Il Papa, la teologia della liberazione, il marxismo (Seconda parte)

Secondo alcuni teologi, i cristiani possono accettare il marxismo come strumento scientifico utile per realizzare il cambiamento sociale

Roma, (Zenit.org) Maurizio Moscone | 754 hits

2. Il marxismo secondo il magistero dei Papi

2.1 Da Pio IX a Leone XIII

Papa Francesco non soltanto non condivise mai le tesi della teologia della liberazione, ma, anzi, le condannò pubblicamente nel 1979 a Puebla, durante la sua partecipazione al Consiglio Episcopale Latinoamericano [1].

Non poteva condividere questa interpretazione della fede intesa come prassi liberatrice, secondo la quale «di fronte a un mondo che non corrisponde alla bontà di Dio»,  i teologi della liberazione  si battevano (e si battono) per il superamento di questa situazione tramite, scrive Ratzinger, «un mutamento radicale delle strutture del mondo, le strutture del peccato» [2].

Il magistero sociale della Chiesa, al quale Papa Bergoglio ha sempre pienamente aderito, insegna che l’origine dei mali esistenti nel mondo va ricercata non nelle strutture economiche e sociali ingiuste, ma nel “cuore” dell’uomo, che può essere risanato soltanto da Gesù Cristo, vivente nella Chiesa. E’ scritto nel Vangelo: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo» [3].

Alcuni teologi sostengono che il marxismo, anche nella sua versione leninista, può essere accettato dai cristiani come uno strumento scientifico utile per realizzare il cambiamento sociale, prescindendo dalla sua visione atea e materialistica della realtà. Afferma Carmona:

Il marxismo leninismo non può essere accettato dal cristiano come una filosofia integrale, poiché egli possiede una sua concezione del mondo e dell’uomo che è trascendente e umanista, però può utilizzare il marxismo leninismo come un mezzo utile per il cambiamento sociale dato che si è dimostrato un mezzo efficiente e umano. Non per questo il marxismo leninismo sarà accettato nella sua totalità, ma piuttosto nei suoi elementi scientifici storicamente provati che configurano una Praxis di costruzione umanista di nuova società [4].

Secondo Popper il marxismo non è scientifico perché non è confutabile [5]. Esso consiste in una visione totalizzante del mondo, il cui centro è rappresentato dal potere economico.

Scrive in proposito il filosofo: «Marx scoprì l’importanza del potere economico, ed è comprensibile che ne abbia esagerato la portata. Egli e i marxisti vedono il potere economico dappertutto» [6].

Secondo Popper la teoria di Marx è “olistica”, cioè fornisce un’interpretazione totalizzante dell’uomo e della società [7]. Questa interpretazione totalizzante è atea e materialistica ed è il fondamento teorico-pratico del comunismo e del socialismo, entrambi concordemente condannati da tutti i papi[8].

Il primo Papa che si pronunciò con un’enciclica contro “le tenebrose insidie” del comunismo fu Pio IX nel 1846, quando ancora non era stato pubblicato il Manifesto del Partito Comunista (1848). Nell’enciclica Qui Pluribus (1846) viene sottolineato che il comunismo non rispetta il diritto naturale, sconvolge l’ordine sociale, è violento e perseguita ogni religione. E’ scritto:

A questo punta la nefanda dottrina del Comunismo, come dicono, massimamente avversa al diritto naturale; una volta che essa sia ammessa, i diritti di tutti, le cose, le proprietà, anzi la stessa società umana si sconvolgerebbero dal fondo. A questo aspirano le tenebrose insidie di coloro che, in vesti di agnelli, ma con animo di lupi, s’insinuano con mentite apparenze di più pura pietà e di più severa virtù e disciplina: dolcemente sorprendono, mollemente stringono, occultamente uccidono; distolgono gli uomini dalla osservanza di ogni religione, e fanno scempio del gregge del Signore [9].

