Il Papa invita a guardare al “mistero dell’Amore che Dio nutre per gli uomini di ogni tempo”

Nella solennità del Sacro Cuore di Gesù che si celebra il 18 giugno

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CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 16 giugno 2004 (ZENIT.org).- Nei saluti rivolti ai pellegrini di lingua italiana al termine dell’Udienza generale di quest’oggi, Giovanni Paolo II ha ricordato che venerdì prossimo, 18 giugno, si celebrerà la solennità del Sacro Cuore di Gesù che “richiama il mistero dell’Amore che Dio nutre per gli uomini di ogni tempo”.



“Cari giovani, vi invito a prepararvi, alla scuola del Cuore di Cristo, ad affrontare con fiducia gli impegni che vi attendono nel corso della vita”, ha esordito il Santo Padre parlando a pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

“Ringrazio voi, cari ammalati, per l’aiuto spirituale che date al Popolo cristiano, accettando di compiere la volontà di Gesù Crocifisso, in feconda unione con il suo sacrificio salvifico”, ha aggiunto il Pontefice indirizzando poi agli sposi novelli un sincero augurio di “ gioia vera che scaturisce dalla quotidiana fedeltà alla carità di Dio, di cui il vostro amore sponsale deve essere eloquente testimonianza”.

Precedentemente, il Pontefice, salutando i pellegrini di lingua polacca presenti in questo assolato mercoledì e ringraziando i rappresentanti delle Autorità territoriali e degli abitanti di Bełchatów per la “benevolenza” dimostrata nel conferirgli il titolo di "cittadino onorario", aveva ricordato anche loro l’appuntamento di venerdì.

“ In questo giorno – ha detto –, affidando al Cuore Divino le famiglie polacche, preghiamo affinché siano vivi i focolai dell’amore” e “chiediamo anche santi sacerdoti – formati ‘secondo il Sacro Cuore di Cristo’”.

La Festa del Sacro Cuore di Gesù, elevata dalla Chiesa, dopo numerose vicissitudini, alla dignità liturgica di “solennità”, è il culmine del mese di giugno, per tradizione legato a quella che è una delle devozioni più diffuse tra il popolo cristiano.

Il documento più approfondito in materia è l'enciclica di Pio XII, Haurietis aquas (15 maggio 1956), dove il Pontefice, pur riconoscendo l’eccezionale importanza delle apparizioni di Gesù Cristo a santa Margherita Maria Alacoque, nel monastero di Paray-le-Monial, affermò che l’origine di questa devozione era già in nuce nella Sacra Scrittura, e che successivamente, venne approfondita dai Padri e dai Dottori della Chiesa, come dai grandi mistici medievali (cfr. ZENIT, Servizio Giornaliero, 3 giugno 2004).

E' infatti lo stesso Gesù che per primo presenta il suo Cuore come fonte di ristoro e di pace: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,28-30).

Nella lettera enciclica “Miserentissimus Redemptor” (8 maggio 1928) Pio XI scrisse: “Non è forse vero che in questa forma di devozione è contenuta la somma di tutta la religione e con essa una norma di vita più perfetta? Infatti più speditamente conduce le anime a conoscere intimamente Cristo e le spinge ad amarlo con più veemenza e ad imitarlo con più efficacia”.