Il Papa auspica uno sport che educhi “al sacrificio, al rispetto e alla responsabilità”

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CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 25 giugno 2004 (ZENIT.org).- Nel messaggio per la XXV Giornata Mondiale del Turismo, reso noto in Sala Stampa vaticana il 25 giugno, il Pontefice Giovanni Paolo II, invita ad affermare il contributo positivo del turismo, facendo dello sport “un aiuto per sviluppare le virtù cardinali - prudenza e giustizia, fortezza e temperanza”.



La Giornata Mondiale del Turismo di quest'anno, che sarà celebrata il prossimo 27 settembre, ha per tema "Sport e Turismo: due forze vitali al servizio della reciproca comprensione, della cultura e dello sviluppo dei Paesi".

Con questo Messaggio il Santo Padre, che in passato è stato un grande appassionato di sport e un provetto sciatore, ha voluto presentare alcune riflessioni che diano risalto da una parte agli aspetti positivi in generale del turismo e dello sport, mettendo in guardia, al contempo, sulla necessità di una eticità fondante lo sport che eviti il rischio di quelle derive disumanizzanti a cui lo stesso sembra a volte tendere.

Il Turismo “contribuisce in effetti ad accrescere il rapporto fra persone e popoli che, quando è cordiale, rispettoso e solidale, rappresenta una porta aperta alla pace e alla convivenza armoniosa”, ha spiegato il Pontefice.

Dopo aver precisato che “il principio supremo che deve governare la convivenza umana è il rispetto della dignità di ciascuno, in quanto persona creata a immagine di Dio e, pertanto, fratello universale”, il Santo Padre ha illustrato come sport e turismo siano “strettamente uniti nei grandi avvenimenti sportivi”.

A questo proposito il Santo Padre ha fatto riferimento ai “Giochi Olimpici, che non devono rinunciare alla loro nobile vocazione di riaccendere gli ideali di convivenza, di comprensione e di amicizia”.

Giovanni Paolo II ha sottolineato che nello sport “nonostante la nobiltà degli obiettivi proclamati, vi si insinuino in molti casi anche abusi e deviazioni”.

Tra i fenomeni che non fanno bene allo sport ha indicato “il mercantilismo esacerbato, la competitività aggressiva, la violenza contro persone e cose, fino ad arrivare persino al degrado dell'ambiente o all'offesa della identità culturale di chi accoglie”.

Il Papa ha citato, in seguito, l'Apostolo San Paolo, che “per illustrare la vita cristiana, proponeva ai cristiani di Corinto l'immagine dell'atleta, come esempio di sforzo e di costanza (cfr. 1 Co 9,24-25)”.

“La giusta pratica dello sport deve essere accompagnata dalla temperanza e dall'educazione alla rinuncia”, ha sottolineato il Papa, indicando anche “un buono spirito di squadra, atteggiamenti di rispetto, apprezzamento delle altrui qualità, onestà nel gioco e umiltà per riconoscere i propri limiti”.

Il Vescovo di Roma ha ribadito che: “Anche il cristiano può trovare dunque nello sport un aiuto per sviluppare le virtù cardinali - prudenza e giustizia, fortezza e temperanza - nella corsa per guadagnare la corona ‘incorruttibile’, come scrive San Paolo”.

“Per questo - ha continuato il Pontefice - senza trascurare di prestare la dovuta attenzione alle deviazioni che purtroppo continuano a verificarsi, desidero vivamente esortare, con rinnovata speranza, a promuovere "uno sport che tuteli i deboli e non escluda nessuno, che liberi i giovani dalle insidie dell'apatia e dell'indifferenza, e susciti in loro un sano agonismo”.

“Uno sport – ha concluso poi citando le parole già pronunciate in occasione del Giubileo degli Sportivi del 29 ottobre 2000 – che sia fattore di emancipazione dei Paesi più poveri ed aiuti a cancellare l'intolleranza e a costruire un mondo più fraterno e solidale; uno sport che contribuisca a far amare la vita, educhi al sacrificio, al rispetto e alla responsabilità, portando alla piena valorizzazione di ogni persona umana" (Giubileo degli Sportivi, 29-10-2000 , n. 3).