Il Papa ci spiega la regalità di Maria

La catechesi di Benedetto XVI durante l'Udienza generale di ieri

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di Massimo Introvigne

ROMA, giovedì, 23 agosto 2012 (ZENIT.org).- Nell'udienza generale del 22 agosto a Castel Gandolfo, in corrispondenza con la memoria liturgica, Benedetto XVI ha proposto una meditazione sulla regalità di Maria. La festa di Maria Regina, ha ricordato il Papa, fu istituita dal venerabile Pio XII (1876-1958) con l'enciclica Ad caeli Reginam dell'11 ottobre 1954, al termine dell'Anno Mariano. Papa Pacelli, ricorda ancora Benedetto XVI, affermava in in discorso del 1° novembre 1954 che «Maria è Regina più che ogni altra creatura per la elevazione della sua anima e per l’eccellenza dei doni ricevuti. Ella non smette di elargire tutti i tesori del suo amore e delle sue premure all’umanità».

Con la riforma post-conciliare del calendario liturgico la festa di Maria Regina è stata collocata a otto giorni dalla solennità dell’Assunzione «per sottolineare lo stretto legame tra la regalità di Maria e la sua glorificazione in anima e corpo accanto al suo Figlio».

Troviamo un richiamo al collegamento tra Assunzione e Regalità della Vergine nella costituzione Lumen gentium del Concilio Ecumenico Vaticano II, al n. 59: «Maria fu assunta alla gloria celeste e dal Signore esaltata come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al suo Figlio».

In altre parole, «Maria è Regina perché associata in modo unico al suo Figlio, sia nel cammino terreno, sia nella gloria del Cielo». Se la festa è d'istituzione relativamente recente, la nozione della regalità di Maria è molto antica. Già nel IV secolo sant'Efrem il Siro (306-373) «afferma, circa la regalità di Maria, che deriva dalla sua maternità: Ella è Madre del Signore, del Re dei re (cfr Is 9,1-6) e ci indica Gesù quale vita, salvezza e speranza nostra». La stessa nozione, molti secoli dopo, ritorna nell'esortazione apostolica del servo di Dio Paolo VI (1897-1978) Marialis Cultus: «Nella Vergine Maria tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende: in vista di lui Dio Padre, da tutta l'eternità, la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito, a nessun altro concessi».

Per noi, oggi, la domanda fondamentale e: «che cosa vuol dire Maria Regina? E' solo un titolo unito ad altri, la corona, un ornamento con altri? Che cosa vuol dire? Che cosa è questa regalità?». Una risposta corretta dev'essere di natura essenzialmente cristologica: la regalità di Maria «è una conseguenza del suo essere unita al Figlio, del suo essere in Cielo, cioè in comunione con Dio; Ella partecipa alla responsabilità di Dio per il mondo e all'amore di Dio per il mondo».

Il problema è che il mondo di oggi ha difficoltà a capire la nozione di regalità, riducendola a «un'idea volgare» per cui un re o una regina «sarebbe una persona con potere, ricchezza». Ma questo, afferma il Pontefice, «non è il tipo di regalità di Gesù e di Maria. Pensiamo al Signore: la regalità e l'essere re di Cristo è intessuto di umiltà, di servizio, di amore: è soprattutto servire, aiutare, amare». Gesù regna dalla croce: è re «soffrendo con noi, per noi, amando fino in fondo». Eppure la sua è una vera regalità, che comprende la funzione di governo, non una semplice metafora: «governa e crea verità, amore, giustizia», ma lo fa nella sofferenza e nel servizio. E lo stesso possiamo dire per Maria: «è regina nel servizio a Dio all'umanità, è regina dell'amore che vive il dono di sé a Dio per entrare nel disegno della salvezza dell'uomo».

Ma, anche per Maria, la regalità non è una metafora. La esercita veramente nella storia. Ma come? «Vegliando su di noi, suoi figli: i figli che si rivolgono a Lei nella preghiera, per ringraziarla o per chiedere la sua materna protezione e il suo celeste aiuto, dopo forse aver smarrito la strada, oppressi dal dolore o dall’angoscia per le tristi e travagliate vicissitudini della vita. Nella serenità o nel buio dell’esistenza, noi ci rivolgiamo a Maria affidandoci alla sua continua intercessione, perché dal Figlio ci possa ottenere ogni grazia e misericordia necessarie per il nostro pellegrinare lungo le strade del mondo».

Se il Figlio è veramente il re, «Colui che regge il mondo e ha in mano i destini dell’universo», la Madre è regina che continuamente intercede per noi presso il trono di Gesù Cristo. Per questo «da secoli, è invocata quale celeste Regina dei cieli; otto volte, dopo la preghiera del santo Rosario, è implorata nelle litanie lauretane come Regina degli Angeli, dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei Confessori, delle Vergini, di tutti i Santi e delle Famiglie». Queste ripetizioni, ci fa notare il Papa, non sono ridondanze o mere curiosità. «Il ritmo di queste antiche invocazioni, e preghiere quotidiane come la Salve Regina, ci aiutano a comprendere che la Vergine Santa, quale Madre nostra accanto al Figlio Gesù nella gloria del Cielo, è con noi sempre, nello svolgersi quotidiano della nostra vita».

Una regina vera, certo in una posizione subordinata rispetto al Divino Figlio: ma una regina che «ha in mano in parte le sorti del mondo», il che ci mostra quanto sia importante affidarci a Lei nelle prove della storia e della vita.