Il perché delle reazioni islamiche al discorso del Papa a Ratisbona

Secondo il teologo Olegario González de Cardedal

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SALAMANCA, giovedì, 2 novembre 2006 (ZENIT.org).- il professor Olegario González de Cardedal, uno dei teologi di lingua spagnoli più conosciuti al mondo, ritiene che l’impatto del discorso di Benedetto XVI all'Università di Ratisbona non si possa capire senza comprendere il clima di tensione attuale.



González de Cardedal, docente presso l’Università Pontificia di Salamanca, afferma che le reazioni che hanno avuto luogo dopo la conferenza magistrale del Papa in Germania, il 12 settembre, non sarebbero state possibili “se non ci fosse stata un’atmosfera precedente di tensione tra un Oriente che si sente sfruttato e un Occidente che si sente sfidato dall’islam”.

Il teologo ha segnalato alcuni problemi di fondo, come “il calo di natalità in Europa, che si rende dipendente dall’immigrazione”, la “perdita da parte dell’Europa della fiducia nei valori religiosi e morali che l’hanno sostenuta, basandosi ora su una democrazia solo formale”, e “il silenzio della cultura e della società di fronte a queste situazioni, la paura della parola”.

Ha portato un esempio della “paura della parola” nella conferenza pronunciata il 30 ottobre nell’aula magna dell’Università Pontificia di Salamanca: “Nell’Europa che ha chiesto la libertà d’espressione quando è scoppiato il caso delle caricature, praticamente nessuno si è posto in difesa del Papa all’inizio”.

Gli occidentali, ha detto, si aspettano dai musulmani “una crescita nella storicità della verità e della fede, che diversifichino gli ordini della realtà, che riconoscano i diritti, le libertà e la dignità della persona, che superino la violenza e il terrorismo e che comunichino la fede nella libertà, senza bisogno di dittature”.

Dall’altro lato, il mondo islamico presenta all’Occidente questioni come “il reclamo della dimensione religiosa dell’esistenza umana e la presenza pubblica di Dio, la coerenza dell’intera esistenza di fronte alla frammentazione che viviamo nella nostra società, l’importanza della preghiera nella vita quotidiana, la riaffermazione del digiuno nella nostra società della sazietà, l’apporto agli altri attraverso l’elemosina e il ritorno alle origini, a ciò che è fondamentale, che è ciò che significa il loro pellegrinaggio alla Mecca”.