Il patriarca di Venezia: la teologia evita di confondere l’Eucarestia con la magia

L’Eucarestia, Dio che va incontro all’uomo, constata il cardinale Angelo Scola

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GUADALAJARA, domenica, 10 ottobre 2004 (ZENIT.org-El Observador).- Il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, afferma che “la teologia – in quanto riflessione sistematica e critica della fede del santo popolo di Dio – richiede un approfondimento del Mistero eucaristico che permetta di evitare il rischio di confonderlo con una pratica magica”.



“L’Eucarestia – vale a dire il sacramento che realizza quello per cui esistono tutti gli altri sacramenti – attua la logica dell’Incarnazione, in quanto ci assimila completamente a Gesù, riunendo visibilmente gli uomini per fare di loro la Chiesa”.

Con queste due affermazioni il cardinal Scola ha introdotto il tema dell’Eucarestia Mistero della Fede, che ha sviluppato nella conferenza che ha tenuto di fronte a circa mille teologi dei cinque continenti riuniti nel Simposio Teologico Pastorale del Congresso Eucaristico internazionale, che si è svolto a Guadalajara, in Messico.

Nella sua condizione di teologo ed accademico, il cardinal Scola ha insistito sul fatto che, per penetrare nel mistero per eccellenza della vita della Chiesa, la teologia deve affrontare il mistero dell’Eucarestia, “il mistero di fede più oscuro e allo stesso tempo più concreto”; un dono – quello di Cristo stesso – che chiede di essere ricevuto, ricevuto senza una previa necessità di essere compreso.

“Mistero di fede”, ha detto il cardinal Scola, sono le parole che sintetizzano il credo eucaristico, il disegno salvifico della Trinità, il contenuto della fede della Chiesa che si trasmette di generazione in generazione, e l’atto di libertà in virtù del quale il Cristiano aderisce con tutta la sua umanità (ragione e volontà) alla libertà trinitaria che gli viene incontro nel sacramento.

Il patriarca di Venezia si è riferito al “Mistero della fede” come ad un “incontro di libertà” in cui la Trinità diventa protagonista.

Il cardinal Scola ha concluso segnalando due conseguenze pastorali fondamentali: considerare le circostanze in cui la libertà dell’uomo può incontrare Dio, che gli viene incontro, e ripensare tutta la catechesi in chiave sacramentale, dal momento che l’Eucarestia costituisce l’ambito proprio della trasmissione della fede.

“Lungi dal riproporre schemi catechetici definitivamente superati – ha detto ai teologi il cardinal Scola –, partire dall’Eucarestia significa essere consapevoli del peso della libertà dei nostri interlocutori. Non rivolgersi alla libertà dell’uomo che si incontra vuol dire condannare inesorabilmente l’annuncio cristiano all’irrilevanza”.