Il Papa dal Quirinale bussa alla porta di tutti gli italiani

Nel discorso ufficiale, Francesco ricorda i buoni rapporti tra Italia e Santa Sede ed esorta ad un comune intervento per la ripresa del paese dalla crisi e a favore della famiglia

Roma, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 383 hits

“Un segno di amicizia”. È questo il senso della visita di oggi di Papa Francesco al Quirinale. Dopo il colloquio privato con Napolitano, l’incontro con i Presidenti di Senato, Camera e Corte Costituzionale, e la breve sosta nella Cappella dell’Annunziata, il Santo Padre, accompagnato dal Presidente, si reca nel Salone delle Feste dove pronuncia il discorso ufficiale.

Francesco ricorda subito la visita di Napolitano in Vaticano, lo scorso 8 giugno, spiegando che la sua presenza oggi al Colle è un modo per ringraziare tale cortesia e confermare “l’eccellente stato delle reciproche relazioni”. “Già in questi primi otto mesi del mio servizio petrino – dice il Pontefice al Capo di Stato - ho potuto sperimentare da parte Sua, Signor Presidente, tanti gesti di attenzione”.

Gli stessi che Napolitano ha manifestato in più occasioni nei confronti di Benedetto XVI. Un pensiero affettuoso va quindi al predecessore, nel ricordo della sua visita al Quirinale, il 4 ottobre 2008, che in quell’occasione egli definì «simbolica casa di tutti gli italiani». Tutti gli italiani, anche quelli emigrati tanti anni fa verso altri paesi. Come i parenti di Bergoglio, il quale sottolinea infatti: “Rendendole visita in questo luogo così carico di simboli e di storia, vorrei idealmente bussare alla porta di ogni abitante di questo Paese, dove si trovano le radici della mia famiglia terrena, e offrire a tutti la parola risanatrice e sempre nuova del Vangelo”.

Ripensando ai “momenti salienti” nelle relazioni tra Stato italiano e Santa Sede, il Papa ricorda poi l’inserimento nella Costituzione dei Patti Lateranensi e l’Accordo di revisione del Concordato, di cui ricorre il 30° anniversario. Qui, sottolinea, abbiamo “il solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia”. Un quadro che “riflette e sostiene la quotidiana collaborazione al servizio della persona umana in vista del bene comune, nella distinzione dei rispettivi ruoli e ambiti d’azione”.

Sono tante “le questioni di fronte alle quali le nostre preoccupazioni sono comuni e le risposte possono essere convergenti”, osserva il Vescovo di Roma. Soprattutto nel momento attuale segnato da una crisi economica “che fatica ad essere superata” e che “tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro”. 

È necessario, pertanto, “moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa” soggiunge il Papa. E la Chiesa, in tal contesto, ha il compito di “testimoniare la misericordia di Dio e incoraggiare generose risposte di solidarietà per aprire a un futuro di speranza”. Perché, spiega Francesco, “là dove cresce la speranza si moltiplicano anche le energie e l’impegno per la costruzione di un ordine sociale e civile più umano e più giusto”.

Nella mente del Santo Padre riaffiorano, quindi, i ricordi delle prime visite pastorali compiute in Italia, che gli hanno offerto una panoramica delle ‘periferie esistenziali’ che esistono anche in un paese civile come il nostro. Da Lampedusa, dove – ricorda – “ho incontrato da vicino la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate”. A Cagliari, per pregare la Madonna di Bonaria, e poi Assisi, per venerare l’omonimo Santo patrono. “Anche in questi luoghi – afferma Bergoglio - ho toccato con mano le ferite che affliggono oggi tanta gente”.

In questo vortice di “speranze” e “difficoltà sociali”, il nodo centrale è la famiglia, evidenzia il Papa. La Chiesa, sottolinea, continua “con rinnovata convinzione” a promuovere “l’impegno di tutti, singoli ed istituzioni, per il sostegno alla famiglia, che è il luogo primario in cui si forma e cresce l’essere umano, in cui si apprendono i valori e gli esempi che li rendono credibili”. La famiglia, prosegue, “ha bisogno della stabilità e riconoscibilità dei legami reciproci, per dispiegare pienamente il suo insostituibile compito e realizzare la sua missione”. La Chiesa, perciò, “mette a disposizione della società le sue energie” e chiede che la famiglia sia “apprezzata, valorizzata e tutelata”.

Un ultimo auspicio conclude il discorso di Papa Francesco al Quirinale: “Che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità di ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale il suo contributo per la pace e la giustizia”.