Il pellegrinaggio della mente!

Quando la coscienza tace o si allenta, l'uomo muore

Roma, (Zenit.org) Egidio Chiarella | 891 hits

Abramo non si fermò mai. Visse in un pellegrinaggio perenne, perché tale è la Parola del Signore. Noi siamo statici, chiusi nel nostro acquisito e soprattutto ancorati a delle certezze materiali, che sempre di più si dimostrano evanescenti e rarefatte. Viviamo in una società che di sicuro non ha nulla, perché l’uomo ha pensato di poter sovrastare il creato con la sua forza e la sua intelligenza, piegandolo ai suoi interessi, anche illegittimi. Tutto è possibile all’uomo se ascolta la voce del Signore e non turba l’armonia della vita, così come è stata concepita per il benessere degli uomini. In questi ultimi anni, tra disastri naturali e disastri economici e ambientali, praticati dell’uomo, l’umanità è diventata sempre di più incerta. Noi non conosciamo il pellegrinaggio della nostra mente verso il cielo. Ci fermiamo alle nostre illusioni e scordiamo che l’uomo senza Dio si trova sempre con il cuore duramente insoddisfatto.

Il vangelo di Luca ci insegna, però, che Dio invita tutti al suo “banchetto divino”, nessuno escluso. L’uomo, comunque, legato ai suoi beni e alle sue opere terrene non capisce l’importanza di quell’invito e si prende anche il lusso di rifiutare. “All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Gli invitati hanno altre cose più importanti da fare. Invece che scegliere l’eternità con Dio, l’uomo preferisce pochi attimi di tempo con se stesso e con le sue cose. Questa è vera stoltezza ed insipienza. Ma il banchetto non può rimanere senza commensali e il Signore manda i servi ad invitare chiunque si trovi in mezzo la strada o nei luoghi più nascosti, perché il dono della salvezza non può essere negato ad alcuno. Siamo noi che decidiamo di farlo nostro o tenerci lontano dal  suo valore eterno. Il brano evangelico di Luca continua: “Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”.

 Siamo noi cristiani che oggi dobbiamo invitare l’uomo, perché accolga l’invito ad entrare nel regno di Dio. Ma spesse volte, proprio noi, ci comportiamo, come se fossimo “menomati” nello spirito. Siamo sordi,  ciechi, zoppi, muti, pigri, addirittura dimostriamo di essere falsi apostoli e falsi missionari, quando proclamiamo che si possa entrare nella sala del convito eterno, senza neanche rispondere all’invito durante la vita terrena. Si forza la verità del Signore e si rischia, con questo tipo d’insegnamento, di notificare al mondo, che tutto il Vangelo è cosa inutile. Il pericolo c’è! La verità di Cristo, che è del Padre, non può essere mescolata con la stoltezza umana. Questa si serve di un relativismo strisciante, per mettere a tacere la propria interiorità. Quando la coscienza tace o si allenta, l’uomo muore, anche se luccica nell’oro. Rifiuta così l’invito del Signore e sconfessa la sua missione naturale, interrompendo il pellegrinaggio della mente nella Parola. Si priva della sicurezza di Dio, per governare le illusioni terrene.

Riprenda l’uomo il cammino di Abramo! Sarà tempo di una nuova primavera per tutta l’umanità.

* Egidio Chiarellapubblicista-giornalista, collabora con il Ministero dell’Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo La nuova primavera dei giovani.

Chi volesse contattarlo può scrivere al seguente indirizzo email: egidio.chiarella@libero.it