Il personalismo cristiano unisce i centri e gli istituti di Bioetica

Intervista al vicepresidente della "Pontificia Accademia per la Vita”

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CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 28 giugno 2004 (ZENIT.org).- Fra il 21 e il 22 giugno scorsi si è svolto a Roma presso l’Università cattolica del Sacro Cuore il secondo congresso dell’ “International Federation of Centres and Institutes of Bioethics” (FIBIP).



Il tema del congresso internazionale è stato “Prospect of Personalism in Bioethics”.

Per meglio conoscere l’importante associazione di Centri e Istituti di Bioetica e approfondire la conoscenza del Personalismo cristiano, ZENIT ha intervistato monsignor Elio Sgreccia, Presidente della (FIBIP) e vicepresidente della “Pontificia Accademia per la Vita”

Che cosa si intende per personalismo cristiano?

Monsignor E. Sgreccia: Da quando 20 anni fa, la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore decise di dare il via all’Istituto di Bioetica è stata fatta una scelta di contenuto costruttiva e solida, e cioè mettere al centro della riflessione di bioetica, la dignità della persona umana, riconosciuta in ogni essere umano dalla fecondazione alla morte naturale, in tutte le condizioni di vita, malattia, vicinanza alla morte, handicap.

Questa concezione corrisponde alla posizione del personalismo cristiano soprattutto dal punto di vista ontologico che riguarda l’essere umano che deve essere valorizzato, e promosso. Questa scelta sempre di più si è rivelata come una scelta di fondo imprenscindibile e caratterizzante.

Esistono altre scuole di bioetica che si dicono anche più orientate verso la libertà...

Monsignor E. Sgreccia: La libertà non sussiste senza responsabilità. Per esempio una famiglia che si costruisce in libertà senza responsabilità vuol dire che è aperta al divorzio, all’aborto, alle unioni di fatto o addirittura alle unioni omosessuali.

Non esiste libertà senza l’impegno responsabile verso gli altri essere umani, per questo motivo la libertà del personalismo è una libertà onorata e carica di responsabilità.

Esiste anche una corrente di pensiero che si definisce utilitaristica...

Monsignor E. Sgreccia: L’utilitarismo guarda alla soluzione dei problemi, ai malati di cancro o ai malati terminali, solo in funzione dell’utilità e così propone l’eutanasia ed il non accesso a certe cure o interventi chirurgici per anziani.

L’utilitarismo valuta persone e cure in funzione dell’economicità. Per questo propone di prendere degli embrioni umani perché potrebbero essere utili a produrre farmaci, o per produrre linee cellulari, tutto ciò senza rispettare la dignità umana.

Ci opponiamo anche al cosiddetto contrattualismo dove l’etica sta dove sta la maggioranza. Facendo un contratto tra gli agenti sociali si finisce per travolgere chi nella società non ha voce e cioè i bambini, i malati, gli anziani, i malati di mente, i disabili.

Persone queste che non possono contrattare, mentre ci sono persone che trattano per loro e a loro danno. Questo panorama culturale così vario e diverso ha bisogno di dialogare con il personalismo che è una concezione di pensiero forte, per un dialogo impegnato che voglia apprezzare tutto l’uomo e tutti gli uomini, per il bene comune che non è solo il bene della maggioranza, ma il bene di tutti attraverso il bene di ognuno senza trascurare nessuno soprattutto chi è più bisognoso.

Cosa c’entra il personalismo con la Federazione dei Centri di Bioetica?

Monsignor E. Sgreccia: Il personalismo è la piattaforma culturale su cui si sono trovati diversi centri di Bioetica, tra cui la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ed altri centri di Argentina, Cile, Stati Uniti ecc.

E’ nata dalla spontanea volontà di mettersi insieme. Costituita l’anno scorso, poi ufficializzata come Federazione dei Centri e degli Istituti di bioetica (FIBIP) ha assunto come base comune il personalismo cristiano. La Federazione conta sull’adesione formale di 31 centri presenti nei cinque continenti. Abbiamo ricevuto delle nuove richieste di adesione che stiamo esaminando.

Accanto a questo organismo abbiamo organizzato due giornate di studio per vedere come attraverso il personalismo possiamo affrontare taluni problemi, non solo quelli di bio-medicina che pure sono molti, ma anche quelli dell’educazione sanitaria, quelli dell’economia sanitaria quelli dell’ecologia, quelli del bio-diritto.

E’ appena stata varata la Costituzione europea, e soprattutto sulla concezione della famiglia e sulla menzione delle radici cristiane, non sembra proprio andare nella direzione del personalismo cristiano. Qual è il suo parere in proposito?

Monsignor E. Sgreccia: Penso che questa Costituzione non rispetti l’Europa nella sua realtà, perché dal punto di vista oggettivo è carente culturalmente e non dice la verità. L’Europa ha un rapporto plurisecolare e plurigenerazionale con la tradizione cristiana. Negare questo è un falso storico e culturale.

Inoltre non pronunciarsi su valori decisivi come quelli relativi alla famiglia che è la cellula fondamentale della convivenza civile e sociale. Non sottolineare il rispetto della vita dalla procreazione fino alla morte naturale, il non fare riferimento a questi valori forti significa prefigurare un Europa che mancherà di strumenti culturali adeguati per la sua costruzione.

Si sa per esempio che l’Europa in termini demografici si sta suicidando: le percentuali di fertilità sono molto basse, la crescita è sotto zero, assistiamo al fenomeno delle culle vuote. E’ chiaro che i figli nascono dalle famiglie. Destabilizzare le famiglie significa minare il processo di procreazione, non difendere le famiglie e la vita vuole dire non prefigurare un Europa del futuro.

E’ ben noto che anche l’economia non può fare a meno di una famiglia solida e di tanti figli. Diversi premi nobel hanno dimostrato che un’economia è solida quando c’è un numero sufficiente di figli che nascono famiglie solide.

L’immigrazione ci sta aiutando, ma la popolazione europea sta arretrando. L’Europa deve scegliere se vuole essere un vecchio continente di cui rimangono solo i ruderi, oppure vuole essere un’Europa nella continuità e mettere a confronto il capitale umano con le altre culture.

E’ evidente che la perdita degli europei sarebbe una perdita per tutto il mondo. Le qualità culturali e civili dell’Europa si sono sviluppate grazie al cemento interiore della fede cristiana. E’ un vero peccato vedere la Costituzione nascere sotto il vento della secolarizzazione, un vento che mi auguro stia passando.

Nella Costituzione Europea viene citata la Carta della terra, che alcuni studiosi cattolici come Michael Schooyans definiscono neopagana. Lei che ne pensa?

Monsignor E. Sgreccia: Penso analogamente che la Carta della Terra soffra di un approccio biocentrico, dove l’uomo è un elemento tra gli altri, definito addirittura come il più dannoso della biosfera.

Invece penso che per custodire la Terra e mantenerne il suo grande patrimonio occorre che si esalti la responsabilità umana, perché l’unico essere responsabile per gli altri esseri è l’uomo: non si può fare a meno della sua umanità e della sua responsabilità. Voler rifiutare l’attività dell’uomo nell’universo significa lasciare alla deriva il patrimonio di tutte le varie forme di vita.