Il Papa si dimette. Cosa succede e cosa succederà?

Nè complotti o manovre politiche. La scelta di Benedetto XVI è data dall'umiltà di riconoscere che è necessario un "condottiero" più vigoroso per fronteggiare le sfide della modernità

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Salvatore Cernuzio | 1724 hits

Congetture, ipotesi, voci di corridoio. Roma e tutto il mondo sono attoniti per la decisione annunciata questa mattina dal Santo Padre di rinunciare al ministero petrino a partire dal 28 febbraio 2013.

Una decisione che ha creato una curiosità morbosa nella gente e nella stampa, scatenando dalle 11.45 in poi un vero circo mediatico in piazza San Pietro. Le televisioni e i giornali di tutto il globo si trovano infatti in questo momento fuori dalla Sala Stampa vaticana, in via della Conciliazione, pronti ad assediare ogni turista, uomo di curia o giornalista per ottenere qualche dichiarazione.

E le persone comuni intanto passeggiano nei paraggi del Vaticano per cercare di scoprire qualcosa di più. C’è chi si chiede “perché?” E chi si è incollato al proprio ipad o smartphone per capire cosa succederà da dopo il fatidico giovedì 28 della fine del mese.

Il mondo - del web soprattutto - si spreca in ipotesi di complotti e manovre politiche nelle mura vaticane che hanno “obbligato” il Papa ad abdicare. In particolare, riaffiora il paragone con Giovanni Paolo II e il ricordo del suo papato portato a termine fino all’ultimo respiro, nonostante la malattia e la sofferenza. “Perché Wojtyla ce l’ha fatta e Ratzinger no? Cosa c’è sotto?”. La domanda è quasi inquietante.

“Probabilmente – scrivono alcuni utenti di internet - il Santo Padre si è dimesso perché troppo ferito, anche psicologicamente, dagli ultimi scandali, tanto da non riuscire ad andare avanti nel suo ministero”. Addirittura qualcuno più “furbo”, azzarda l’idea di una vera incapacità di Benedetto XVI ad affrontare le prossime sfide che si prospettano per l’umanità. Su tutte: la legalizzazione dei matrimoni omosessuali.

Come se negli otto anni di “lavoro” sul soglio di Pietro, questo Papa sfide non ne abbia già affrontate abbastanza. Pensiamo a Vatileaks o ai casi di abusi sessuali. Si può dire anzi che sia stato il Pontefice che nella storia ha subito più persecuzioni, a cui però non ha mai fatto fronte con gesti eclatanti, ma sempre con una razionalità che gli ha permesso di estirpare il male dalla radice.

E razionale è stata anche la scelta annunciata questa mattina. È inutile mentire: i tempi si stanno facendo più “battaglieri”. La scelta di Papa Ratzinger è stata quindi riconoscere che è necessario ora un “condottiero” che abbia maggiore vigore non solo nell’anima, ma anche nel corpo. Vigore che “negli ultimi mesi - ha dichiarato al termine del Concistoro - è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”.

Una scelta saggia, umile, coraggiosa, dunque, di un uomo che non si è mai creduto il Padre Eterno, ma solo un “semplice lavoratore della vigna del Signore” (19 aprile 2005). Sicuramente è una straordinaria coincidenza il fatto che il Successore di Pietro abbia rivelato all’umanità i suoi limiti fisici proprio nella giornata in cui il mondo celebra i malati e i sofferenti.

“Cosa succederà adesso? A chi toccherà guidare la barca di Pietro?” si chiede ancora la gente. Il "toto-Papa" è già partito da parecchie ore e già alcuni esperti vaticanisti hanno individuato una rosa di porporati papabili. Molti sperano in un Papa giovane, più “umano” e meno teologo, che raccolga pienamente la sfida della nuova Evangelizzazione e che crei un rapporto più diretto con i giovani e il popolo. Alcuni auspicano in un Pontefice proveniente dall’America Latina o dall’Africa, ma, secondo altri, i tempi non sono ancora maturi.

Ciò che è certo è che al di là dei ragionamenti umani c’è la logica di Dio. Qualsiasi cosa succederà da questo momento in poi rientrerà sempre in un meraviglioso disegno divino del Creatore sulla creatura, da cui neanche la Chiesa e i suoi vertici saranno esenti.