Il Papa ridotto al silenzio

Conflitti culturali e laicismo radicale

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Di Padre John Flynn, L.C.

ROMA, domenica, 27 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Le proteste che hanno indotto Benedetto XVI a cancellare la sua visita e il suo discorso all'Università di Roma "La Sapienza" ben illustrano l'intolleranza di un certo laicismo radicale. 

Le obiezioni di chi si è opposto alla sua presenza spaziano dalla sua presunta ostilità nei confronti della scienza e di Galileo ad argomenti più specificamente antireligiosi, secondo cui il capo della Chiesa cattolica non avrebbe potuto recarsi in un'università laica. 

L'incidente è solo l'ultimo di una serie che secondo alcuni si inscrive in quella che è stata definita "cristianofobia".

Ogni anno, a dicembre, nei luoghi pubblici e nelle scuole vengono riproposte le rappresentazioni della natività e altri simboli cristiani, ma negli ultimi anni in Europa vi sono stati numerosi tentativi di eliminarli. Ne è un esempio la questione della rimozione dei crocifissi dalle aule delle scuole e degli edifici pubblici. 

In Gran Bretagna un tribunale del lavoro ha da poco confermato la decisione del 2006 di British Airways di vietare a Nadia Eweida di indossare una piccola croce al collo durante il lavoro, secondo quanto riferito dal quotidiano britannico Independent il 9 gennaio.

Una riflessione sulle questioni del contrasto tra religione e cultura laicista è svolta dal vescovo Donal Murray di Limerick nell'ultima edizione della rivista "Culture e fede" (Vol. XV, No. 4), pubblicata dal Pontificio Consiglio della Cultura.


Iniziando il suo commento - tratto da un discorso che egli stesso ha pronunciato nel novembre scorso durante una conferenza -, osserva: "Molte voci affermano che la religione non ha posto nella varietà, complessità e sofisticazione della vita moderna".

Molte aree del mondo odierno sono infatti diventate, secondo il Vescovo, delle "zone franche" rispetto alla religione. I casi in cui invece la fede trova posto nella vita pubblica, inoltre, sono quelli in cui si tratta di polemiche, scandali e personaggi, tanto che la religione è dipinta come un elemento di conflittualità. 

La religione ignorata

Alla base di questa tendenza, monsignor Murray identifica due assunti principali: il primo, che la religione non ha posto nell'arena pubblica, tanto da essere ignorata; il secondo, che se le idee di una persona in tema di questioni sociali sono ispirate da una tradizione religiosa, non potranno avere spazio in una discussione razionale. 

Pertanto, ciò che veramente sta avvenendo - spiega il Vescovo - non è un conflitto tra religione e laicità, ma un conflitto tra chi pensa che Dio sia irrilevante e chi pensa che tale posizione contraddica non solo la fede, ma anche una laicità correttamente intesa. E tale conflitto è provocato da chi tenta di imporre l'ideologia del secolarismo, ha affermato il presule irlandese.

Non si chiede che la società adotti una determinata fede religiosa, chiarisce monsignor Murray, ma che comprenda che la vita non può fare a meno di una dimensione religiosa. La società non potrà che trarre beneficio da cittadini che riflettono sulle profonde domande sul nostro destino e sul senso della nostra esistenza. La questione "cos'è un essere umano?", asserisce, non può trovare risposta adeguata con una mera elencazione dei suoi componenti chimici. 

Purtroppo il progresso della scienza, sebbene abbia portato molti benefici, ci ha indotto a pensare che solo ciò che può essere scientificamente provato può essere vero, aggiunge monsignor Murray. Questa è una visione molto riduttiva della vita umana, mentre la religione ha un importante ruolo da svolgere nell'aiutarci a scoprire il senso della vita.

Anche altri commentatori hanno sottolineato la tendenza a voler negare un ruolo alla religione nel dibattito attuale. Scrivendo sul quotidiano Scotsman dell'8 giugno, John Haldane, professore di filosofia presso l'Università di St. Andrews, ha fatto riferimento alle obiezioni che vengono manifestate ogni volta che la Chiesa afferma che l'aborto è moralmente inaccettabile. 

