Il Papa ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì 30 aprile 2004 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il discorso pronunciato, questo venerdì, da Giovanni Paolo II nel corso dell’udienza concessa ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.



L'Assemblea in corso, in Vaticano, dal 29 aprile fino al 3 maggio prossimo ha come tema “Intergenerational Solidarity, Welfare and Human Ecology”.



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Eminenze,

Eccellenze,

Cari membri dell’Accademia,


1.Saluto tutti voi con affetto e stima in occasione della celebrazione del decimo anniversario della Pontifica Accademia delle Scienze Sociali. Ringrazio il neopresidente, la Professoressa Mary Ann Glenon, e le porgo i miei più cordiali auguri per l’inizio del suo mandato. Allo stesso tempo esprimo la mia profonda gratitudine al Professor Edmond Malinvaud per il suo impegno nell’opera di studio di questioni complesse come il lavoro e la disoccupazione, forme di ineguaglianza sociale, la democrazia e la globalizzazione, svolta dall’Accademia. Sono anche grato a Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo per i suoi sforzi per rendere il lavoro dell’Accademia accessibile ad un più ampio pubblico attraverso le risorse delle telecomunicazioni moderne.

2. Il tema che state studiando attualmente, quello dei rapporti tra le generazioni, è strettamente legato alla vostra ricerca sulla globalizzazione. In passato, il fatto che i figli ormai adulti avessero cura dei propri genitori era dato per scontato. La famiglia era il luogo primario della solidarietà intergenerazionale.

C’era innanzitutto la solidarietà del matrimonio, in cui gli sposi si prendevano nella buona e nella cattiva sorte e si impegnavano ad offrirsi appoggio reciproco per tutta la vita. La solidarietà della coppia sposata si estendeva poi ai figli, la cui educazione richiedeva un legame forte e duraturo. Quando i figli crescevano, questo portava alla solidarietà tra loro e i genitori che stavano invecchiando.

Oggi i rapporti tra le generazioni stanno affrontando importanti cambiamenti, e per vari motivi. In molte aree c’è stato un indebolimento del legame matrimoniale, spesso percepito come un semplice contratto tra due individui. Le pressioni di una società consumistica possono far sì che le famiglie spostino la loro attenzione dalla casa al posto di lavoro o alle tante attività sociali disponibili. I figli sono spesso visti, perfino prima della loro nascita, come un ostacolo alla realizzazione personale dei genitori o come un oggetto da scegliere tra tanti altri.

I rapporti intergenerazionali risentono di queste situazioni, e molti figli, una volta diventati adulti, lasciano allo Stato o alla società gran parte del compito di curare i loro genitori anziani. L’instabilità del legame matrimoniale in certi ambienti sociali ha portato ad un crescente allontanamento dei figli ormai cresciuti dai genitori e a delegare a terzi il dovere naturale e il comandamento divino di onorare il padre e la madre.

3. Vista la fondamentale importanza della solidarietà nell'edificare delle sane società umane (cfr. Sollicitudo Rei Socialis, 38-40), incoraggio il vostro studio di queste importanti realtà e spero che porterà ad una maggiore comprensione del bisogno di una solidarietà che oltrepassa le generazioni ed unisce individui e gruppi in un’assistenza e in un arricchimento reciproci. Ho fiducia nel fatto che la vostra ricerca in questo campo darà un importante contributo allo sviluppo dell’insegnamento sociale della Chiesa.

Bisogna prendere particolarmente in considerazione la situazione precaria di molti anziani, diversa a seconda delle Nazioni e delle regioni (cfr. Evangelium Vitae, 44; Centesimus Annus, 33). Molti di loro hanno risorse o pensioni insufficienti, alcuni hanno problemi psichici, altri si sentono inutili o si vergognano di aver bisogno di cure particolari; molti si sentono semplicemente abbandonati. Questi problemi saranno sicuramente più evidenti con l’aumento degli anziani; la popolazione in generale, infatti, invecchia per il declino delle nascite e per il fatto che le cure mediche sono più accessibili.

4. Nell’affrontare queste sfide, ogni generazione e ogni gruppo sociale deve avere un ruolo. Bisogna prestare particolare attenzione alle rispettive competenze dello Stato e della famiglia nel costruire un’effettiva solidarietà tra le generazioni. Nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà (cfr. Centesimus Annus, 48), le autorità pubbliche devono impegnarsi ad ammettere gli effetti di un individualismo che, come i vostri studi hanno già mostrato, possono danneggiare seriamente i rapporti tra le varie generazioni.

Da parte sua, la famiglia, come origine e fondamento della società umana (cfr. Apostolicam Actuositatem, 11; Familiaris Consortio, 42), ha anche un ruolo insostituibile nella costruzione della solidarietà intergenerazionale. Non c’è età in cui si smetta di essere padre o madre, figlio o figlia. Abbiamo una responsabilità sociale non solo nei confronti di coloro ai quali abbiamo dato il dono della vita, ma anche nei confronti di coloro dai quali l’abbiamo ricevuto.

Cari membri dell’Accademia, mentre portate avanti il vostro importante lavoro vi porgo i miei migliori auguri e invoco su di voi e sui vostri cari le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente.