Il Pensiero Amante

Francesca Pannuti propone una sintesi tra ragione e affezione per superare la crisi moderna

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ROMA, sabato, 7 luglio 2012 (ZENIT.org).- Nel secolo dei diritti e dell’esplosione tecnologica e scientifica che ruolo ha il pensiero amante? Quanto conta? Sta scomparendo? Oppure si sta ritrovando nel rapporto con Dio? Possono esserci motivazioni umane di sola ragione o ricerca materiale? Insomma può l’umanità crescere senza amore?

A queste ed altre domande ha provato a rispondere Francesca Pannuti con il libro “Il pensiero amante” edito da IF Press (www.if-press.com).

L’autrice riprende le parole di padre Tomas Tyn, il quale sosteneva che “una delle maledizioni dell’uomo contemporaneo, dei suoi disagi psichici e peggio ancora spirituali è appunto, diciamo così, la separazione, il divorzio violento tra intelligenza e affettività”.

Secondo la Pannuti, “ci sono diversi modi di interpretare la conoscenza e l’amore, i quali non riescono a dare ragione delle più profonde aspirazioni dell’uomo, pur tuttavia questi non si arrende mai al meno, ma è spinto sempre verso vette più elevate, verso realtà capaci di saziare la sua sete di vero, di bene e di bello”.

L’umanità è insoddisfatta, ridotta, quasi dimezzata, da una ragione puramente calcolante, ripiegata su ciò che è materiale o ingabbiata negli schemi scientifico-tecnico-matematici.

La Pannuti  esamina il pensiero di vari autori moderni e contemporanei sui temi della conoscenza e del rapporto tra ragione e volontà, e cerca di trovare risposte con l’aiuto di due giganti del pensiero filosofico come san Tommaso e san Bonaventura.

Nella prefazione al libro monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, ha scritto:

“Il pensiero che non ama non è pensiero; un amore senza pensiero è pura reattività.

Dal punto di vista critico ci fai entrare in uno dei punti più complessi della modernità: la separazione fra intelligenza ed affezione.

La ragione senza affezione si è trasformata in progetto di manipolazione e di possesso della realtà, soprattutto quella materiale, un sentimento senza ragione ha dato luogo ad una irresistibile reattività che ha avuto molto spesso il volto della violenza.

Se ci si mantiene in questa separazione, il cammino del pensare è sostanzialmente impossibile. Occorrerebbe dunque ritrovare quella sinergia tra ragione e sentimento che costituisce il cuore della metafisica classica ed insieme il tratto fondamentale dell'antropologia cristiana.

La rilettura che Francesca Pannuti compie dei grandi maestri del pensiero cristiano rivela una non comune capacità di penetrazione nel tessuto profondo del pensare e manifesta la possibilità di rinnovare anche oggi quella sintesi fra ragione ed affezione che è fondamentale per la vita e per il pensiero umano.

Il volume offre quindi due aspetti significativi: quello critico e quello teoretico; entrambe queste dimensioni sono mostrate insieme con profondità e semplicità.

Mi si è proposta, mentre procedevo nella lettura del libro, la grande domanda alla quale non possiamo non cercare di rispondere. Alla connessione profonda fra ragione ed affezione, che sola rende possibile un pensiero amante, a tale sinergia ci si deve educare.

Il libro mi ha fatto ricordare con una gratitudine infinita il cammino educativo che ho compiuto nell'esperienza straordinaria di Comunione e Liberazione.

Lì, la sapienza dei miei educatori mi ha aiutato a tenere aperta la ragione e a farla camminare verso il mistero, e non si cammina mai verso il mistero senza sentire una profonda affezione per esso, anche se rimane ancora enigmatico; e contemporaneamente sono stato educato a connettere continuamente il mio sentimento, nella varietà e nelle articolazioni del suo esistere, con la grande domanda di senso, di verità, di bellezza, di giustizia e di bene.

Sinteticamente, il reincontro fra ragione ed affezione è il frutto di una autentica educazione, umana e cristiana.

Il volume è uno stimolo sostanziale nel senso del recupero della dimensione educativa della fede, nell'esperienza reale della comunione cristiana”.