Il Papa prega per le comunità parrocchiali colpite dal terremoto

Durante l'Angelus, in occasione della solennità del Corpus Domini, Benedetto XVI medita sull'importanza del sacramento eucaristico

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di Luca Marcolivio

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 10 giugno 2012 (ZENIT.org) – Tre giorni dopo aver celebrato il Corpus Domini a livello diocesano a San Giovanni in Laterano, durante l'Angelus, papa Benedetto XVI ha meditato sulla medesima solennità, che la Chiesa universale celebra oggi.

“La festa del Corpus Domini – ha spiegato il Papa - è un grande atto di culto pubblico dell’Eucaristia, Sacramento nel quale il Signore rimane presente anche al di là del tempo della celebrazione, per stare sempre con noi, lungo il trascorrere delle ore e delle giornate”.

Una delle più antiche testimonianze riguardanti la liturgia eucaristica è quella di San Giustino, che come ha ricordato il Santo Padre, “afferma che, dopo la distribuzione della comunione ai presenti, il pane consacrato veniva portato dai diaconi anche agli assenti. Perciò nelle chiese il luogo più sacro è proprio quello in cui si custodisce l’Eucaristia”.

Il pensiero di Benedetto XVI è poi andato alle numerose chiese gravemente danneggiate dal recente terremoto in Emilia Romagna, sottolineando che “anche il Corpo eucaristico di Cristo, nel tabernacolo, è rimasto in alcuni casi sotto le macerie”.

Il Papa ha pregato “con affetto” per tutte le comunità colpite dal sisma che, con i loro sacerdoti, sono costrette a “riunirsi per la Santa Messa all’aperto o in grandi tende”, ringraziandole “per la loro testimonianza e per quanto stanno facendo a favore dell’intera popolazione”.

Questa situazione “fa risaltare ancora di più l’importanza di essere uniti nel nome del Signore, e la forza che viene dal Pane eucaristico, chiamato anche «pane dei pellegrini» - ha proseguito Benedetto XVI -. Dalla condivisione di questo Pane nasce e si rinnova la capacità di condividere anche la vita e i beni, di portare i pesi gli uni degli altri, di essere ospitali e accoglienti”.

La solennità del Corpus Domini richiama i cristiani anche al valore dell’adorazione eucaristica, al punto che il Papa ha citato le parole del suo predecessore, il Servo di Dio, Paolo VI, che raccomandava di professare il culto eucaristico anche fuori dalla messa, e di conservare “con la massima diligenza le ostie consacrate, presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole in processione con gaudio della folla cristiana” (Mysterium fidei, 57).

In conclusione Benedetto XVI ha accennato alla modalità di raccoglimento davanti al tabernacolo, da manifestarsi anche con salmi e canti ma “sempre privilegiando il silenzio, in cui ascoltare interiormente il Signore vivo e presente nel Sacramento”.

Nessuno meglio della Vergine Maria, ha aggiunto il Pontefice, ha saputo “contemplare Gesù con sguardo di fede e accogliere nel cuore le intime risonanze della sua presenza umana e divina”, diventando autentica “maestra” della preghiera eucaristica.

“Per sua intercessione si diffonda e cresca in ogni comunità ecclesiale un’autentica e profonda fede nel Mistero eucaristico”, ha infine detto il Papa, poco prima della recita della preghiera mariana.