Il Papa incontra 17 ambasciatori e denuncia la "piaga" della tratta di esseri umani

La persona umana non dovrebbe essere mai trattata come una merce, afferma il Pontefice, e chi la sfrutta, anche indirettamente, si rende complice di questo crimine

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 367 hits

Tra i mali del mondo, la tratta di esseri umani è per Papa Bergoglio il “crimine contro l’umanità” più vergognoso che possa esistere. Il Santo Padre torna per l’ennesima volta a denunciare quella che è una vera “piaga sociale dei nostri tempi”, che – dice - va combattuta col “valore” e la “forza di un impegno concertato”. E lo fa in occasione dell’udienza al gruppo di ambasciatori non residenti, ricevuti stamane nella Sala Clementina, per la presentazione delle Lettere credenziali. I diplomatici, che rappresentano 17 paesi, provengono da Algeria, Islanda, Danimarca, Lesotho, Palestina, Sierra Leone, Capo Verde, Burundi, Malta, Svezia, Pakistan, Zambia, Norvegia, Kuwait, Burkina Faso, Uganda e Giordania.

“La persona umana non si dovrebbe mai vendere e comprare come una merce” ha affermato vigorosamente il Pontefice. Questa tremenda violazione della dignità dell’uomo “mi preoccupa molto”, ha ammesso, lanciando un appello che “in ogni parte del mondo, gli uomini e le donne non siano mai usati come mezzi, ma vengano sempre rispettati nella loro inviolabile dignità”. “Dobbiamo unire le forze – esorta Francesco - per liberare le vittime e per fermare questo crimine sempre più aggressivo, che minaccia, oltre alle singole persone, i valori fondanti della società e anche la sicurezza e la giustizia internazionali, oltre che l’economia, il tessuto familiare e lo stesso vivere sociale”.

È vero, osserva il Vescovo di Roma, sono molteplici le iniziative portate avanti dalla comunità internazionale “per promuovere la pace, il dialogo, i rapporti culturali, politici, economici, e per soccorrere le popolazioni provate da diverse difficoltà”. Tuttavia la tratta di esseri umani è una “forma di schiavitù” che va sempre più diffondendosi e che riguarda ogni Paese, “anche i più sviluppati”. Ma la cosa peggiore – denuncia il Papa - è che tale pratica “tocca le persone più vulnerabili della società: le donne e le ragazze, i bambini e le bambine, i disabili, i più poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale”. 

Tutti, sottolinea Francesco, sono chiamati allora a condividere “la compassione” per le sofferenze di queste persone, e “l’impegno di liberarli e di lenire le loro ferite”. Tutti: sia i cristiani, che riconoscono in essi “il volto di Gesù Cristo”, sia coloro che, pur non facendo riferimento “ad una fede religiosa”, sono coinvolti “in nome della comune umanità”. Gli uomini di “buona volontà”, soggiunge, non possono permettere che “queste donne, questi uomini, questi bambini vengano trattati come oggetti, ingannati, violentati, spesso venduti più volte, per scopi diversi, e alla fine uccisi o, comunque, rovinati nel fisico e nella mente, per finire scartati e abbandonati”.

I dati parlano infatti “di milioni di vittime del lavoro forzato, lavoro schiavo, della tratta di persone per scopo di manodopera e di sfruttamento sessuale”. “Insieme – ripete Bergoglio - possiamo e dobbiamo impegnarci perché siano liberati e si possa mettere fine a questo orribile commercio”, che “costituisce una grave violazione dei diritti umani”, oltre che “una sconfitta per la comunità mondiale”. 

Il Papa lancia allora un appello alla politica, sottolineando che occorre “una presa di responsabilità comune e una più decisa volontà politica per riuscire a vincere su questo fronte”. “Responsabilità – prosegue - verso quanti sono caduti vittime della tratta, per tutelarne i diritti e assicurare l’incolumità loro e dei familiari, e per impedire anche che i corrotti e i criminali si sottraggano alla giustizia ed abbiano l’ultima parola sulle persone”. Urge, inoltre, “un adeguato intervento legislativo nei Paesi di provenienza, nei Paesi di transito e nei Paesi di arrivo, anche in ordine a facilitare la regolarità delle migrazioni”.

I governi e la comunità internazionale, ricorda poi il Pontefice, “non hanno mancato di prendere misure a vari livelli” verso questo brutale crimine, che non di rado è “collegato al commercio delle droghe, delle armi, al trasporto di migranti irregolari, alla mafia”. C’è di mezzo la corruzione però, che ha reso più arduo il contrasto e che come una malattia ha contagiato anche “operatori pubblici e membri di contingenti impegnati in missioni di pace”. Per ottenere migliori risultati, è necessario allora “che l’azione di contrasto incida anche a livello culturale e della comunicazione”, dice il Papa. Al contempo, “c’è bisogno di un profondo esame di coscienza” per chiedersi quante volte “tolleriamo che un essere umano venga considerato come un oggetto, esposto per vendere un prodotto o per soddisfare desideri immorali”.

Infine, Francesco ribadisce un concetto già espresso poco prima, a cui però aggancia un monito che suona più come una condanna: “La persona umana non si dovrebbe mai vendere e comprare come una merce. Chi la usa e la sfrutta, anche indirettamente, si rende complice di questa sopraffazione”.