Il Premio Strega negli anni Duemila

Alessandro Piperno si aggiudica l'edizione del 2012

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di Antonio D’Angiò

ROMA, sabato, 7 luglio 2012 (ZENIT.org).- Giovedì 5 luglio, al Ninfeo di Villa Giulia a Roma, è stato assegnato il 66esimo Premio Strega, considerato il premio letterario italiano più importante. I cinque finalisti sono stati:

Gianrico Carofiglio, anni 51, pugliese, con “Il silenzio dell’onda” edito da Rizzoli.

Marcello Fois, anni 52, sardo, con “Nel tempo di mezzo” edito da Einaudi.

Lorenza Ghinelli, anni 31, romagnola, con “La colpa” edita da Newton Compton.

Alessandro Piperno, anni 40, laziale, con “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi” edito da Mondadori.

Emanuele Trevi, anni 48, laziale, con “Qualcosa di scritto” edito da Ponte alle Grazie.

Prima di parlare dell’autore e dell’opera vincitrice, si vuole qui, più semplicemente, provare a fare una breve analisi numerica di alcune caratteristiche anagrafiche, geografiche, editoriali dei vincitori delle dodici annate precedenti a quest’ultima, cioè partendo dal 2000 sino al 2011; un periodo che ha rappresentato, rispetto ai decenni precedenti, una decisa inversione di tendenza in particolar modo rispetto all’età anagrafica dei vincitori. E poi, infine, fare un confronto con il vincente 2012.

Nelle cinquantatre edizioni dal 1947 al 1999 l’età media dell’autore vincitore dello Strega è stata di circa 54 anni e mezzo. Prendendo a riferimento il 2000, quindi le ultime dodici edizioni, l’età media si è ridotta a 47 anni e mezzo.

Dal punto di vista della regione geografica che ha dato i natali all’autore vincente (o, per chi è nato all’estero, nella quale vive), si sono presentate: quattro “vittorie” del Lazio (Mazzantini, Mazzucco, Ammaniti, Pennacchi), tre del Piemonte (Ferrero, Riccarelli, Giordano), due della Toscana (Veronesi e Nesi), una della Campania (Starnone), una della Liguria (Maggiani) ed una del Veneto (Scarpa). Quindi, tranne che in un caso, tutte regioni del centro-nord.

Per quanto concerne, invece, le case editrici risultate vincitrici nei dodici anni analizzati si sono avute: cinque vittorie Mondadori (Mazzantini, Mazzucco, Ammaniti, Giordano, Pennacchi); due rispettivamente per Einaudi (Ferrero, Scarpa), Feltrinelli (Starnone, Maggiani) e Bompiani (Veronesi, Nesi) e una sola per Rizzoli (Mazzucco).

Per l’aspetto, infine, della differenza di “genere” maschio / femmina, sono state due le vittorie femminili (Mazzantini, Mazzucco) in dodici anni, sostanzialmente con la stessa frequenza delle cinquantatre annate precedenti.

Non considerando, quindi, il valore letterario delle storie narrate e degli autori, guardando agli anni dal 2000 al 2011 solo in termini numerici, si può dire che un libro edito da Mondadori, di un autore di sesso maschile, nato nel Lazio, con un’età compresa tra i quaranta e i cinquanta anni, è una buona approssimazione del vincitore “tipo” dello Strega degli anni Duemila.

Tra i cinque finalisti 2012, quelli che più avevano le caratteristiche sopra elencate erano Alessandro Piperno ed Emanuele Trevi. E, giovedì sera, Alessandro Piperno, con il romanzo “Inseparabili” ha vinto, di misura, su Emanuele Trevi. Confermando anche, in questo modo, la tendenza a un progressivo abbassamento dell’età media del vincitore (più giovani di lui sono stati solo Paolo Giordano a 26 anni e Melania Mazzucco a 37) che si manifesta dal duemila in poi.

Messa in risalto questa singolare ricorsività, l’opera di Piperno entra nel palmares dello Strega, anche perché, riteniamo, quello premiato è il secondo libro di un dittico avviato a ottobre 2010 con “Persecuzione”.

I due libri (in totale oltre 750 pagine) raccontano la storia, lungo circa un trentennio, di una famiglia ebrea benestante, marito medico, la moglie Rachel dedita totalmente alla famiglia (pur essendo anche lei medico) e ai due figli, Filippo e Samuel. La loro vita è travolta – descritta nelle pagine iniziali di “Persecuzione” - durante l’ora di cena di un 13 luglio 1986 quando il telegiornale annuncia in diretta che il famoso primario Leo Pontecorvo è accusato di aver scambiato lettere depravate con la fidanzatina minorenne del suo secondogenito tredicenne.

Nel progressivo sfaldarsi della famiglia, che vedrà incontrare i fratelli a distanza di anni al funerale della madre nelle pagine conclusive di “Inseparabili”; la descrizione che Piperno fà di Rachel in un breve passaggio suona come un utile monito, in particolare per tutti i figli: “E mica era colpa sua se, ai diritti invocati dalla gente (diritto al lavoro, diritto al piacere, diritto ad avere un figlio anche se la natura ha deciso che non puoi averne, anche se ormai, alla tua età veneranda, il meglio che ti possa capitare è di essere la nonna del tuo frugoletto), lei aveva sempre preferito l’ostinata pratica dei doveri. Non c’era niente che la facesse più imbizzarrire di chi non fosse disposto a sacrificare se stesso in nome di un impegno da rispettare.”

Perché Piperno, nel chiudere l’opera raccontando del piccolo gesto di riconciliazione tra fratelli che consente un breve riavvicinamento a distanza di anni, mostra in forma letteraria la complessità di quella relazione tra fratelli che, come evidenziato nelle stesse settimane in un saggio di una psicoterapeuta statunitense (Jeanne Safer), in quasi la metà dei casi si presenta in forma di rivalità o distanza.

Rivalità o distanza che potremmo dire, a prescindere, dal senso del dovere che spesso i genitori intendono mostrare.