Il Patriarca maronita porta con sé un Libano unito nella diversità

Nella sua prima visita a Roma per ringraziare della "communio ecclesiastica"

| 1051 hits

di Robert Cheaib



ROMA, mercoledì, 13 aprile 2011 (ZENIT.org).- «La nostra speranza è che la sua missione come Patriarca sia spiritualmente fruttuosa, come “comunione e testimonianza” in Libano, nel Medio Oriente e nella diaspora», queste parole pronunciate lunedì 11 aprile dal Superiore generale dell’Ordine Maronita della Beata Vergine Maria nel ricevere il nuovo Patriarca maronita a Roma, sono il leitmotiv dei sentimenti e degli auspici che accompagnano il viaggio del prelato a Roma e in Vaticano.

Sua Beatitudine Bechara Boutros El-Raï è arrivato lunedì 11 aprile a Roma per ringraziare della «communio ecclesiastica» concessagli da Papa Benedetto XVI in occasione della sua elezione e del suo insediamento ufficiale come Patriarca della Chiesa maronita avvenuto il 25 marzo scorso.

Una sosta nella vecchia dimora

La prima tappa della visita di El-Raï è stata presso il collegio di sant’Antonio Abate a Roma, appartenente all’Ordine Maronita Mariameta, l’ordine al quale apparteneva il Patriarca prima della sua elezione vescovile avvenuta nel 1986.

L’abate Semaan Abou Abdo ha dato il benvenuto al Patriarca nella «sua casa», ricordando gli anni in cui El-Raï ha vissuto come monaco maronita in quel collegio, completando i suoi studi presso la Pontificia Università Lateranense. Abou Abdo ha ricordato anche l’attività svolta da El-Raï come direttore della sezione araba della Radio Vaticana.

Auspicando che il nuovo Patriarca possa portare a frutto la missione che si è prefissato - «Comunione e testimonianza» - l’abate maronita ha assicurato a Sua Beatitudine il sostegno dei monaci mariamiti nella preghiera e nell’osservanza di ciò che ha chiamato «il patto monastico mariamita» consistente nel dare «la priorità a Dio, all’obbedienza, alla castità, alla povertà, e alla vita fraterna e conventuale per la maggior gloria di Dio».

«La fedeltà al patto – ha proseguito – è fedeltà all’amore, l’amore di Dio e l’amore per la Chiesa», esprimendo la volontà dell’Ordine maronita di proseguire l’opera di santificazione con amore filiale sotto la guida della Chiesa maronita per preparare la Sposa di Cristo «ad apparire davanti al suo Sposo senza macchia o ruga o alcunché di simile».

Il Libano, un messaggio di unità nella diversità

Da parte sua, il Patriarca El-Raï ha espresso gratitudine all’Ordine mariamita che l’ha preparato e cresciuto permettendogli di diventare padre e capo della Chiesa maronita.

Nel suo discorso, il Patriarca ha inviato un saluto particolare al Presidente libanese Michel Sleiman, ringraziandolo per aver inviato il ministro Boutros Harb come suo rappresentante ufficiale durante la visita a Roma, ed ha auspicato che il Capo di Stato riesca a «guidare la nave della nazione verso una riva sicura, aiutato da tutti i suoi collaboratori, in maniera speciale il Consiglio dei ministri e il Parlamento».

El-Raï ha affermato di essere giunto a Roma «portando con sé l’immagine del Libano che vive l’unità nella diversità» ed ha spiegato che il senso della sua visita è esprimere l’amore della Chiesa maronita e del Libano per la Chiesa di Roma.

Il neo Patriarca ha quindi insistito sull’importanza della missione del Libano, «il Libano della vita comune, il Libano dell’unità nella diversità, il Libano democratico, il Libano della convivenza islamo-cristiana protetta dalla Costituzione, il Libano terra delle libertà e dell’apertura al mondo arabo e occidentale».

El-Raï ha confessato di attingere la sua forza dal Sinodo dei vescovi, dagli ordini religiosi, dai sacerdoti, dai laici e dalle strutture della Chiesa, ed ha ringraziato per tutto l’amore e il sostegno che ha ricevuto dopo la sua elezione.

In ascolto dello spirito del Sinodo

Durante un pranzo in onore del nuovo Patriarca, tenutosi presso il collegio Sant’Isaia dell’ordine maronita antoniano, padre Daoud Reaidi, Superiore del collegio, ha evidenziato tra gli aspetti importanti di questa elezione la necessità di «seguire l’ispirazione dello Spirito Santo che apre i nostri occhi alla comprensione della sua volontà» e «colui che lo Spirito ha scelto tramite il Sinodo maronita».

Il monaco antoniano ha ravvisato nell’elezione del nuovo Patriarca una «tempistica evangelica» che «non si ispira agli eventi mondani e non attende i suoi tempi, perché essa è piuttosto l’ispiratrice degli eventi e la chiave della loro lettura». «La vostra elezione – ha proseguito – è l’inizio di una mietitura che balena all’orizzonte. È una tappa sul cammino della storia della Chiesa maronita» in cui il nuovo Patriarca aggiungerà il suo contributo a quello dei suoi predecessori.

Il Superiore antoniano ha poi fatto riferimento alle rivolte popolari che hanno scosso il Medio Oriente e il nord Africa, «risvegli della libertà, del senso di cittadinanza e della democrazia, che sono valori che smentiscono tutte le correnti totalitarie che hanno nutrito in un certo senso l’estremismo islamico».

Tali movimenti di rinascita, ha continuato, mostrano che la ricerca dell’identità nel mondo arabo, il riconoscimento della diversità e l’apertura alla convivenza tra cristiani e musulmani sono tutti fattori che mettono in risalto l’importanza dell’esperienza libanese che si rivela come messaggio e modello in questo momento particolare.

Il nuovo Patriarca, di 71 anni, originario di Himlaya, un villaggio di montagna a est di Beirut (Libano), è stato designato ufficialmente nel corso di una cerimonia svoltasi venerdì 25 marzo, a Bkerké – a 25km a nord di Beirut –, che dal 1790 ospita la residenza ufficiale del Patriarca maronita.

La Chiesa maronita è una comunità sui iuris in seno alla Chiesa Cattolica, da sempre in comunione con Roma anche se mantiene una liturgia e un calendario propri: celebra la sua liturgia in arabo, eccetto nei canti antichi e nelle preghiere ancestrali dell'Eucaristia per i quali utilizza l'aramaico.

E' stata fondata da san Marone, vissuto tra il IV e il V secolo come eremita sulle montagne del Tauro, nei pressi di Cirro, un'antica città della Siria settentrionale, che in vita si guadagnò la fama di taumaturgo e godé di una grande reputazione come direttore spirituale.

Oggi la Chiesa maronita conta più di 3 milioni di fedeli ed è presente in Libano, Siria, Egitto, Terra Santa, e nei Paesi della diaspora come Argentina e Australia.