Il Papa: aiutate le famiglie ad un uso della televisione “in sintonia con la visione cristiana”

Contro una “banale volgarizzazione” dei valori familiari e a favore dei “codici di tutela dei minori”

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CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 14 novembre 2004 (ZENIT.org).- “E’ indispensabile aiutare gli utenti, particolarmente le famiglie, a un uso maturo del mezzo televisivo per saper discernere con equilibrio e saggezza le trasmissioni che sono in sintonia con la visione cristiana del mondo e dell’uomo”, ha affermato Giovanni Paolo II.



Questo il punto principale del messaggio inviato dal Santo Padre al cardinale vicario di Roma Camillo Ruini, il 12 novembre scorso, per il 50° anniversario della fondazione dell’Associazione Italiana Ascoltatori Radio e Telespettatori (AIART).

In occasione di questo “significativo anniversario”il Papa ha ricordato le origini dell’AIART, promossa “dall’Azione Cattolica quando la radio e la televisione cominciarono a diffondersi in Italia”, e l’attenzione rivolta dall’associazione “alla tutela e alla promozione dei valori e dei diritti della persona umana e della famiglia nell’ambito della comunicazione radiotelevisiva”.

Tra le finalità dell’AIART c’è infatti quella di promuovere “la dignità della persona, della famiglia, della scuola e la salvaguardia dei diritti e degli interessi morali, spirituali e culturali dei cittadini”, ha proseguito il Pontefice.

Nel “Direttorio” sulla pastorale delle comunicazioni sociali approvato dai vescovi italiani nella loro ultima Assemblea generale, si afferma inoltre che l’associazione ha “il duplice obiettivo di formare criticamente gli utenti e di far sentire la loro voce in particolare quando un programma lede la dignità delle persone, soprattutto dei minori” (n. 176).

Come ricordato dal Santo Padre nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest’anno, infatti, la comunicazione, “in ogni sua forma”, deve sempre “ispirarsi al criterio del rispetto della verità e della dignità della persona umana”.

Le “legittime esigenze dell’informazione e del mondo dello spettacolo” devono essere armonizzate con i diritti “dei singoli e delle famiglie”“mai cedendo alle lusinghe di chi vuole confondere la verità con l’opinione”, ha aggiunto nel messaggio al cardinale.

“Ed evitando con cura che gli aspetti più sacri e intimi della vita familiare siano esposti a spettacolarizzazione e a banale volgarizzazione”, ha poi osservato.

Le ragioni che nel 1954 hanno motivato la nascita dell’associazione sono per Giovanni Paolo II “ancor valide”, sottolineando che “anzi, nella nostra società mediatica, occorre maggiore incisività e coraggio per coltivare il gusto del bello accompagnandolo con la sensibilità per il bene e per il vero”.

In questo contesto, l’AIART fornisce “un servizio prezioso alla comunità cristiana e alla società civile italiana”, che il Papa spera possa continuare tutelando “in primo luogo la famiglia e la vita familiare”.

Esprimendo “apprezzamento e riconoscenza” per alcune iniziative come l’elaborazione di codici di tutela dei minori, il Papa ha quindi auspicato la nascita di “un dialogo costruttivo tra le famiglie e gli operatori del mondo televisivo, favorendo una seria riflessione etica”.

Intervistato da “Radio Vaticana”, il presidente dell’AIART, Luca Borgomeo, ha affermato che l’associazione concentra la sua attenzione sulle “categorie più indifese”, come quella dei minori, “che non hanno ancora una capacità di valutazione critica”, o quella degli anziani, “che, purtroppo, hanno esposizione al mezzo televisivo molto lunga”, tale da renderli privi di “una posizione critica e vigile di fronte al televisore”.

Tra le iniziative dell’AIART, il Borgomeo ha sottolineato: la “denuncia”, cioè il voler aumentare la consapevolezza che “la televisione è una grande risorsa, ma può anche procurare grandi mali”; la “formazione”, attività rivolta principalmente “ai giovani, agli esperti ed ai formatori, sviluppata soprattutto in collaborazione con la scuola”; e infine il “monitoraggio dei programmi”.

La missione dell’AIART, ha concluso Borgomeo, è favorita oggi da “un maggior impegno da parte dei vescovi italiani nei confronti della comunicazione”.