Il Papa chiede di lottare contro la corruzione per sradicare la povertà in Nicaragua

Presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore di Managua presso la Santa Sede

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CITTÀ DEL VATICANO, 15 marzo 2004 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II ha chiesto con forza che le situazioni di "estrema povertà" in Nicaragua non diventino "endemiche", ed ha evidenziato in questo senso l’importanza decisiva della lotta contro la corruzione.



Il 13 marzo scorso, nel ricevere le lettere credenziali del nuovo ambasciatore del Nicaragua, Armando Luna Silva, uno dei maggiori diplomatici di carriera del Paese, il Pontefice ha dato voce alle preoccupazioni suscitate dall'attuale situazione del Paese centroamericano.

Nel discorso pronunciato in spagnolo egli ha anzitutto riconosciuto che le "situazioni di estrema povertà" "sono la prima ingiustizia" che affligge molti nicaraguensi.

"La loro eliminazione deve rappresentare per tutti una priorità sia nell'ambito nazionale che in quello internazionale", ha affermato il Santo Padre.

Perciò ha incoraggiato il governo nel suo impegno ad affrontare "questo male che non può essere considerato endemico, ma risultato di una serie di fattori che occorre affrontare con decisione ed entusiasmo, al fine di migliorare realmente la qualità della vita dei nicaraguensi".

"Tali sforzi, uniti a quelli della comunità internazionale, il cui aiuto deve essere ben amministrato in una gestione trasparente, onesta ed efficace, sono i presupposti imprescindibili per la costruzione di una società pacifica, giusta e solidale, che risponda veramente agli aneliti dei nicaraguensi e che sia in linea con le sue tradizioni", ha affermato il Papa.

"Un fattore importante in questa lotta contro la povertà è rappresentato anche dallo sforzo per sradicare la corruzione che pregiudica il giusto sviluppo sociale e politico di tante città", ha sottolineato.

"Per costruire una società più giusta e fraterna saranno di grande aiuto gli orientamenti della dottrina sociale cattolica e gli insegnamenti morali della Chiesa, valori degni di essere presi in considerazione da parte delle persone che lavorano al servizio della nazione", ha raccomandato il vescovo di Roma, che ha visitato il Paese in due occasione.

"Non è possibile progredire verso una vera pace sociale senza un ordine in cui le libertà degli individui acquistino sempre maggiore solidità e in cui sia al contempo rafforzata la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche, per una maggiore collaborazione e una più attiva partecipazione responsabile di tutti al bene comune", ha osservato.

Infine, il Papa ha dato assicurazione della collaborazione dei vescovi, dei sacerdoti e dei religiosi in Nicaragua, "nei rispettivi ambiti di attività, al fine di rinnovare in ciascuno il senso di responsabilità verso l'esigenza di garantire condizioni di vita migliori per tutti, visto che l'assistenza integrale all'uomo forma anch'essa parte della missione ecclesiale".

"La Chiesa locale tenta di promuovere la riconciliazione e di favorire lo sviluppo di una società più democratica, offrendo la propria collaborazione affinché valori come la giustizia, la solidarietà, il rispetto del diritto e l'amore per la verità, siano sempre presenti nella vita dei nicaraguensi", ha concluso il Santo Padre.

Dei più di cinque milioni di abitanti del Nicaragua, l'89,12% sono cattolici, secondo l'Annuario statistico della Chiesa. La Chiesa nel Paese affronta, tra l'altro, anche il problema della scarsità di sacerdoti: secondo la stessa fonte vi è un sacerdote ogni 12.145 abitanti.