Il Papa invita i giovani cattolici ad evangelizzare attraverso il cyberspazio

Nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2009

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CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 23 gennaio 2009 (ZENIT.org).- Papa Benedetto XVI rivolge ai giovani della generazione digitale il suo Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali di quest'anno, reso pubblico dalla Santa Sede questo venerdì, alla vigilia della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Il Papa è consapevole del fatto che "i giovani, in particolare, hanno colto l'enorme potenziale dei nuovi media nel favorire la connessione, la comunicazione e la comprensione tra individui e comunità", una scoperta " impensabile per le precedenti generazioni".

I giovani si sentono "a loro agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione", osserva.

Il Pontefice espone in modo chiaro i benefici che le nuove tecnologie stanno apportando alle relazioni umane.

"Le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto, lavorare in équipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilita forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale".

Il successo di queste nuove tecnologie, osserva, è dovuto alla stessa natura umana, per l'anelito di amicizia che ogni uomo ha dentro di sé; si tratta di "manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri".

Il termine ultimo, questo anelito umano, risponda alla chiamata divina "impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio, il Dio della comunicazione e della comunione".

Il Papa aggiunge che è necessario che questi nuovi mezzi promuovano "una cultura del rispetto, del dialogo, dell'amicizia", rispettosa "della dignità e del valore della persona umana", evitando "la condivisione di parole e immagini degradanti per l'essere umano" ed escludendo quindi "ciò che alimenta l'odio e l'intolleranza, svilisce la bellezza e l'intimità della sessualità umana, sfrutta i deboli e gli indifesi".

Il Pontefice riflette soprattutto sull'amicizia, tanto in auge grazie alle nuove reti sociali create dalla tecnologia.

"La vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l'essere umano possa disporre. Per questo motivo occorre essere attenti a non banalizzare il concetto e l'esperienza dell'amicizia" e a non considerarla un bene "fine a se stesso".

Per questo, mette in guardia soprattutto i giovani contro l'isolamento sociale che a volte comporta l'uso indiscriminato delle nuove tecnologie.

"Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno", avverte.

Dall'altro lato, il Papa segnala che l'accesso alle nuove tecnologie deve essere universale, perché "sarebbe un grave danno per il futuro dell'umanità, se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti".

Evangelizzare on line

Benedetto XVI dedica una parte del Messaggio ai giovani cattolici, ai quali chiede di "portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede", come nuovo luogo di evangelizzazione.

"A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo 'continente digitale'", scrive.

Nessuno come i giovani, spiega, può far arrivare il Vangelo ai coetanei: "Voi conoscete le loro paure e le loro speranze, i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la 'buona novella' di un Dio che s'è fatto uomo, ha patito, è morto ed è risorto per salvare l'umanità".

"Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l'amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l'unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l'identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa. A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi!", conclude.