Il Papa in Brasile

I temi principali della sua visita

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Di Padre John Flynn



ROMA, domenica, 10 giugno 2007 (ZENIT.org).- Il Brasile, ha dichiarato Benedetto XVI al suo arrivo il 9 maggio scorso a San Paolo, occupa un posto molto speciale nel suo cuore. Il Papa ha spiegato che ciò è dovuto alla presenza nel Paese del maggior numero di cattolici al mondo e che il Brasile è una Nazione ricca di potenzialità, e quindi motivo di gioia e speranza per tutta la Chiesa.

Durante il suo primo viaggio in America, il Pontefice ha affrontato molti temi importanti nei suoi discorsi e nelle sue omelie. Alcuni di questi temi erano più specificamente diretti al Brasile, ma molti dei punti sollevati avevano implicazioni per la Chiesa nel suo insieme.

L’urgenza dell’evangelizzazione

L’esigenza che la Chiesa sia impregnata dal suo compito missionario è stata sottolineata più volte da Benedetto XVI. Nel suo breve discorso all’arrivo in Brasile, il Papa ha osservato che la Chiesa ha un “profondo impegno nella missione evangelizzatrice, al servizio della causa della pace e della giustizia”.

Il Santo Padre è ritornato su questo tema nel suo discorso davanti ai circa 400 vescovi, riunitisi l’11 maggio per la preghiera dei vespri nella Cattedrale di San Paolo. Dio vuole che tutti si salvino e conoscano la verità, ha osservato. “Questa, e non altra, è la finalità della Chiesa: la salvezza delle anime, una ad una”.

È quindi una necessità urgente quella di educare le persone alla fede e alla celebrazione dei sacramenti. In questo senso, spiegando le ragioni dell'alto numero di abbandoni della Chiesa, Benedetto XVI ha sostenuto che: “Sembra chiaro che la causa principale, tra le altre, di questo problema possa essere attribuita alla mancanza di un’evangelizzazione in cui Cristo e la sua Chiesa stiano al centro di ogni delucidazione”.

In generale, ha osservato, coloro che sono più vulnerabili all’attività delle sette o a cadere vittime della tentazione del secolarismo e del relativismo, sono stati poco evangelizzati.

Il Papa ha invitato i vescovi ad attuare un piano pastorale per raggiungere e accogliere quei cattolici che hanno abbandonato la Chiesa o che sanno poco di Cristo.

Cosa dobbiamo fare per avere la vita eterna?

Nel suo incontro con i giovani, che si è svolto il 10 maggio presso lo stadio Pacaembu di San Paolo, il Papa ha riflettuto sulle implicazioni derivanti dalla domanda sul cosa dover fare per ottenere la vita eterna, che nel Vangelo il giovane rivolge a Gesù (cfr. Matteo 19,16:22).

Possiamo intendere questa domanda anche in un altro senso: “Cosa devo fare affinché la mia vita abbia senso?”, ha osservato il Pontefice. “Gesù è l'unico che ci può dare una risposta, perché è l'unico che ci può garantire la vita eterna”, ha aggiunto.

Parte della risposta, ha proseguito, consiste nell’essere aperti alla bontà e a vedere Dio in tutto ciò che ci circonda e in tutto ciò che avviene. È necessario anche osservare i comandamenti e non limitarci a conoscerli: è necessario rispettarli e darne testimonianza nella nostra vita.

Questo è molto più di una mera osservanza esteriore alle regole, ha osservato Benedetto XVI. Nel cuore dei comandamenti troviamo sia la grazia, sia la natura, e seguendoli raggiungiamo la piena realizzazione. Abbiamo una sola vita da vivere ed è importante non sprecare questa opportunità, ha sostenuto.

Il Papa ha anche incoraggiato i giovani ad evangelizzare e ad invitare i loro amici e conoscenti ad incontrare Gesù, perché anche loro possano fare l’esperienza del suo amore. Egli ha invitato i giovani a dimostrare la loro fede nell’impegno verso il matrimonio e la famiglia, e verso la costruzione di una società più giusta.

In tutto questo, è importante rimanere vicini a Gesù, attraverso un’attenzione adeguata alla vita interiore: “La vita di fede e di preghiera vi condurrà per le vie dell’intimità con Dio e della comprensione della grandezza dei piani che Lui ha per ogni persona”.

