Il presente e il futuro della televisione cattolica oggetto di un Congresso

L’Arcidiocesi di Madrid si è offerta di ospitare l’evento

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CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 25 ottobre 2005 (ZENIT.org).- La conoscenza reciproca e lo scambio di informazioni ed esperienze tra quanti operano nel settore televisivo cattolico è il primo degli obiettivi che l’Arcivescovo John P. Foley, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ritiene debba avere il Congresso Mondiale della Televisione Cattolica, attualmente in preparazione.



Intervenendo questo martedì presso il Palazzo San Carlo, che si trova all’interno della Città del Vaticano, in occasione dell’organizzazione del Comitato per il Congresso, il presule statunitense ha affermato che questo avvenimento dovrà “fare molto di più che studiare la storia del coinvolgimento della Chiesa nella televisione, che – purtroppo – è stato troppo limitato”.

Monsignor Foley ha infatti ricordato che il Vaticano ha avuto la possibilità di trasmettere programmi televisivi prima dell’Italia, visto che i Francesi avevano donato a Papa Pio XII un sistema in SECAM (SEquentiel Couleur A Mémoire = sistema a colori sequenziale a memoria, ndr), ora utilizzato in Francia, Russia e l’ex Africa Occidentale francese.

“Poiché in Italia quasi nessuno aveva un sistema televisivo, non c’era nessuno al quale il Vaticano potesse trasmettere programmi, per cui il primo sforzo televisivo vaticano è finito lì”, ha osservato l’Arcivescovo, sottolineando tuttavia come con il Centro Televisivo Vaticano, istituito da Papa Giovanni Paolo II nel 1983, la Santa Sede abbia ora “uno splendido centro attraverso il quale può servire il mondo”.

“Cosa stiamo cercando di fare in un Congresso mondiale sulla televisione cattolica?”, si è quindi chiesto il Presidente del Pontificio Consiglio, individuando sei obiettivi principali.

In primo luogo, ha spiegato Foley, il Congresso “aiuterebbe tutti noi a conoscerci – a scambiarci esperienze e anche a vedere se possiamo scambiare le nostre produzioni”.

“E’ possibile definire un ruolo per la televisione cattolica che integrerà e non sfiderà ciò che viene fatto sui principali canali televisivi pubblici o privati?”, si è chiesto in seconda istanza, sottolineando come non si vogliano “danneggiare quei giornalisti che hanno aiutato la religione in generale e la Chiesa cattolica in particolare per così tanti anni”.

“In terzo luogo, possiamo creare reti che possano condividere programmi di qualità ma non interferiranno con la programmazione locale con un appello più diretto al pubblico? Quarto, come possono i canali satellitari, la televisione di trasmissioni dirette e Internet essere integrati in una politica globale sulle comunicazioni per la Chiesa?”, ha proseguito.

L’Arcivescovo si è quindi chiesto “quale dovrebbe essere la natura delle stazioni o delle reti televisive cattoliche”. “Dovrebbero essere devozionali, orientate al servizio, informative – o un po’ di tutto? Dovrebbero essere sostenute attraverso la pubblicità o mediante donazioni dirette degli spettatori – o entrambe le cose?”.

“Sesto, come può essere misurata l’efficacia della televisione religiosa – sui canali pubblici o sulle reti cristiane? Stiamo fornendo un servizio per tutti, stiamo evangelizzando o stiamo ‘salvando il salvabile’ – raggiungendo quanti sono già convinti e fornendo loro altro nutrimento spirituale?”.

Il Congresso che si sta organizzando, ha ricordato monsignor Foley, comprenderà “non solo reti e stazioni televisive cattoliche, ma anche case di produzione cattoliche che forniscono materiale per queste stazioni e queste reti”.

“Personalmente – ha osservato –, penso che sarebbe una buona idea includere anche gli uffici religiosi delle reti televisive pubbliche che hanno fatto molto per la Chiesa cattolica e per la religione in generale nel corso degli anni e che ora stanno affrontando severe limitazioni finanziarie a causa della mutata natura delle reti che rappresentano e dell’intera industria della comunicazione”.

L’Arcivescovo Foley si è detto grato per il fatto che l’Arcidiocesi di Madrid si sia offerta di ospitare il Congresso: “sappiamo bene che i cattolici che parlano spagnolo sono i più numerosi, ma anche che gli ispanofoni del mondo sono sotto una sorta di ‘assedio spirituale’ da parte delle sette cristiane fondamentaliste”, ha denunciato.

Ricordando che pochi giorni fa Bill Gates, il fondatore di Microsoft, ha predetto che nell’arco di pochi anni non ci sarà alcun bisogno di servizio televisivo o telefonico indipendente da Internet, Foley ha concluso il suo intervento affermando che nello studiare il futuro della televisione cattolica bisogna considerare quale sarà il futuro della televisione stessa e come si potrà “anticipare e non semplicemente reagire a quello che sarà la realtà delle comunicazioni tra dieci anni”.

Il Congresso in preparazione è stato anticipato da un primo incontro con alcuni canali televisivi cattolici svoltosi a Madrid il 13 e il 14 febbraio scorsi, presieduto dal Vescovo Renato Boccardo, attualmente Segretario Generale dello Stato della Città del Vaticano, con l’obiettivo di proporre un “ideario” di ciò che dovrebbe essere una televisione cattolica (Le televisioni cattoliche del mondo cercano un “ideario” comune , ZENIT, 22 febbraio 2005).

Monsignor Boccardo ha affermato che nel prossimo Congresso “si rifletterà sulle idee costitutive, portanti, di un progetto di televisione cattolica e, allo stesso tempo, si vorrà vedere come si potrà collaborare insieme”.

Secondo l’ex Segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, non c\'è nulla che sia estraneo alla visione della Chiesa. Si tratta quindi “di trasmettere una visione cristiana della realtà, nel bene e nel male”.