Il popolo armeno e la sua incrollabile fede cristiana (Prima parte)

Intervista a padre Tovma Khachatryan, responsabile della Chiesa Apostolica Armena in Italia, a pochi giorni dal Natale, celebrato dagli armeni il 6 gennaio

Roma, (Zenit.org) Federico Cenci | 1065 hits

Prima nazione ad adottare il Cristianesimo come religione di Stato, l’Armenia è stata sottoposta nel corso dei secoli a vicissitudini tali da temprare nella sofferenza l’identità nazionale e la fede cristiana del suo popolo. Sofferenza che ha echi recenti. Soltanto agli inizi degli anni '90, con l’ottenimento dell’indipendenza dell’Armenia dall’Unione Sovietica, venne gradatamente recuperato dall’oblio della memoria storica il Genocidio Armeno, consegnando all’opinione pubblica una realtà atroce consumatasi a partire dal 1915, in cui decine di migliaia di armeni furono deportati e uccisi dalle autorità turche. Intere regioni dell’Impero Ottomano abitate per secoli da popolazioni armene furono così falcidiate.

Come ogni genocidio, anche quello subito dagli armeni generò una diaspora. Molti di loro trovarono in Italia, antica terra d’accoglienza, un luogo sicuro e ospitale in cui piantare nuove radici. L’integrazione fu rapida, ma ciò non impedì ai nuovi arrivati di mantenere vivo il legame con le loro tradizioni, che si snodano intorno a una peculiare lingua madre e a una Chiesa salda nel suo antico zelo religioso. A Milano, in via Jommelli, si trova l’unica parrocchia italiana della Chiesa apostolica armena. Il suo parroco, padre Tovma Khachatryan, ha parlato a ZENIT della Chiesa di cui fa parte, di dialogo ecumenico, del “Grande Male” del 1915 e della comunità armena in Italia, che in questi giorni si sta preparando per celebrare il Santo Natale, che la Chiesa Armena - conservando un’antica usanza cristiana - celebra il 6 gennaio.

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Come nasce la Chiesa Apostolica Armena e in cosa si differenzia da quella cattolica? 

Padre Tovma: La Chiesa Apostolica Armena è stata fondata da due apostoli di Nostro Signore, da San Taddeo e da San Bartolomeo, ed è per questo motivo che si chiama “Apostolica”. Di seguito, nel 301, grazie a San Gregorio Illuminatore e al re Tridate III la Cristianità è stata proclamata religione di Stato nella nostra cara Armenia. La Chiesa Apostolica Armena, con il volere di Nostro Signore, è la religione storica, tradizionale e ufficiale degli armeni. Desidero elencare alcune particolarità della nostra Chiesa con le sue massime festività: il Santo Natale, la Pasqua, la Trasfigurazione di Cristo, l’Assunzione di Maria Vergine e la Liberazione della Croce. Diversamente dalle altre Chiese Sorelle, noi festeggiamo il Santo Natale il 6 di gennaio. Nel seno della Chiesa Apostolica Armena ci sono due diverse categorie di sacerdoti; preti sposati e celibi. A differenza dei primi i secondi possono elevarsi nei gradi sacerdotali, divenendo Vardapet (Dottore della Chiesa Armena), vescovi e possono essere eletti Katolicos. La Nostra Santa Messa, che noi siamo abituati a chiamare “Divina Liturgia”, è cantata e dura circa due ore, ed è fondata sulle liturgie di San Basilio e di San Giovanni Crisostomo. Abbiamo sette Sacramenti, dei quali i primi due - il Battesimo e la Cresima - sono concessi dopo otto giorni dalla nascita del bambino e di seguito danno pure la possibilità di somministrare la Santa Comunione. Normalmente il mercoledì e il venerdì, sono due giornate di digiuno nella nostra Santa Chiesa, e molto seguito ha anche la Quaresima. Nel nostro Calendario Liturgico sono ricordati tutti i Santi Cristiani Ecumenici, i quali sono stati martirizzati fino al Concilio di Calcedonia, dopodiché seguono esclusivamente i Santi Armeni. Negli ultimi tempi, con l’intercessione e la Carità dello Spirito Santo, le Chiese non desiderano parlare delle differenze ma seguono il pensiero di Sant’Agostino: “Unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte”.

Foste anche considerati monofisiti, attribuzione che tuttavia avete sempre rifiutato. Vero?

