Il Papa chiede alla Repubblica Dominicana più lotta alla corruzione

Nel suo discorso al nuovo ambasciatore del Paese

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di Patricia Navas

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 3 aprile 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto alla Repubblica Dominicana un maggiore sforzo nella lotta contro la corruzione delle istituzioni ricevendo questo venerdì in Vaticano il nuovo ambasciatore del Paese presso la Santa Sede, Víctor Manuel Grimaldi Céspedes, in occasione della presentazione delle sue lettere credenziali.

"Tutto ciò che è volto a rafforzare le istituzioni è fondamentale per il benessere della società", ha affermato.

Questo benessere, osserva il Papa, si fonda su "pilastri come la pratica dell'onestà e della trasparenza, l'autonomia giuridica, la cura e il rispetto dell'ambiente e il potenziamento dei servizi sociali, assistenziali, sanitari ed educativi di tutta la popolazione".

Nel suo discorso al diplomatico, Benedetto XVI ha riconosciuto i "notevoli risultati sul piano sia sociale sia economico" conseguiti negli ultimi tempi nel Paese.

Ad ogni modo, ha aggiunto, resta "ancora un lungo cammino da percorrere per assicurare una vita degna ai dominicani e sradicare le piaghe della povertà, del narcotraffico, dell'emarginazione e della violenza".

In particolare, ha sottolineato la necessità di "una forte determinazione a sradicare definitivamente la corruzione".

"Nell'instaurare un clima di vera concordia e di ricerca di risposte e soluzioni efficaci e stabili per i problemi più pressanti, le Autorità dominicane troveranno sempre la mano tesa della Chiesa, per la costruzione di una civiltà più libera, pacifica, giusta e fraterna", ha osservato.

Il Papa ha anche affermato che "è di somma importanza che nei significativi cambiamenti politici e sociali nei quali la Repubblica Dominicana è immersa negli ultimi tempi" si mantengano "quei nobili principi che contraddistinguono la ricca storia dominicana fin dalla fondazione della patria".

In questo senso, si è riferito "alla difesa e alla diffusione di valori umani fondamentali come il riconoscimento e la tutela della dignità della persona, il rispetto della vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale e la salvaguardia dell'istituzione familiare basata sul matrimonio fra un uomo e una donna".

"Questi sono elementi insostituibili e irrinunciabili del tessuto sociale", ha dichiarato.

"Primo seme"

Benedetto XVI ha sottolineato le "profonde radici cattoliche" del Paese, che "ricorda già nel suo stesso nome l'adesione al messaggio cristiano della maggior parte del suo popolo, alludendo a san Domenico di Guzmán, illustre predicatore della Parola di Dio".

Rispetto alla vitalità della fede nell'attualità, il Santo Padre ha affermato che il Paese sta vivendo "un rinnovato dinamismo missionario ed evangelizzatore", favorito dalla prossima commemorazione del V centenario della creazione dell'Arcidiocesi di Santo Domingo (eretta l'8 agosto 1511) e dalla Missione continentale promossa dalla V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe, svoltasi ad Aparecida (Brasile).

Il Papa ha riconosciuto l'evangelizzazione della Repubblica Dominicana come "primo seme" della Chiesa in America Latina.

"Più di cinque secoli fa, nella terra che oggi è la Repubblica Dominicana, si celebrava per la prima volta la Santa Messa nel continente americano", ha aggiunto. "Dall'Isola de La Española partirono i missionari incaricati di annunciare la Buona Novella della salvezza nel continente".