Il Papa "totale" ha saputo sorprendere tutti i suoi fratelli

Nel suo editoriale su "Il Sole 24 Ore" di domenica 9 Marzo, mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, ripercorre il primo anno di Francesco

Roma, (Zenit.org) Bruno Forte | 633 hits

Un anno con papa Francesco: che cosa ha detto e dice a tutti noi? Scrivevo su queste pagine il giorno dopo la sua elezione a Vescovo di Roma: “La Chiesa non cessa di sorprendere…in appena una giornata, ecco il nuovo Papa. Un segno forte di unità, un messaggio lanciato al villaggio globale” (14 Marzo 2013). E aggiungevo: “L’attesa del mondo intero… le immagini eloquenti più di ogni parola della folla in Piazza San Pietro e del nuovo Papa affacciato con semplicità e stupore su Roma e sul mondo, fanno comprendere come ciò che è avvenuto abbia un significato che va al di là della comunità cattolica e dello stesso popolo dei credenti”.

Come feci allora, a distanza di un anno proverò a guardare all’attuale Successore di Pietro muovendo da diversi angoli visuali, di cui il primo non può che essere quello della fede: Francesco, Jorge Mario Bergoglio, si è manifestato per ciò che è, un uomo dalla fede profonda, espressa in uno stile di vita semplice, austero, vicino ai poveri, capace di irradiare e suscitare amore. Questo Papa, che si presenta con un disarmante “buona sera!” e chiede che il popolo preghi su di lui prima di dare la benedizione “urbi et orbi”, ha saputo e voluto essere anzitutto il vescovo della Chiesa di Roma, che annuncia e alimenta la fede, portandosi addosso “l’odore delle pecore”.

I suoi incontri con i preti e la gente della Città eterna, le sue visite alle parrocchie, i gruppi di fedeli che dalle singole comunità romane vanno a turno a partecipare all’eucaristia da lui celebrata a Santa Marta, danno al suo pontificato uno squisito spessore pastorale e fanno riscoprire al mondo quello che anzitutto è un Papa: il vescovo della Chiesa di Roma, che per disegno divino presiede nella carità a tutte le Chiese. Lungi dallo sminuirne l’autorevolezza, questo carattere fortemente pastorale rende il ministero del Successore di Pietro più incisivo e attraente, anche nei confronti delle altre confessioni cristiane, e in generale più vicino al cuore delle donne e degli uomini di ogni parte della terra.

Non di meno Francesco ha saputo valorizzare la sua identità di primo Papa che viene dall’America Latina, il continente col più alto numero di cattolici, ma anche con situazioni drammatiche di povertà e di disuguaglianza. Se, come ha detto la sera dell’elezione, “i Cardinali sono andati a prendere il nuovo Vescovo di Roma alla fine del mondo”, questa “fine del mondo” non è mai stata dimenticata da lui: Francesco si è fatto continuamente voce di tutti i poveri della terra, richiamando l’attenzione sulle tante situazioni che attendono giustizia e cammini di liberazione. La gente lo sente come un padre e un fratello, un servitore degli umili, un amico dei piccoli, ai quali riserva tenerezza e profondo rispetto.

È il Papa che sa parlare di un Dio che è amore a qualsiasi realtà marcata dalla povertà e dalla sofferenza. È l’evangelizzatore infaticabile della misericordia divina, specialmente nei confronti di chi si possa sentire giudicato o escluso da questo sguardo di amore infinito. Il suo sorriso e la semplicità dei suoi gesti riescono a ricordare o a far scoprire con meraviglia a tutti che Dio raggiunge ogni cuore e parla tutte le lingue ed è vicino a ogni dolore, perché la Sua è la lingua dell’amore! Questo Papa annuncia così il valore immenso e la dignità della persona umana senza bisogno di ricorrere a espressioni difficili da capire (come quella di valori “non negoziabili”, da lui non amata, perché in realtà solo i valori di mercato sono negoziabili!), levando un inno alla vita con l’eloquenza dei gesti e la carica di affettuosa prossimità che trasmette, tessendo con decisione e umiltà - come il Poverello di cui porta il nome - “patti di pace” fra gli uomini.

Perfino commovente è il rapporto di amicizia di Francesco con il popolo ebraico: proseguendo in tutto quanto aveva già fatto a Buenos Aires, egli è andato mostrando come la relazione con i figli d’Israele sia una priorità nel suo cuore, un modo visibile di amare Gesù di Nazaret, ebreo per sempre, nel popolo eletto e nella missione che secondo l’Apostolo Paolo esso conserva fino alla fine dei tempi.

Anche i cristiani non cattolici mostrano di guardare a Francesco con singolare simpatia e interesse, perché si presenta a loro come un fratello, il vescovo della Chiesa che presiede nell’amore, deciso a evangelizzare con nuovo slancio anzitutto Roma, e proprio così a offrire un servizio di testimonianza e di carità a tutte le Chiese. Era quanto da anni il dialogo ecumenico e l’ecclesiologia del Vaticano II chiedevano nel pensare a un ministero universale di unità per tutti i cristiani: e il prossimo incontro a Gerusalemme col Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo (presente già alla celebrazione di inaugurazione del pontificato) ne sarà certo conferma. Da parte loro, gli eredi della Riforma guardano a lui con una sintonia speciale, per quel soffio di Vangelo che si avverte in tutto ciò che fa e dice e che può essere la vera sorgente dell’unità di tutti i discepoli di Cristo.

Ai credenti delle altre religioni, poi, Francesco propone la via della reciproca fiducia, della fratellanza universale davanti all’unico Dio. La Sua franchezza, il suo profondo senso del divino hanno già toccato tanti cuori e apriranno certo la strada a incontri finora inediti. Chi non crede sembra a sua volta attratto dal modo di essere di questo testimone di Gesù, amico degli uomini, che non vuole giudicare nessuno, che rispetta tutti e da cui tutti possono sentirsi accolti e amati. Questa ricchezza di rapporti in movimento inciderà sulla Chiesa stessa, chiamata e in parte sfidata a vivere una nuova primavera di riforme e di rinnovamento nel nome del Vangelo.

Non mancheranno paure e resistenze, incomprensioni e ritardi. Francesco non sembra spaventarsene. Con convinzione e fiducia dimostra di avvertire che la Chiesa e il mondo avevano bisogno di questo nuovo corso, antico come la misericordia divina, nuovissimo come la sete d’amore con cui ogni essere umano si sveglia ogni giorno! Perciò, credenti e non credenti insieme, i primi rispondendo al suo continuo invito a pregare per lui, i secondi con quella simpatia che a tutti ispira, possiamo dirgli dal profondo del cuore: buon compleanno, Papa Francesco!