Il perdono di Dio è "sì" per sempre

Vangelo della VII Domenica del Tempo Ordinario

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, giovedì, 16 febbraio 2012 (ZENIT.org).- Mc 2,1-12

Entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni.

Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta, un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”.

Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati se non Dio solo?”(…)Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico -: “Alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua”. Quello si alzò e subito presa la sua barella sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”.

Is 43,18-19.21-22.24b-25

Così dice il Signore: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi… Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati”.

2Cor 1,18-22

Fratelli, Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è “sì” e “no”. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu “sì” e “no”, ma in lui vi fu il “sì”. Infatti tutte le promesse di Dio in lui sono “sì”.

Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?” (Mc 2,7).

E’ meraviglioso quello che il perdono divino opera nella coscienza di chi ha commesso il peccato: dopo il peso opprimente della tristezza, ecco “una cosa nuova”, fresca e leggera che “germoglia”; e al posto dell’aridità disorientata del cuore, ecco “una strada nel deserto” e “fiumi nella steppa” (Is 43,19).

Sì, questo è il sacramento della Confessione, perché (dice il Signore Gesù): “Io, io cancello i tuoi misfatti per amore di me stesso, e non ricordo più i tuoi peccati(Is 43,25).

Ecco, una bella illustrazione degli effetti “clinici” della Confessione:

Solo Cristo ha il potere di guarire ogni nostra ferita, solo Lui può fare definitivamente luce sulle nostre tenebre. A differenza del più attrezzato e competente degli psicoterapeuti, Cristo non ottiene soltanto la cicatrizzazione, ma – come un grande chirurgo plastico – è in grado di restituire, ai tessuti lacerati, la precedente integrità e bellezza” (Tiziano Soldavini, Il perdono guarisce, Introduzione).

Sono profondamente convinto che tutto ciò sia vero, eppure, per la mia stessa esperienza di confessore, mi domando: perché in molti casi di peccato grave, come l’aborto, il perdono divino “conserva sempre un che di fragile e precario, lasciando inalterata la stessa modalità reattiva davanti ad una nuova delusione, all’ennesima offesa, a un’altra vicenda negativa e stressante della vita” (id.)?

In altre parole: perché la valida assoluzione del sacerdote non sempre libera in maniera definitiva la coscienza dal peso del peccato commesso e perdonato?

Lo dico col Vangelo: l’anima paralitica, con determinazione era riuscita a sfondare il tetto dei suoi timori, e, affidandosi alla fede della Chiesa, si era calata umilmente ai piedi del Signore in confessionale, tornando poi a casa piena di gioia..con la barella in mano. Perché poco a poco è riaffiorata la paralisi?

Dio dice: “non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!” (Is 43,18), e questa è la Sua promessa che ciò che è stato non sarà più un ricordo opprimente: perché allora la memoria continua dolorosamente a gravare sul cuore?

Con san Paolo: se “tutte le promesse in Dio sono“sì”” (2Cor 1,20), perché il perdono spesso diventa un ““sì” e “no””?

Si possono dare due risposte che costituiscono insieme un’unica soluzione: anzitutto la guarigione profonda della ferita generata dal peccato grave, è frutto graduale (e certo) di un’intensa relazione di amicizia con Dio, esercitata giorno per giorno nella fede e nell’amore, alimentata dai Sacramenti, dalla Parola e dalla preghiera, e verificata nelle opere buone richieste dalla divina volontà, secondo il proprio stato di vita. Tutto ciò, se possibile, con il sostegno di un padre spirituale da incontrare regolarmente.

Inoltre ritengo che là dove psicologicamente sia impossibile “non pensare più alle cose antiche” (Is 43,18) (come può una donna dimenticare il giorno drammatico dell’aborto?), la soluzione va cercata e trovata ancora nel rapporto personale con il Signore Gesù. Occorre sforzarsi di “pensare secondo Dio e non secondo gli uomini”, dicendo un “” pieno al mistero di sofferenza e di morte del Figlio di Dio che si rinnova e completa nella propria storia, e non fare come Pietro che si ribellò dinanzi alla prospettiva del dolore del suo Signore e Maestro (Mc 8,33).

Dio ha deciso di trionfare sul male assumendolo e trasformandolo in salvezza umana con la forza dell’amore. I credenti possono contribuire a quest’opera della Redenzione vivendo e offrendo le proprie sofferenze, come e in Cristo.

In tal modo ogni ferita sanguinante diventa fonte di grazia e di salvezza, dalla quale può scaturire persino gioia pura.

Nella sofferenza, ciò che importa non è liberarsene, ma volgerla al bene della santificazione personale e del mondo intero, mediante l’offerta in Cristo e una volontà di abbandono fiducioso e totale nelle braccia della Misericordia del Signore.

Così il perdono di Dio viene sperimentato realmente per ciò che è: un “” definitivo e totale di Dio che restituisce integrità e Bellezza alla propria vita.

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E' diventato carmelitano nel 1987. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.