Il Papa rivive in un libro l’attentato del 1981

E la conversazione successiva con il suo segretario personale

| 652 hits

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 23 febbraio 2005 (ZENIT.org).- Giovanni Paolo II racconta per la prima volta i dettagli dell’attentato che subì in piazza San Pietro il 13 maggio 1981 nell’epilogo del libro “Memoria e Identità”, pubblicato questo mercoledì.



“Il Papa è convinto che Alì Agca non abbia agito casualmente”, ha riconosciuto Joaquín Navarro-Valls martedì pomeriggio presentando il volume a Roma.

Spiegare quanto è successo in quell’attentato “è un aprirsi del cuore del Papa a scoprire un’altra forma di male”, ha rivelato il portavoce vaticano.

Il Direttore della Sala Stampa del Vaticano ha constatato che nell’epilogo del libro “si osserva come Alì Agca, già dalla sua conversazione con il Papa in carcere, fosse completamente ossessionato dal mistero di Fatima: non comprendeva come una cosa che avrebbe dovuto controllare tecnicamente, l’attentato contro il Papa, non fosse andata come previsto”.

“Alì Agca si occupa solo di questioni tecniche e non morali”, ha sottolineato il portavoce, ricordando come, ad esempio, “non abbia chiesto perdono al Papa”.

Nella presentazione avvenuta a Palazzo Colonna a Roma, il cardinal Joseph Ratzinger ha rivelato, rispondendo alle domande dei giornalisti, di aver ricevuto anch’egli lettere di Alì Agca.

“Anche a me ha scritto dicendo: ‘Ma mi dica questo mistero di Fatima’”, ha rivelato il cardinale, spiegando che “Alì Agca era convinto di trovare una risposta tecnica ad un mistero incomprensibile, il perché non ha funzionato quello che voleva attentando contro il Papa”.

Il 15 febbraio Agca ha inviato ad un quotidiano una lettera dal titolo “Lettera aperta al Vaticano”, in cui esprime il proprio dispiacere per la morte di suor Lucia di Fatima, e insiste che il segreto di Fatima è legato alla fine del mondo e chiede al Vaticano di rivelare l’identità dell’Anticristo.

“Sono deliri, un’ossessione che Alì Agca ha da anni”, ha commentato Navarro-Valls con i giornalisti a margine della conferenza di presentazione.

Nell’epilogo del suo libro il Papa commenta il momento dell’attentato: “Tutto ciò è stata una testimonianza della grazia divina: Agca sapeva come sparare, e sparò certamente per colpire. Soltanto, fu come se qualcuno avesse guidato e deviato quel proiettile…”.

Il libro raccoglie una conversazione tra il Papa ed il suo Segretario personale, l’Arcivescovo Stanislaw Dziwisz, su quel drammatico avvenimento.

Monsignor Dziwisz è diretto: “Agca sparò per uccidere. Quel colpo avrebbe dovuto essere mortale”.

Il Papa scrive nell’epilogo: “Avevo la sensazione che ce l’avrei fatta: stavo soffrendo, e questo era un motivo per temere; nutrivo però una strana fiducia”. “Dissi a don Stanislaw che perdonavo l’attentatore”, ha ricordato.

L’epilogo raccoglie anche la testimonianza della visita di Giovanni Paolo II ad Alì Agca in carcere, nel Natale 1983. “Alì Agca, come tutti dicono, è un assassino professionista. Questo vuol dire che l’attentato non fu un’iniziativa sua, che fu qualcun altro a idearlo, che qualcun altro l’aveva a lui commissionato”.

“Durante tutto il colloquio apparve chiaro che Alì Agca continuava a domandarsi come mai l’attentato non gli era riuscito”, ha ricordato Giovanni Paolo II.

Il Papa crede che “probabilmente Alì Agca aveva intuito che al di sopra del suo potere, al di là del potere di sparare e di uccidere, vi era una potenza più alta. E allora aveva cominciato a cercarla. Il mio augurio è che l’abbia trovata”.