Il Papa: mai più rifiuto e disprezzo verso gli zingari

Durante l’udienza a oltre duemila gitani giunti da tutta Europa

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ROMA, domenica, 12 giugno 2011 (ZENIT.org).- “Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di disprezzo. Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui”. E' quanto ha detto Benedetto XVI nel ricevere sabato in udienza oltre duemila zingari nel 150° della nascita e nel 75° del martirio del Beato gitano Zefirino Giménez Malla.

Organizzato dal Dicastero vaticano per i Migranti e gli Itineranti, dalla Fondazione “Migrantes” della Cei, dalla diocesi di Roma e dalla Comunità di Sant’Egidio l’incontro ha riecheggiato quello voluto nel 1965 da Paolo VI, di cui Benedetto XVI ha voluto richiamate le indimenticabili parole: “Voi nella Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al centro, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa”.

Rivolgendosi poi ai gitani provenienti da tutta Europa e da oltre 50 città dell'Italia, il Pontefice ha quindi riproposto la figura e l’eroismo del Beato Zefirino, il “martire del Rosario”, che non si lasciò strappare dalle mani “nemmeno in punto di morte”.

“Oggi – ha osservato il Papa –, il Beato Zefirino vi invita a seguire il suo esempio e vi indica la via: la dedizione alla preghiera e in particolare al Rosario, l’amore per l’Eucaristia e per gli altri Sacramenti, l’osservanza dei comandamenti, l’onestà, la carità e la generosità verso il prossimo, specialmente verso i poveri; ciò vi renderà forti di fronte al rischio che le sette o altri gruppi mettano in pericolo la vostra comunione con la Chiesa”.

Poco prima nel suo indirizzo di saluto al Papa, mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli itineranti, aveva affermato che “le popolazioni zingare in Europa stanno vivendo una stagione nuova che offre loro opportunità per costruire una vita più degna”.

“Siamo, infatti – ha detto –, in un periodo di particolare cambiamento, in cui si avverte l'urgenza di un approccio rinnovato della Chiesa e della società verso le popolazioni gitane, mentre nel contempo si rende necessario un consolidamento dell'identità zingara di fronte alle sfide che la realtà odierna comporta”.

“Nell'incontro tra le diverse culture e mentalità si verificano non pochi disagi, contrasti e talvolta drammi. Ma l'amore di Cristo ci avvicina gli uni agli altri e abbatte ciò che ci separa e ci divide”.

“Gesù – ha continuato mons. Vegliò – ci spinge a cercare nuove vie di convivenza rispettosa, a superare ogni forma di intolleranza e ad essere promotori dì una cultura che riconosca a tutti gli esseri umani - uomini, donne e bambini - la dignità che compete a ciascuno, nel diritto e nella realtà dei fatti”.

Nel suo discorso il Papa ha quindi ricordato che “purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati barbaramente uccisi nei campi di sterminio”.

“È stato - come voi dite - il Porrájmos, il ‘Grande Divoramento’, un dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore. La coscienza europea non può dimenticare tanto dolore!”.

“Oggi, grazie a Dio, la situazione sta cambiando”, ha riconosciuto il Papa. “Molte etnie non sono più nomadi, ma cercano stabilità con nuove aspettative di fronte alla vita. La Chiesa cammina con voi e vi invita a vivere secondo le impegnative esigenze del Vangelo confidando nella forza di Cristo, verso un futuro migliore”.

“Anche l’Europa, che riduce le frontiere e considera ricchezza la diversità dei popoli e delle culture, vi offre nuove possibilità”. Per questo Benedetto XVI ha invitato tutti “a scrivere insieme una nuova pagina di storia per il vostro popolo e per l’Europa!”.

“Ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui”, ha esortato ancora il Papa. Collaborate “affinché le vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo”.

“Numerosi tra voi sono i bambini e i giovani che desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri. A loro guardo con particolare affetto, convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita migliore. Sia il loro bene la vostra più grande aspirazione”, è stato il suo incoraggiamento.

“Il Papa è vicino a ognuno di voi e vi ricorda nelle sue preghiere – ha infine concluso parlando in lingua gitana –. Il Signore benedica voi, le vostre comunità, le vostre famiglie e il vostro futuro. Il Signore vi doni salute e fortuna. Rimanete con Dio!”.