Il Papa ai Vescovi malankaresi: cercare la comunione nella diversità

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CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 25 marzo 2011 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI ha ricevuto questo venerdì i Vescovi dell'India che appartengono al rito siro-malankarese, e li ha esortati a coniugare l'amore e la venerazione per il loro rito particolare con la comunione con il resto della Chiesa e l'adesione al Successore di Pietro.



I Vescovi siro-malankaresi si trovano in questi giorni a Roma per la visita ad limina apostolorum, guidati da Baselios Cleemis, l'Arcivescovo maggiore.

La Chiesa siro-malankarese esiste solamente in India e deriva dall'evangelizzazione dei siro-orientali in Asia Centrale, tra i secoli VII e XIII. Da quelle gesta evangelizzatrici è nata la Chiesa siro-malabarica, che secoli più tardi, con l'arrivo dei portoghesi, passò a dipendere da Roma.

Nel 1665, tuttavia, approfittando di un certo vuoto di potere lasciato dai portoghesi e con il desiderio di preservare il proprio rito, l'arcidiacono Tommaso Parambil e molti seguaci ruppero con Roma e si passò all'obbedienza al Patriarca ortodosso siro-occidentale.

Si creò così la Chiesa malankarese ortodossa, ma nel 1930 una parte di questa tornò sotto l'obbedienza a Roma. Questo ramo cattolico ha la sua sede a Trivandrum, nello Stato indiano del Kerala, e ha circa 340.000 fedeli.

Il Papa ha voluto esprimere ai Vescovi l'affetto della Santa Sede, ricordando il gesto di Giovanni Paolo II nel 2005 di promuovere la Chiesa siro-malankarese a Chiesa arcivescovile maggiore, concedendole così maggiore giurisdizione.

“Le tradizioni apostoliche che mantenete godono della piena fecondità spirituale quando vengono vissute in unione con la Chiesa universale”, ha affermato il Pontefice, sottolineando che i presuli seguono “giustamente le orme del Servo di Dio Mar Ivanios, che ha condotto i vostri predecessori e i loro fedeli alla piena comunione con la Chiesa cattolica”.

“Come i vostri predecessori, anche voi siete chiamati, in seno all’unica famiglia di Dio, a proseguire in salda fedeltà ciò che vi è stato trasmesso”.

“È intenzione della Chiesa cattolica che rimangano salve e integre le tradizioni di ogni Chiesa o rito particolare; parimenti essa vuole adattare il suo tenore di vita alle varie necessità dei tempi e dei luoghi”, ha indicato, citando il decreto Orientalium Ecclesiarum.

Per questo, ha esortato i presuli a “promuovere fra i vostri sacerdoti e fedeli l’affetto per l’eredità liturgica e spirituale che vi è stata trasmessa, basandovi costantemente sulla comunione con la Sede di Pietro”.

“Il deposito di fede tramandato dagli Apostoli e trasmesso fedelmente fino ai nostri giorni è un dono prezioso del Signore”.

“Voi e i vostri sacerdoti siete chiamati a promuovere questa comunione attraverso la parola e il sacramento e a rafforzarla con una salda catechesi cosicché la Parola di Vita, Gesù Cristo, e il dono della vita divina, la comunione con Lui, possano essere conosciute in tutto il mondo”, ha aggiunto.

Allo stesso modo, ha esortato a non scoraggiarsi per il numero esiguo: “le piccole comunità cristiane spesso hanno reso una testimonianza eccezionale nella storia della Chiesa”.

“Proprio come nei tempi apostolici, la Chiesa nella nostra epoca prospererà sicuramente alla presenza del Cristo vivente, che ha promesso di essere con noi sempre e di sostenerci”, ha affermato.

Il Papa ha poi voluto riconoscere le “radici antiche” e la “storia particolare” del cristianesimo in India, con cui esso “apporta da tempo il suo contributo alla cultura e alla società e alle espressioni religiose e spirituali”.

“È attraverso la determinazione a vivere il Vangelo, potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, che quanti servite daranno un contributo ancor più efficace a tutto il Corpo di Cristo e alla società indiana, a beneficio di tutti”, ha concluso.