Il Papa prega perché i Cristiani rispondano “con generosità” alla chiamata di Dio alla santità

Intenzione generale di preghiera per novembre

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 2 novembre 2004 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II ha scelto per il mese di novembre di pregare “perché ogni uomo e ogni donna cristiani, prendendo consapevolezza della propria vocazione nella Chiesa, rispondano con generosità alla chiamata di Dio e camminino verso la santità nei loro ambienti di vita".



E’ questa, secondo quanto annunciato dall’ Apostolato della Preghiera , l’intenzione generale assunta dal Papa per questo mese, a cui se ne affianca una sempre missionaria, nell’offrire le sue preghiere e le sue attività quotidiane.

Nel commento offerto dal Pontificio Consiglio per i Laici si ricorda che già nell’inaugurare il terzo millennio con la lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” Giovanni Paolo II aveva posto l’accento sul fatto che “la santità resta più che mai un'urgenza della pastorale" (30).

Nella nota offerta dal Dicastero vaticano si legge, in particolare, che in virtù del vincolo che lega il Cristiano alla Chiesa tramite il battesimo, il fedele è chiamato a porsi alla sequela di Cristo e “ad essere perfetto, come il Padre celeste è perfetto”.

Questo poichè il “battesimo rende il battezzato membro del sacerdozio comune dei fedeli” e una volta “divenuto membro della Chiesa il battezzato non appartiene più a se stesso, ma a colui che è morto e resuscitato per noi”.

La carità e l’amore sono la “perfezione della realizzazione dell’essere umano. Dio è amore e vive in Lui stesso un mistero di comunione personale d’amore”.

Da qui deriva il fatto che “la vocazione del cristiano consiste nel vivere dell’amore di Dio al di sopra di tutte le cose e dell’amore del prossimo in comunione con Lui”, continua la nota.

Precisamente “la grazia” emanante da Dio e “la libertà devono essere unite in un dinamismo che conduce l’uomo alla piena realizzazione nell’amore”, perché come è scritto al punto 2002 del Catechismo della Chiesa Cattolica: “La libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell'uomo”.

“Infatti Dio ha creato l'uomo a propria immagine, dandogli, con la libertà, il potere di conoscerlo e di amarlo. L'anima può entrare solo liberamente nella comunione dell'amore”, si legge ancora nel Catechismo.

Da qui si spiega anche perché si parla di “vocazione del Cristiano”, per il fatto, cioè, che “l’iniziativa viene da Dio che invita, e non da l’uomo che decide”.

“Marciando nell’amore e verso l’amore con la generosa devozione della libertà, con l’aiuto della grazia, avanziamo verso la santità nella Chiesa che ci guida, come una Madre e una Maestra, nella ricerca della santità”, spiega poi.

Infatti “tutte le attività della Chiesa convergono, come a loro fine, ‘verso la santificazione degli uomini e la glorificazione di Dio in Cristo’” ed è “in essa che ‘per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità’”, continua la nota citando il Catechismo della Chiesa Cattolica (824-825).

Ma per giungere a questa perfezione noi Cristiani dobbiamo far uso “di tutte le nostre forze, nella misura in cui ci sono state donate da Cristo, per donarci totalmente alla gloria di Dio e al servizio del nostro prossimo”.

Nella nota si spiega poi che “la crescita spirituale” tende a farci sempre più prossimi al Cristo, in un’ “unione intima con lui” che si chiama “unione mistica”, “perché partecipa del mistero di Cristo, attraverso i sacramenti, e, in Lui, del mistero della Santissima Trinità”.

Per questa ragione “la via della perfezione passa attraverso la croce” e “non vi è alcuna santità senza rinuncia né senza lotta spirituale”, poiché “la crescita spirituale implica l’ascesa e la mortificazione che portano gradualmente a vivere nella pace e nella gioia delle Beatitudini”.

“La santità è una scelta, e tutte le scelte comportano una rinuncia dolorosa. Nella ricerca della santità, si deve rinunciare a se stessi per seguire la vita stessa di Gesù”, continua il Pontificio Consiglio per i Laici.

La nota termina infine affermando che “è solamente rimanendo uniti come Chiesa” e “rispondendo con generosità alla chiamata di Dio”, che noi cristiani potremo essere “il sale e il lievito del mondo”.