Il Patriarca di Venezia indica la bontà e fecondità del matrimonio

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ASTI, giovedì, 9 settembre 2004 (ZENIT.org).- Si sono conclusi il 9 settembre ad Asti i lavori del XXXVI Congresso Nazionale di Diritto Canonico, sul tema “matrimonio canonico e realtà contemporanea”.



Al Congresso organizzato dall’ Associazione Canonistica Italiana hanno partecipato più di 150 tra canonisti, docenti universitari, operatori dei tribunali ecclesiastici e delle curie diocesane, liberi professionisti.

I lavori sono stati aperti il 6 settembre dal cardinale Segretario di Stato, Angelo Sodano, il quale ha spiegato che, nel contesto di sfide che il mondo secolarizzato pone oggi al matrimonio cristiano, il diritto ecclesiale ripropone i valori fondamentali della dottrina cattolica esercitando “un servizio prezioso non solo alla Chiesa ma alla società civile”.

E’ toccato poi al cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, sviluppare la prolusione su cui il congresso ha successivamente riflettuto.

Il porporato ha dapprima criticato la cultura moderna che ha suscitato “una serie di separazioni: tra la coppia ed il matrimonio, tra la sessualità e la procreazione, tra la coppia e l’essere genitori, tra l’essere genitori ed il procreare, ed infine tra la coppia-famiglia e la differenza sessuale”.

“Le nostre società – ha quindi sottolineato Scola – sono attraversate da questa bruciante questione: la contraccezione, il divorzio, la realtà dei single, l’aborto, la procreazione medicalmente assistita, la clonazione, l’omosessualità impongono di ridefinire radicalmente le nozioni di coppia, di famiglia e di essere genitori?”.

Il porporato è poi passato a criticare la categoria del gender che “oggi viene di fatto utilizzata per giustificare un’idea di sessualità come variabile del tutto dipendente dall’inclinazione soggettiva e dal dato culturale”.

“Il singolo non si troverebbe situato in una specifica differenza sessuale, ma potrebbe scegliere a quale sesso appartenere o addirittura di trapassare da un sesso all’altro”.

Dopo aver fatto un analisi dettagliata e approfondita del rapporto tra fede e cultura nel matrimonio, il cardinal Scola ha concluso precisando che “l’istituto del matrimonio come unione tra l’uomo e la donna, fedele, indissolubile e aperta alla vita su cui si fonda la famiglia, rappresenta una condizione insuperabile per l’attuarsi di quella vita buona che già Aristotele nell’Etica a Nicomaco individuava come lo scopo adeguato di ogni azione personale e sociale”.

“Per questa ragione – ha continuato il Patriarca –. Il mistero nuziale, che si rivela in modo eminente nel sacramento del matrimonio, deve essere con forza mantenuto nell’articolata ma intrinseca e necessaria unità delle tre dimensioni che lo costituiscono: differenza sessuale, amore come dono oggettivo di sé, apertura alla procreazione”.

“Questo è l’oggettivo bene della persona e della comunità” ha ribadito Scola, spiegando che “quelli che appaiono a prima vista come dei no da parte del Magistero sono in realtà dei sì”.

“Essi esprimono una visione praticabile della vita buona, personale e sociale, che è giusto far valere, nel rispetto delle regole democratiche, a livello di una società civile pluralista”, ha quindi chiarito.

Sulla valenza positiva del matrimonio il porporato ha domandato: “Ma quale ambito amoroso più imponente della famiglia fondata sul matrimonio per costringerci a crescere oltre noi stessi verso l’amore effettivo?”.

“Come non percepire quale ideale – ideale, non utopia – il radioso sguardo di tenerezza con cui si amano molti sposi dopo decenni di matrimonio?” Ha poi continuato.

“Gli sposi cristiani ed i loro figli imparano, nella sequela di Cristo, la forma piena dell’amore che attraversa tutti gli strati del loro essere”, ha continuato Scola.

Il Patriarca di Venezia ha infine concluso: “Ciò che la fede ci dice del matrimonio è umanissimo. Parla all’uomo di oggi perché ne accoglie e potenzia in massimo grado la libertà ed il desiderio. Soltanto che, ancora una volta, la fede ha bisogno di testimoni”.