Il Papa invita ad aprire il cuore e la mente a Cristo, contro le diverse forme di rifiuto di Dio

Nella prima Udienza generale del 2007

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CITTA’ DEL VATICANO, sabato, 6 gennaio 2007 (ZENIT.org).- Nella prima Udienza generale del 2007, tenuta mercoledì scorso in un’Aula Paolo VI gremita di fedeli, Benedetto XVI ha esortato a dare nuovo slancio all’impegno di aprire la mente e il cuore a Cristo, rifuggendo le forme “subdole e pericolose” di rifiuto di Dio.



Nella sua catechesi interamente incentrata sulla figura di Gesù, davanti al quale, ha avvertito, non si può restare indifferenti, il Papa ha detto che “nel Bambino di Betlemme ogni uomo scopre di essere gratuitamente amato da Dio”.

Riflettendo sulla nascita del Salvatore, che cambia per sempre la storia dell’uomo, Benedetto XVI ha sottolineato che chi si ferma davanti al Figlio di Dio, giacente inerme nel Presepe, “non può non sentirsi sorpreso da questo evento umanamente incredibile”.

“Nella luce del Natale si manifesta a ciascuno di noi l’infinita bontà di Dio. In Gesù il Padre celeste ha inaugurato una nuova relazione con noi; ci ha resi ‘figli nello stesso Figlio’”, ha detto.

San Giovanni, apostolo prediletto del Signore – ha ricordato il Papa –, sottolinea che noi siamo realmente figli di Dio, “apparteniamo veramente alla famiglia che ha Dio come Padre”. E ciò perché Gesù “è venuto a porre la sua tenda in mezzo a noi, per radunare tutte le genti in un’unica famiglia, in un solo popolo”.

Nel Natale, ha affermato ancora il Vescovo di Roma, “risuona nel mondo intero l’annuncio semplice e sconvolgente: ‘Dio ci ama’”.

Tuttavia, ha constatato il Papa, la gioia del Natale “non ci fa però dimenticare il mistero del male, il potere delle tenebre che tenta di offuscare lo splendore della luce divina”.

“E’ il dramma del rifiuto di Cristo, che, come in passato, si manifesta e si esprime anche oggi in tanti modi diversi. Forse persino più subdole e pericolose sono le forme del rifiuto di Dio nell’era contemporanea: dal netto rigetto all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla presentazione di un Gesù modernizzato, o, meglio, postmodernizzato”, ha sottolineato.

“Un Gesù uomo, ridotto a semplice ‘maestro di saggezza’ e privato della sua divinità; oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba”, ha continuato.

Ma Gesù, ha proseguito, “non si stanca di proporre il suo Vangelo a tutti, sapendo di essere segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori”.

“Solo il Bambino, che giace nel Presepe – ha avvertito il Pontefice – possiede il vero segreto della vita”. Per questo, “chiede di fargli spazio in noi, nelle nostre case e nelle nostre città”.

“All’inizio di questo nuovo anno – ha esortato –, ravviviamo in noi l’impegno di aprire a Cristo la mente ed il cuore, manifestandogli sinceramente la volontà di vivere da veri amici suoi. Diventeremo così collaboratori del suo progetto di salvezza e testimoni di quella gioia che Egli ci dona perché la diffondiamo in abbondanza attorno a noi”.

“La semplicità dei pastori”, la “ricerca dei Magi”, la “docilità di Maria” e la “sapiente prudenza di Giuseppe” siano il modello cui ispirarsi nell’accogliere il Bambino, ha proseguito il Pontefice.

“In compagnia di Gesù – ha infine concluso, parlando a braccio – il cammino faticoso diventa di gioia. Camminiamo insieme a Gesù e così questo anno sarà felice e buono”.