Il Papa pregherà per il riconoscimento della famiglia come “cellula fondamentale della società umana”

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì 26 aprile 2004 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II ha scelto per il mese di maggio di pregare affinchè il legame coniugale fra un uomo ed una donna venga riconosciuto come “cellula fondamentale della società umana” e affinchè l’Eucarstia venga posta dai cattolici al centro della loro attività missionaria.



Queste sono le intenzioni assunte dal Papa per il mese di aprile nell'offrire le sue preghiere e i suoi sacrifici a tutti i fedeli, religiosi, religiose, sacerdoti e vescovi.

Tutti i mesi, il Santo Padre sceglie due intenzioni una generale e un’altra specificatamente missionaria. L' intenzione generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre è: “Perché la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sia riconosciuta quale cellula fondamentale della società umana”.

Nel commento diffuso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia si legge l’appello a non “dimenticare che il matrimonio è stato voluto e istituito da Dio stesso, nel momento della creazione dell’uomo e della donna”.

Infatti Dio stesso, secondo quanto riferito nel racconto della Genesi, creò l’uomo e la donna nella loro complementarietà e disse loro "siate fecondi e moltiplicatevi”, “affinchè con il dono reciproco di se stessi, realizzassero questa comunione di persone che è all’origine della famiglia”.

E in questo contesto, si legge di seguito, il matrimonio risulta essere “un patto, l’alleanza che un uomo e una donna concludono davanti a Dio per tutta la vita”. Non si tratta di una “convenzione sociale nè d’un azzardo storico, variabile a propria discrezione”, quanto di una “verità naturale” che “Dio Creatore ha inscritto nell’essere stesso dell’uomo e della donna”.

“E’ da questa comunione di persone, profonda e indissolubile, l’unione coniugale, che deriva la vita : la vita nasce dall’amore”. Poichè “il Creatore ha inscritto nell’amore totale degli sposi la fonte della generazione di un nuovo essere umano”.

Il Santo Padre nella sua Lettera alle Famiglie, continua il comunicato, affermava che i coniugi, “come genitori, sono collaboratori di Dio Creatore nel concepimento e nella generazione di un nuovo essere umano” non solo secondo le “leggi della biologia” ma anche “nella paternità e maternità umane Dio stesso è presente in un modo diverso da come avviene in ogni altra generazione ‘sulla terra’”.

“Infatti soltanto da Dio può provenire quella ‘immagine e somiglianza’ che è propria dell'essere umano, così come è avvenuto nella creazione. La generazione è la continuazione della creazione”, sosteneva il Pontefice.

Le famiglie cristiane, di fronte alla sacralità di questo “segno dell'unione di Cristo e della Chiesa” sono chiamate alla proclamazione del Vangelo della Famiglia e della Vita “nei piccoli dettagli di tutti i giorni, nell’affettuosa attenzione l’uno dell’altra, nell’accogliere e nell’educare i bambini”, offrendo “un esempio vitale e affermandosi come le cellule fondamentali della società umana”.

“Cellule viventi, dove i bambini vengono formati ai veri valori dell’amore, solidarietà, pace e ricerca del bene comune, per divenire un giorno i costruttori di una società rinnovata dall’interno”, conclude infine il comunicato del Pontificio Consiglio per le Famiglia

L’intenzione Missionaria di preghiera per il mese di maggio è invece: “Perché, attraverso la materna intercessione di Maria Santissima, i cattolici considerino l'Eucaristia come cuore e anima dell'attività missionaria”.

Nel commento offerto dalle Suore Trappiste del Monastero di N.S. di San Giuseppe a Vitorchiano (Viterbo) all’intenzione missionaria indicata dal Santo Padre, e pubblicato quest’oggi dall’agenzia “Fides”, si legge che “la disponibilità a recare la buona novella dell’amore di Dio sino agli estremi confini della terra, non è qualcosa che sgorga originariamente dal cuore umano, in forza di una sua particolare grazia o di una vocazione alla comunione universale: è innanzitutto Dio, amore originario e fontale”.

In questo la Vergine Maria, risulta essere “un prototipo esemplare della missionarietà” perchè “esemplifica, con la sua verginale maternità, una missionarietà vissuta in tutte le fibre dell’essere”. Tanto che “l’obbedienza alla Parola di Dio l’ha resa (...) guida nel pellegrinaggio della fede, icona della Chiesa, Madre universale, Mediatrice di tutte le grazie”.

Continua ancora il commento pubblicato da “Fides” che ”La contemplazione della missionarietà tutta particolare della Vergine Maria introduce esemplarmente alla percezione della potenza effusiva della Carità” e che “la comunione universale è anzitutto dimensione dello spirito”.

Da ciò ne consegue che anche la missionarietà “è una dimensione dello spirito" perchè è "l’atteggiamento oblativo della carità, che risponde nel cuore dell’uomo, nella testimonianza della Chiesa, al dono incessante dell’ Amore del Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, sacramentalmente compiuto nel Mistero Eucaristia”.

“La Vergine Maria – di cui il Santo Padre implora l’intercessione – la discepola accogliente e fedele di Dio, mediazione umana della Incarnazione, è la creatura che meglio riflette ed esemplifica l’accoglienza obbediente dell’uomo al donarsi universale di Dio”, si legge infine.