Padre Tovma: La risposta a questa domanda è naturalmente legata alla logica della prima: sì, la nostra Santa Chiesa, come le altre Chiese Antiche Orientali - copta, etiopica, siro-giacobita e indo-malacara -, non ha aderito al Concilio di Calcedonia. Questo gruppo di Chiese sono conosciute con il nome di “Antiche Chiese Orientali” oppure con la denominazione di “Ortodosse Orientali”. Però non riconoscere il Concilio di Calcedonia non significa essere “monofisiti”. La Santa Chiesa Apostolica Armena, assieme alle altre chiese orientali annoverate, ha riconosciuto i primi tre concili compreso quello di Efeso del 431, e durante tutta l’evoluzione della sua teologia rimase fermamente fedele alla formula “cirilliana” cioè “una sola natura incarnata nel Verbo di Dio”: “Dio perfetto quanto alla sua divinità, uomo perfetto quanto alla sua umanità, la sua divinità e unita alla sua umanità nella persona dell’unigenito Figlio di Dio, in una unione che è reale, perfetta, senza confusione, senza divisione, senza alcuna forma di separazione”. E per far tacere ogni perplessità desidero rimandare al testo dell’Accordo-Dichiarazione comune firmato nel 1996 fra il Sommo Pontefice Beato Giovanni Paolo II e il defunto nostro Catolikos Gareghin I, per dissipare “molti dei malintesi ereditati dalle controversie e dai dissensi del passato”.

A proposito dell'Accordo-Dichiarazione citato, quanto l’impegno ecumenico ha contribuito, nel corso degli ultimi decenni, a riavvicinare la vostra Chiesa e Roma?

Padre Tovma: Lo sviluppo del dialogo ecumenico, segna dei progressi palpabili non solo fra la Chiesa Cattolica e quella Armena ma con tutte le altre Chiese interessate a questa coesistenza fraterna, e in modo particolare serve a risolvere problematiche che ormai hanno più secoli di vita. Potrei tranquillamente dichiarare che le due Chiese, quella Cattolica e quella Apostolica Armena, oggi si trovano in una posizione di altissimo livello in quanto ad amicizia e fratellanza, nel senso cristiano del termine. Sarebbe sufficiente ricordare la duplice presenza di S.S. Gareghin II e il Presidente della Repubblica dell’Armenia, Serge Sarkssian, all’inizio del pontificato di papa Francesco, nel marzo del 2013. Inoltre l’apertura dell’Ambasciata della Repubblica Armena presso la Santa Sede nel mese di settembre del 2013 è venuta a rafforzare di più le relazioni anche formali fra la nostra Patria e la Santa Sede. Negli anni scorsi, con l’invito delle autorità vaticane, sono venuti a Roma e in altri centri cristiani d’Occidente numerosi sacerdoti armeni per perfezionare la propria preparazione teologica e filosofica. Numerosi fedeli e sacerdoti delle diverse diocesi sono graditissimi ospiti in Armenia e molto di sovente vengono ricevuti personalmente anche da S.S. Il Catolicos, per ricevere le sue paterne benedizioni. Dobbiamo incessantemente pregare per l’unità delle nostre Sante Chiese.

Recentemente Papa Francesco ha usato l’espressione “ecumenismo del sangue” per indicare che le persecuzioni accomunano le varie confessioni cristiane nel mondo. È un’espressione forte ed anche uno sprone affinché si compiano dei passi concreti verso l’unità dei cristiani, non crede?

Padre Tovma: Le paterne attenzioni e insistenze del Santo Padre sono delle verità dei nostri giorni molto utili in questi periodi di preoccupanti decadenze e di scivolamenti. Per un tragico esempio ricordiamo la situazione dei cristiani della Siria. Decine di migliaia di armeni scampati al Primo Genocidio del XX secolo, perpetrato da parte del Governo turco di allora, si rifugiarono nell’ospitale terra della Siria, riuscendo a rifarsi la propria vita nazionale e vivere la propria cristianità grazie alla buona volontà del popolo siriano. E oggi, con grande rammarico, come sacerdote armeno e cristiano, vedo polverizzarsi l’entità spirituale, culturale ed etnica delle nazioni cristiane, con l’annientamento delle loro istituzioni interne, per colpa di interventi militari esterni. Vengono distrutte ogni giorno vite innocenti che non hanno nulla a che vedere con le lotte delle “strane” fazioni sul campo. Penso che su questi tragici temi, l’intervento del Santo Padre sia essenziale come essenziale deve essere l’unità di tutti i cristiani. Ricordiamo sempre le parole di San Paolo quando si riferiva ai diversi arti dello stesso corpo: dobbiamo avere cura l’uno dell’altro.