Il Papa prega per un maggiore impegno laicale nella vita pubblica nei Paesi di missione

Nelle sue intenzioni per il mese di febbraio

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CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 2 febbraio 2006 (ZENIT.org).- La preghiera del Papa per questo mese riflette l’urgenza dell’evangelizzazione nei Paesi di missione e il ruolo essenziale dei laici in questo compito, anche con il loro coinvolgimento nella vita pubblica.



A febbraio, infatti, Benedetto XVI pregherà in modo speciale “perché nelle missioni i fedeli laici avvertano la necessità di servire il proprio Paese anche con un maggiore impegno nella vita politica e sociale”.

Lo annuncia l’intenzione missionaria dell’Apostolato della Preghiera, che il Santo Padre assume come propria per offrire le sue preghiere e i suoi sacrifici insieme a migliaia di laici, religiosi, religiose, sacerdoti e Vescovi di tutto il mondo.

“Più di due terzi dei sei miliardi di persone che formano la popolazione mondiale” “vivono senza aver conosciuto o riconosciuto Gesù Cristo”, ha ricordato l’Arcivescovo di Seul (Corea del Sud), monsignor Nicholas Cheong Jin-Suk, in un commento all’intenzione diffuso dalla Congregazione vaticana per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Per il presule, questa realtà segna una doppia sfida per la Chiesa nei territori di missione: non solo l’annuncio diretto del Vangelo, ma un’altra “forma singolare di evangelizzazione” (cfr. “Evangelii Nuntiandi”, 70), che è la trasformazione dell’ordine “delle cose temporali attraverso i valori del Vangelo”, un’azione che a sua volta “apre la strada allo sviluppo integrale umano ed al primo annuncio del Vangelo”.

“Nei territori di missione tale attività evangelizzatrice diventa più urgente – avverte –. La vita umana in quei luoghi è stata sempre più minacciata da una umiliante povertà, da una tragica cattiva amministrazione delle poche risorse disponibili, dall’instabilità politica e dal disorientamento
sociale”.

“Come si può proclamare il nuovo comandamento dell’amore in quei territori sconfinati senza promuovere, nella giustizia e nella pace, il vero, autentico progresso dell’uomo?”, chiede.

“E’ inutile dire che i laici dovrebbero ricoprire un ruolo essenziale e insostituibile nell’attività evangelizzatrice – ricorda monsignor Cheong Jin-Suk –. In un mondo controllato da Nazioni ricche e potenti, come ai nostri giorni, i fedeli laici di queste Nazioni dovrebbero anche darsi la mano nell’attività di evangelizzazione”.

“E’ in questo campo che i fedeli laici sono chiamati da Dio a vivere il Vangelo ed a santificarsi nel servizio alla persona umana ed alla società, in comunione con tutto il Popolo di Dio – spiega –. In questo modo, le loro opere temporali danno chiaramente testimonianza a Cristo e promuovono la salvezza dell’uomo e della donna, rendendo così un servizio fondamentale alla loro Nazione”.

”Risvegliare” e formare i laici nei Paesi di missione

Per l’Arcivescovo coreano, “sembra che l’animazione cristiana delle realtà temporali non sia stata un impegno primario per i fedeli laici in buona parte delle terre di missione”.

Secondo lui, si tratta di “un nuovo tipo di fuga dal mondo” da parte dei laici.

“La maggior parte di loro tende a sfuggire dalla propria vocazione nel mondo e dalla vita socio-politica culturale, per paura di rimanere contaminati dalla corruzione degli affari del mondo, mentre la maggior parte di quanti vi partecipano ricordano appena la loro identità cristiana”, constata.

“Si verifica quindi un nuovo tipo di fuga dal mondo, cioè la tentazione di confinare l’impegno dei laici all’interno della Chiesa”, riconosce il presule sudcoreano, ma è “meno evidenziato un impegno nella missione all’esterno della Chiesa”.

“Costoro sono inclini a pensare che la loro mancanza di assunzione di responsabilità nel mondo può essere giustificata con l’impegno nella vita interna della Chiesa”, ha aggiunto.

Per questo motivo è necessario “risvegliare un laicato a lungo quiescente e formarlo adeguatamente come evangelizzatori in grado di affrontare le sfide del mondo contemporaneo non soltanto con la sapienza e l’efficienza del mondo, ma con un cuore rinnovato e rafforzato dalla verità di Cristo” (“Ecclesia in Asia”, 45).

In questo senso, indica nella Dottrina Sociale della Chiesa uno strumento di formazione essenziale al quale bisogna prestare “grande cura” “non solo per mettere in guardia i fedeli impegnati
nell’ambito socio-politico riguardo ai loro compiti, ma anche per dare loro orientamenti concreti per una azione che tenda a rinnovare l’ordine temporale”.

Ogni mese, il Papa prega anche per un’intenzione generale, che a febbraio recita: “Perché la comunità internazionale sia sempre più consapevole dell’urgente dovere di porre fine al traffico di esseri umani”.

In una Lettera Pontificia datata 31 dicembre 2005, Benedetto XVI ha già stabilito anche tutte le intenzioni generali e missionarie dell’Apostolato della Preghiera per il 2007. Sono state pubblicate in italiano dalla Sala Stampa della Santa Sede.