Il Papa ai religiosi: pregare per essere maestri di preghiera

Se non si è interiormente in comunione con Dio non si può dar niente agli altri

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di Roberta Sciamplicotti



PALERMO, domenica, 3 ottobre 2010 (ZENIT.org).- La preghiera è il pilastro della vita religiosa, perché se non si è in comunione interiore con Dio non si ha ricchezza da offrire agli altri.

E' il messaggio che Benedetto XVI ha lasciato questa domenica pomeriggio incontrando nella Cattedrale di Palermo i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i seminaristi in occasione della sua visita nel capoluogo siciliano per il Raduno ecclesiale regionale delle Famiglie e dei Giovani.

Il Papa è giunto alla Cattedrale a piedi per il primo impegno del pomeriggio dopo l'affollatissima Messa del mattino al Foro Italico Umberto I, alla quale hanno assistito più di 200.000 persone.

Ha quindi raggiunto la Cappella di Santa Rosalia, nel transetto destro, dove in un'urna d'argento sono conservate le reliquie della patrona di Palermo, che ottenne il miracolo della liberazione della città dalla peste nel 1624.

Dopo qualche istante di raccoglimento, il Pontefice è stato salutato dall'Arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, che ha presentato i religiosi presenti come “uomini e donne innamorati di Gesù Cristo” che “divengono pietre profetiche capaci di annunziare all'uomo di oggi il Dio dell'amore”.

Il presule ha aggiunto che il dono della vita per amare Cristo e la Chiesa è “l'unica strada maestra per rendere splendente la consacrazione” che i religiosi hanno ricevuto.

Rivolgendosi al Papa, che ha definito “dolce Vicario di Cristo in terra”, l'Arcivescovo gli ha poi chiesto una “parola forte che possa confermare non solo la nostra fede, ma anche il nostro impegno di totale dedizione al Vangelo”.

La preghiera, base della vita religiosa

Il Papa si è rivolto in primo luogo ai sacerdoti, che lavorano “con zelo e intelligenza, senza risparmio di energie”.

“Siate sempre uomini di preghiera, per essere anche maestri di preghiera – ha chiesto loro –. Le vostre giornate siano scandite dai tempi dell’orazione, durante i quali, sul modello di Gesù, vi intrattenete in colloquio rigenerante con il Padre”.

Il Vescovo di Roma ha riconosciuto che “non è facile mantenersi fedeli a questi quotidiani appuntamenti con il Signore, soprattutto oggi che il ritmo della vita si è fatto frenetico e le occupazioni assorbono in misura sempre maggiore”.

“Dobbiamo tuttavia convincerci: il momento della preghiera è fondamentale: in essa, agisce con più efficacia la grazia divina, dando fecondità al ministero. Tante cose ci premono, ma se non siamo interiormente in comunione con Dio non possiamo dare niente neppure agli altri”.

Vero pastore

Il sacerdote, ha aggiunto, deve agire nel “campo immenso del servizio delle anime, per la loro salvezza in Cristo e nella Chiesa”, “un servizio che deve essere completamente ispirato dalla carità di Cristo”, perché “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi, che nessuno si perda”.

“Il sacerdote è per i fedeli: li anima e li sostiene nell’esercizio del sacerdozio comune dei battezzati, nel loro cammino di fede, nel coltivare la speranza, nel vivere la carità, l’amore di Cristo”.

A questo proposito, il Papa ha chiesto “una particolare attenzione” per il mondo giovanile. “Spalancate le porte delle vostre parrocchie ai giovani, perché possano aprire le porte del loro cuore a Cristo! - ha esclamato - Mai le trovino chiuse!”

Se il sacerdote deve essere centrato su Cristo, ha proseguito, non può comunque restare lontano dalle preoccupazioni quotidiane del Popolo di Dio; “anzi, deve essere vicinissimo, ma da sacerdote, sempre nella prospettiva della salvezza e del Regno di Dio”.

Egli, infatti, “è testimone e dispensatore di una vita diversa da quella terrena”, “è portatore di una speranza forte, di una 'speranza affidabile', quella di Cristo, con la quale affrontare il presente, anche se spesso faticoso”.

Il mondo contemplativo


Il Pontefice ha quindi rivolto “un particolare pensiero ai monaci e alle monache di clausura, il cui servizio di preghiera è così prezioso per la Comunità ecclesiale”.

“Continuate a seguire Gesù senza compromessi, come viene proposto nel Vangelo, dando così testimonianza della bellezza di essere cristiani in maniera radicale”, ha chiesto.

“La vostra stessa presenza e il vostro stile infondono alla Comunità ecclesiale un prezioso impulso verso la 'misura alta' della vita vocazione cristiana; anzi potremmo dire che la vostra esistenza costituisce come una predicazione, assai eloquente, anche se spesso silenziosa”.

Quello dei contemplativi, ha sottolineato, “è un genere di vita antico e sempre nuovo, nonostante la diminuzione del numero e delle forze”.

“Abbiate fiducia – ha detto –: i nostri tempi non sono quelli di Dio e della sua provvidenza. E’ necessario pregare e crescere nella santità personale e comunitaria. Il Signore poi provvede!”.

Seminaristi

Il Papa ha quindi salutato “con affetto di predilezione” i seminaristi, esortandoli “a rispondere con generosità alla chiamata del Signore e alle attese del Popolo di Dio, crescendo nell’identificazione con Cristo, il Sommo Sacerdote, preparandovi alla missione con una solida formazione umana, spirituale, teologica e culturale”.

Il seminario, ha dichiarato, è prezioso per il loro futuro, “perché, attraverso un’esperienza completa e un lavoro paziente, vi conduce ad essere pastori d’anime e maestri di fede, ministri dei santi misteri e portatori della carità di Cristo”.

“Vivete con impegno questo tempo di grazia e conservate nel cuore la gioia e lo slancio del primo momento della chiamata e del vostro 'sì', quando, rispondendo alla voce misteriosa di Cristo, avete dato una svolta decisiva alla vostra vita”.

L'esempio di don Puglisi

Il Papa ha quindi ricordato che il 15 settembre la Chiesa di Palermo ha commemorato il “barbaro assassinio” di don Giuseppe Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993.

“Egli aveva un cuore che ardeva di autentica carità pastorale – ha sottolineato –; nel suo zelante ministero ha dato largo spazio all’educazione dei ragazzi e dei giovani, ed insieme si è adoperato perché ogni famiglia cristiana vivesse la fondamentale vocazione di prima educatrice della fede dei figli”.

“Vi esorto a conservare viva memoria della sua feconda testimonianza sacerdotale imitandone l’eroico esempio”, ha concluso, ricordando che è in corso la causa di beatificazione di don Puglisi.

Dopo l'incontro con i religiosi, il Papa si è recato in papamobile dalla piazza della Cattedrale a Piazza Politeama, dove lo attendevano circa 20.000 persone tra giovani e famiglie.