Il Patriarca russo Kirill I benedice l'icona della Vergine di Czestochowa

L'immagine verrà spostata ora nella Chiesa della Memoria della Resurrezione, accanto a "Katyn", il cimitero commemorativo di Smolensk

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di Don Mariusz Frukacz

CZESTOCHOWA, venerdì, 9 novembre 2012 (ZENIT.org) - Lo scorso 4 novembre, giorno dell'Unità Nazionale in Russia, il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill I ha benedetto una copia dell'icona di Nostra Signora di Czestochowa, al termine della liturgia nella Cattedrale dell'Assunzione nel Cremlino di Mosca.

L'evento rientra nelle celebrazioni per il 400° anniversario della cacciata dei polacchi da Mosca nel 1612 e della Festa di Nostra Signora di Kazan, cui hanno preso parte anche illustri ospiti, tra cui Svetlana Medvedev, moglie del primo ministro della Federazione Russa.

L'icona era stata consegnata dai vescovi polacchi al Patriarca durante la sua recente visita in Polonia, nell'agosto 2012. Essa sarà ora spostata nella Chiesa della Memoria della Resurrezione, costruita accanto al cimitero memoriale "Katyn" di Smolensk.

Un gesto, ha spiegato Kirill I, che vuole far sì che “si possa pregare di fronte ad essa per i loro padri e fratelli russi e i polacchi” e "per la piena riconciliazione delle nostre nazioni”.

Già il 16 agosto scorso a Varsavia il presidente della Conferenza Episcopale Polacca, l'arcivescovo Jozef Michalik, aveva auspicato che la Signora di Jasna Gora fosse anche “Patrona del dialogo avviato tra la Chiesa cattolica in Polonia e la Chiesa Ortodossa Russa”.

Durante la liturgia, l'immagine della Vergine è stata posizionata al centro del tempio, costruito negli anni 1475-1479, luogo tradizionale della intronizzazione dei Patriarchi di Mosca e della loro sepoltura, e dal XVII secolo anche luogo dell'incoronazione dello Zar.

La Chiesa della Risurrezione di Cristo a Katyn, invece, è stata costruita proprio su iniziativa di Kirill I che definì quel luogo, scenario del tragico eccidio del marzo 1940, il “Golgota di Smolensk”. Essa si trova alle porte del Cimitero Memoriale dove riposano le spoglie degli ufficiali polacchi uccisi nel massacro del NKVD. In occasione della benedizione della Chiesa, lo scorso 15 luglio, il Patriarca Kirill I dichiarò che, da quel momento, era possibile iniziare una nuova era nelle relazioni tra le due nazioni.

Il massacro di Katyń fu un crimine stalinista che nella primavera del 1940 coinvolse almeno 21.768 cittadini polacchi, tra cui più di 10.000 ufficiali militari e di polizia. La “decisione di Katyń”, come passò alla storia, fu un’iniziativa delle massime autorità dell'Unione Sovietica, a seguito di una risoluzione segreta dell’Ufficio Politico del Partito Comunista del Regime Sovietico.

Secondo le fonti russe di Katyń, accanto agli ufficiali polacchi assassinati dal NKVD, erano sepolti anche migliaia di russi, tra cui le vittime della repressione stalinista. Nessuno sa esattamente quanti siano: gli storici stimano circa 8-10.000 persone. Tra gli assassinati nella foresta di Katyn ci furono anche molti sacerdoti ortodossi, tra cui l'arcivescovo di Smolensk.

In un'intervista televisiva alla KAI (Agenzia Cattolica delle Informazioni in Polonia), il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, ricordando la firma, quest’estate, del messaggio comune ai popoli di Russia e Polonia, ha dichiarato che “l'ostilità dei secoli passati è ora sostituita dalla possibilità di una difesa comune dei valori cristiani in Europa”.

“Molte cose – ha aggiunto - sono successe durante la storia: eventi molto pesanti legati al XX secolo, per cui i russi e i polacchi soffrirono tanto, portando il grande peso delle emozioni negative legate alla nostra storia comune. Ma, ormai, due popoli slavi che vivono fianco a fianco, non possono continuare a vivere guidati solo dalle loro emozioni”, ha detto il Patriarca.

Si vuole scrivere una nuova pagina della storia, ha quindi affermato Kirill I, lo dimostrano le due Chiese. “In questo modo – ha concluso - ci liberiamo dei ricordi negativi, aprendo la mente e il cuore per costruire relazioni fraterne con i nostri vicini, tenendo soprattutto conto che i principi cristiani della vita della Polonia e della Russia non solo sono rispettati dalla maggior parte delle persone, ma sono il fondamento di vita”.