Cercare la verità

Vi è una pervasiva influenza del relativismo - spiega -, secondo cui non esiste una verità morale oggettiva. Questo passaggio da una verità oggettiva ad una convinzione soggettiva ha impoverito il dibattito pubblico, secondo Haldane. 

"La stessa idea che la felicità dipenda dalla capacità di dare risposta alle questioni esistenziali fondamentali e che vi siano strumenti filosofici e teologici che aiutino a questo scopo sembra di essere stata persa di vista, o perfino rigettata", aggiunge.

Riguardo al contrasto tra religione e scienza, sollevato da coloro che hanno manifestato contro la visita del Papa all'Università "La Sapienza", una recente pubblicazione getta un po' di luce su questo tema. Il libro, dal titolo "God's Undertaker: Has Science Buried God" (ed. Lion), scritto da John Lennox, assistente di matematica presso l'Università di Oxford, sostiene che la scienza non va a braccetto con l'ateismo. 

Galileo, Newton e la maggior parte dei grandi scienziati del passato non hanno considerato inibitoria la fede in un Dio creatore, sottolinea Lennox. Anche l'idea che la fede sia del tutto irrazionale è falsa. "Certamente la fede è una risposta all'evidenza e non un'espressione di gioia in assenza di evidenza", osserva. 

Lennox non condivide quindi la posizione di chi vede il rapporto fra scienza e religione unicamente in termini conflittuali. Egli osserva anche che è un errore concepire la scienza come filosoficamente o teologicamente neutrale.

La scienza, prosegue, non dovrebbe essere considerata come l'unica via per scoprire la verità, né come un qualcosa che consente di spiegare tutto. Per esempio, spiegare perché l'universo esiste e perché le leggi della fisica sono quelle che sono va oltre ciò che compete alla scienza. 

La dittatura del relativismo

Benedetto XVI stigmatizza da tempo l'intolleranza religiosa presente nella cultura contemporanea. "Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo", ha osservato nell'omelia pronunciata durante la Messa per l'elezione del Romano Pontefice, celebrata il 18 aprile 2005.

Il relativismo - proseguiva - viene proposto come l'unico atteggiamento in linea con le esigenze dell'epoca attuale, ma il pericolo è che "si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". 

La Chiesa offre qualcosa di diverso, spiegava l'allora cardinale Joseph Ratzinger. Offre il Figlio di Dio e una fede adulta, non soggetta all'ultima moda, ma radicata nell'amicizia con Cristo.

"É quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità", affermava. 

Nel discorso che avrebbe dovuto pronunciare all'Università "La Sapienza" - pubblicato da ZENIT il 16 gennaio -, Benedetto XVI ha ribadito l'importanza di distinguere tale verità.

L'autorità posta a governo dell'università, ha insistito il Papa, dovrebbe essere quella della verità. 

Parlando della verità, il Pontefice ha osservato che alcuni potrebbero obiettare che i suoi giudizi sarebbero tratti dalla fede e che quindi non abbiano una validità razionale. Richiamando un'argomentazione del filosofo John Rawls, il Papa ha sostenuto che la Chiesa presenta un corpo di idee e principi elaborati nel corso dei secoli, che costituiscono un patrimonio per l'intera umanità.

Tale bagaglio di conoscenza, accumulato dalle grandi tradizioni religiose, non dovrebbe essere gettato via da una ragione che tenta di edificarsi senza alcun riferimento alla storia, ha avvertito Benedetto XVI. 

Una buona parte del testo del discorso del Papa è dedicato a riflettere sulla natura dell'università. Alla fine del suo intervento, egli mette in guardia dal pericolo di una cultura europea che rischia di preoccuparsi troppo di mantenere una forma di laicismo radicale, che quindi escluda del tutto il Cristianesimo.

Questo, tuttavia - avverte il Pontefice -, non renderà più pura la ragione, ma la conduce alla sua distruzione. La Chiesa non impone la fede, ma offre la luce di Cristo per aiutare la ragione a scoprire la verità, ha concluso. Una luce che alcuni vorrebbero fosse estinta.