Il ruolo dei vescovi

Durante il suo intervento dell’11 maggio rivolto ai vescovi, nella Cattedrale di San Paolo, il Papa ha dato qualche suggerimento su ciò che egli considera prioritario per coloro che sono stati scelti ad essere pastori della Chiesa. “La fedeltà al primato di Dio e della sua volontà, conosciuta e vissuta in comunione con Gesù Cristo, è il dono essenziale che noi Vescovi e sacerdoti dobbiamo offrire alla nostra gente”.

I vescovi devono anche assicurare che il lavoro di catechesi sia portato avanti in modo adeguato. Il compito dei catechisti, ha spiegato il Santo Padre, non è meramente di comunicare “le esperienze di fede”, ma di essere “autentici araldi delle verità rivelate”. Questo implica una fede caratterizzata dalla conversione e dalla sequela.

Parte di questa catechesi, ha proseguito, consiste anche nell’assicurare la corretta attuazione dei principi liturgici. “Riscoprire e apprezzare l’ubbidienza alle norme liturgiche da parte dei Vescovi, come 'moderatori della vita liturgica della Chiesa', significa rendere testimonianza della Chiesa stessa, una ed universale, che presiede nella carità”.

I vescovi dovrebbero anche evitare ogni visione riduttiva della missione che è stata loro affidata, ha avvertito il Papa. “Non basta osservare la realtà a partire dalla fede personale; è necessario lavorare con il Vangelo alla mano ed ancorati all’autentica eredità della Tradizione Apostolica, senza interpretazioni motivate da ideologie razionalistiche”.

Il Papa ha anche raccomandato che i vescovi applichino la dottrina sociale della Chiesa nel trattare i problemi economici e sociali del Brasile, e che considerino le questioni dal punto di vista della dignità umana, che è una visione che supera la mera interazione tra le forze economiche.

Cristo, il Salvatore

Il 13 maggio, Benedetto XVI ha rivolto il discorso inaugurale alla V Conferenza Generale dei Vescovi dell’America latina e dei Caraibi, che si è svolta nei pressi del santuario della Nostra Signora di Aparecida. Nel suo intervento il Papa ha osservato che il continente può contare su una cultura cristiana ricca, a cinque secoli dalla prima evangelizzazione, ma che allo stesso tempo esso si confronta con alcune sfide importanti.

Un punto interessante sollevato dal Pontefice riguarda l’arrivo della fede cristiana nella regione. Questo evento ha significato l’arrivo di Cristo, che gli abitanti di quelle zone stavano cercando, pur senza realizzarlo, nelle loro tradizioni religiose locali. “Cristo era il Salvatore a cui anelavano silenziosamente”.

Da questo punto di vista, “l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un’alienazione delle culture precolombiane, né fu un’imposizione di una cultura straniera”, ha sostenuto.

Tornando alle sfide che interpellano i vescovi, il Santo Padre ha menzionato quella della globalizzazione, che comporta sì benefici, ma anche il rischio che le priorità economiche dominino l’intera società. La globalizzazione, come ogni contesto, deve essere guidata dall’etica, ha esortato il Papa.

Egli ha anche parlato del progresso compiuto verso la democrazia nei Paesi dell’America latina e dei Caraibi. Vi sono tuttavia ancora alcuni regimi che seguono ideologie che non corrispondono alla visione cristiana dell’uomo e della società.

Dobbiamo, ha aggiunto il Pontefice, evitare l’errore di considerare i beni materiali come l’unica realtà della nostra vita. Questo è l’errore in cui è caduto, nel secolo scorso, sia il marxismo sia il capitalismo. “Solo chi riconosce Dio, conosce la realtà e può rispondere ad essa in modo adeguato e realmente umano”, ha osservato.

Una parte dell’intervento del Papa ha riguardato ciò che egli considera prioritario per il rinnovo della Chiesa. A questo riguardo, ha menzionato la famiglia, il ruolo dei sacerdoti e dei religiosi, e la missione affidata ai laici.

Nelle sue parole, Benedetto XVI ha osservato che questa regione è stata considerata come il continente della speranza. Egli si è anche augurato che possa diventare il continente dell’amore. Un’aspirazione senza dubbio appoggiata da molti.