Il "parlamento" dei pesci

Una riflessione sull'attualità a firma di Egidio Chiarella

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di Egidio Chiarella*

ROMA, sabato, 6 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Un giorno i pesci si riunirono in conclave per discutere e approvare una legge che permettesse loro di volare. Molte le discussioni a causa dei numerosi emendamenti al testo base. Dopo giorni di complicate teorie ed analisi giuridiche, si riuscì a trovare un compromesso tra pesci moderati ed estremisti. La legge così, approvata allunanimità e dichiarata immediatamente eseguibile, fu esposta nella bacheca ufficiale dell assemblea legislativa. La stampa del regno dei pesci, lo stesso giorno, intitolò a caratteri cubitali: Da oggi si vola!.

In questi giorni, grazie all’autorevolezza e alla determinazione del Ministro della Giustizia Paola Severino, sarà approvata, da parte del parlamento italiano, dopo anni di buone intenzioni, la così detta legge “anticorruzione”.  Benissimo la legge, ma da sola, visto che riguarda il costume morale della classe dirigente del nostro Paese, non basta. Si rischia di  emulare il regno dei pesci!

Mi viene in mente il deputato britannico William Wilberforce. Fu lui che nel 1787, poco prima dell’annuncio alla Camera dell’inaspettata mozione sul commercio degli schiavi nelle isole del Regno, nel suo diario personale annotò: Dio altissimo ha messo davanti a me due obiettivi, la soppressione del commercio degli schiavi e la riforma dei costumi morali. Sul primo, grazie anche alla sua profonda fede in Dio, il mondo ha potuto “volare” alto, sotterrando per sempre, trascorsi quarantasei anni di lotte, la vergogna della tratta di esseri umani. Sulla riforma dei costumi morali, dopo oltre duecento anni, il sogno di Wilberforce non si è ancora avverato. In nessun Paese si è giunti ad una svolta epocale.  Necessita perciò una rivoluzione delle coscienze, a volte oggi completamente “abrogate”.

Si sa che l’uomo vede il bene, ma che la sua concupiscenza lo attrae sempre verso il male. I latini erano molto chiari in merito: “Video bona proboque, deteriora sequor: Vedo le cose buone e l’approvo, seguo le cose più deteriori. Ma non si può non prescindere dal sano principio evangelico che ci fa intuire come l'uomo naturale, così come esso è, ha sempre bisogno di un aiuto fuori di sé, per rientrare in sé. Quante volte Benedetto XVI, nei suoi messaggi al mondo intero, ha affermato che questo aiuto solo Cristo lo può dare, attraverso la sua grazia, facendo l'uomo buono e creandolo buono, illuminandolo perché percorra la via del bene. Cristo non è allora solo necessario al cristiano, ma all'uomo. Da credente desumo che se è essenziale Cristo, è fondamentale la Chiesa che dona Cristo. Proprio quella Chiesa tante volte calunniata, odiata, disprezzata, dichiarata antiquata.....Quella Chiesa di cui molti vorrebbero disfarsene, è la sola che può dare l'uomo all'uomo, nella sua più pura umanità, per poi fargli “governare” il mondo nel vero bene. Il deputato Wilberforce, pur nella sua autonomia e libertà di pensiero, l’ho aveva capito.

L’Europa però oggi non riconosce le sue radici cristiane nella propria Costituzione. Affida il cittadino ai mercati, promettendole così di poter “volare”. Un  “pescecane” tanto grande rimarrà di certo il padrone dei fondali, ma non potrà mai diventare come l’aquila, padrone dei cieli, nonostante la legge del regno dei pesci. Serve altro!

* Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, collabora con il Ministero dell’Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo La nuova primavera dei giovani.

Chi volesse contattarlo può scrivere al seguente indirizzo email: egidio.chiarella@libero.it