991, ha 2 milioni di abitanti, per la maggior parte (il 64%) ortodossi e per il 33% musulmani. Nel Paese convivono le etnie macedone, albanese, turca, rumena e serba.

In questo senso, il Papa ha ricordato che l'impegno del popolo macedone a favorire dialogo e convivenza "può diventare un esempio per altri nella regione dei Balcani".

"In effetti, i ponti di interscambio di più ampie intese e strette relazioni religiose tra le diverse componenti della società macedone hanno favorito la creazione di un clima in cui le persone si riconoscono fratelli, figli dello stesso Dio e cittadini dell'unico Paese", ha spiegato.

I credenti, ha aggiunto, "sanno che la pace non è solo frutto di pianificazioni e di attività umane, ma anzitutto dono di Dio agli uomini di buona volontà", una pace basata su "giustizia" e "perdono".

"La giustizia assicura un pieno rispetto dei diritti e dei doveri, e il perdono guarisce e ricostruisce dalle fondamenta i rapporti tra le persone, che ancora risentono delle conseguenze degli scontri tra le ideologie del recente passato", ha affermato il Papa.

Dopo la tappa comunista, "triste esperienza di un totalitarismo negatore dei diritti fondamentali della persona umana", il popolo macedone "è incamminato verso un armonico progresso, dando prova di pazienza, disponibilità al sacrificio e perseverante ottimismo, tenacemente proteso alla creazione di un avvenire migliore per tutti i suoi abitanti", ha concluso.