Nel 1849 Pio IX scrisse un’altra enciclica, Nostis et nobiscum, nella quale affermò che il comunismo e il socialismo, appellandosi falsamente agli ideali di libertà e di uguaglianza, violano tutti i diritti umani e divini, istigano gli operai alla violenza e li utilizzano per rovesciare governi legittimamente costituiti, per depredare le proprietà altrui e, in particolare i beni della Chiesa. E’ scritto:

E per ciò che riguarda questi corrotti sistemi e dottrine, è già noto a tutti che essi, abusando dei nomi di libertà e di uguaglianza, cercano di insinuare nel volgo gli esiziali principi del Socialismo e del Comunismo.

È evidente poi che gli stessi maestri del Comunismo e del Socialismo, sebbene agiscano per via e con metodi diversi, hanno infine quel comune proposito di far sì che gli operai […] si agitino in continue turbolenze e a poco a poco si addestrino a più gravi delitti; intendono poi valersi dell’opera loro al fine di abbattere il governo di qualunque superiore autorità, di rubare, saccheggiare, invadere dapprima le proprietà della Chiesa e poi quelle di tutti gli altri; di violare infine tutti i diritti divini e umani, distruggendo il culto divino e sovvertendo l’intera struttura della società civile[10].

Leone XIII nel 1891 scrisse l’enciclica Rerum Novarum[11], nella quale viene affrontata la “questione sociale” ed è condannato sia il liberalismo selvaggio che il socialismo, perché il primo non rispetta la dignità della persona considerandola non come il fine, ma come lo strumento dello sviluppo economico, e il secondo, nato come reazione alle condizioni di sfruttamento dei lavoratori presenti nei sistemi capitalistici, incita gli operai alla lotta di classe e quindi all’odio verso i padroni, proponendo la trasformazione della proprietà da privata a collettiva e danneggiando così non soltanto i legittimi proprietari, ma anche gli stessi operai. E’ scritto:

A rimedio di questi disordini, i socialisti, attizzando nei poveri l’odio ai ricchi, pretendono si debba abolire la proprietà, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo del municipio e dello Stato. Con questa trasformazione della proprietà da personale in collettiva, e con uguale distribuzione degli utili e degli agi tra i cittadini, credono che il male sia radicalmente riparato. Ma questa via, invece che risolvere le contese, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed è inoltre ingiusta per molti motivi, giacché manomette i diritti dei legittimi proprietari, altera le competenze dello Stato, e scompiglia tutto l’ordine sociale.

Con l’accumulare pertanto ogni proprietà particolare, i socialisti, togliendo all’operaio la libertà di investire le proprie mercedi, gli rapiscono il diritto e la speranza di trarre vantaggio domestico e di migliorare il proprio stato, e ne rendono perciò infelice la condizione[12].

(La prima parte è stata pubblicata sabato 20 aprile. La terza parte verrà pubblicata il prossimo sabato 4 maggio 2013)

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NOTE

[1] Cfr. G. Santambrogio, Quando Bergoglio condannò la teologia della liberazione, in “Il Sole 24 Ore”, 14 marzo 2013.

[2] J. Ratzinger, La fede e la teologia ai giorni nostri, cit., p. 22.

[3] Mc 7, 20-23

[4] E. Carmona,  Dal messaggio originario dell’evangelo al confronto con la rivoluzione marxista, in Aa. Vv., Cristianesimo e marxismo, Mondadori, Milano 1969, p. 52.

[5] Cfr. K. R. Popper, La società aperta e i suoi nemici, Armando, Roma 1996, p. 225 e segg.

[6]Ibidem, p. 149.

[7] Cfr. ibidem, pp. 156-157.

[8] L’ultima parte dell’articolo è tratta dal mio libro : M. Moscone, I cattolici e le forze politiche dal Risorgimento a oggi, Prefazione di A. Gaspari,  IF Press, Morolo (Fr) 2011.

[9] Pio IX, Qui pluribus, 9 novembre 1946.

[10] Idem, Nostis et nobiscum, 8 dicembre 1849.

[11] La Rerum Novarum è il fondamento della dottrina sociale della Chiesa, le encicliche sociali successive sono: Quadragesimo Anno di Pio XI, Mater et Magistra di Giovanni XXIII, Octogesima adveniens di Paolo VI, Centesimus Annus di Giovanni Paolo II.

[12] Leone XIII, Rerum Novarum,15 maggio 1891, n. 4.