Il Regno Unito attenua le norme contro l’odio religioso

Il Governo britannico battuto in Parlamento

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LONDRA, sabato, 11 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Lo scorso 31 gennaio, il Parlamento britannico ha attenuato le disposizioni contenute in un disegno di legge contro l’odio razziale e religioso, dando luogo ad una delle rare sconfitte parlamentari del Governo laburista. Con due votazioni, la Camera dei comuni ha battuto il Governo; la prima per 10 voti, la seconda per uno solo voto, secondo quanto riportato dal quotidiano Independent il giorno seguente.



I deputati hanno accolto alcuni emendamenti significativi, corrispondenti alle modifiche richieste nel corso del dibattito dell’ottobre scorso alla Camera dei Lord. In tale sede la proposta del Governo è stata emendata da una larga maggioranza di 149 voti.

Il disegno di legge propone di considerare reato l’incitamento all’odio per motivi religiosi, attuato sia verbalmente che per iscritto, sia in pubblico che in privato. Originariamente la legge proposta dal Governo contemplava come reato anche l’insulto e l’ingiuria, nonché le minacce verbali e comportamentali. La proposta originale considerava reato persino l’atto non doloso, non intenzionale, di incitamento all’odio.

La legge come approvata dal Parlamento prevede che per configurarsi reato deve esservi stata minaccia verbale espressa o mediante comportamento concludente, mentre prima si parlava di “minaccia, insulto e ingiuria”. Dovrà essere anche necessario dimostrare l’intenzione di voler commettere tale reato. Il giorno del voto parlamentare, diverse centinaia di manifestanti si sono radunati nei pressi del palazzo per protestare contro ciò che consideravano una restrizione ingiustificata della libertà di espressione.

Il Governo ha tentato di superare l’opposizione accettando modifiche dell’ultimo minuto, secondo quanto riportato dalla BBC il 26 gennaio. Ha accettato di regolare l’incitamento all’odio religioso con un atto normativo separato, anziché riunirlo insieme alle disposizioni contro l’odio razziale. Ha inoltre accettato di considerare imputabile una persona solo per dolo o colpa. Ma i cambiamenti non sono bastati a placare le critiche.

La legge è stata attaccata da una grande varietà di persone e organizzazioni. I comici temevano di non poter più fare satira religiosa. I promotori dei diritti civili erano preoccupati per le restrizioni alla libertà d’espressione, e diverse organizzazioni religiose consideravano la legge eccessivamente restrittiva.

Un editoriale apparso il 31 gennaio sul quotidiano Guardian, osserva che questo è stato il terzo tentativo del Governo, sin dal 2001, di far passare una legge in materia. I suoi precedenti tentativi erano falliti a causa dell’opposizione nella Camera dei Lord.

Secondo l’editoriale, la proposta del Governo “mette sullo stesso piano la minaccia materiale o derivante da un comportamento, da cui i credenti devono essere salvaguardati, e l’insulto e l’ingiuria contro la fede religiosa, che è una componente necessaria di una società aperta”.

Un altro problema è che il disegno di legge manca di “distinguere adeguatamente tra il credente, che va tutelato in quanto persona, e la credenza, che può essere attaccata, messa in questione e in ridicolo da parte di altri, finanche ad arrivare a causare offesa ai credenti”.

Difendere la libertà di espressione

Il Christian Institute, un’organizzazione evangelica, ha accolto favorevolmente i cambiamenti apportati al disegno di legge. In una conferenza dello scorso agosto, ha spiegato le ragioni della sua opposizione alla proposta di legge. L’Istituto ha affermato che tale normativa avrebbe inficiato la libertà d’espressione e posto le autorità governative e giudiziarie nelle condizioni di giudicare nel merito delle convinzioni religiose dei cittadini.

L’Istituto ha peraltro osservato che la tutela esiste già, per tutte le persone a prescindere dalla religione professata. Secondo il diritto britannico, l’incitamento al crimine è già contemplato come delitto, anche per i casi che riguardano convinzioni religiose. E nel 2001 il Parlamento ha approvato norme che stabiliscono aggravanti in caso di offese alla religione. Altro problema è quello della litigiosità di alcuni gruppi religiosi, che potrebbero usare come arma, la minaccia della denuncia per presunto incitamento all’odio, ha avvertito l’Istituto.

Il 31 gennaio, un gruppo di umanisti, secolaristi, musulmani e cristiani evangelici ha scritto una lettera pubblicata sul quotidiano Telegraph, in cui chiede ai parlamentari di votare contro la proposta di legge.

Tra i firmatari della lettera figurano in particolare due musulmani, Ghyasuddin Siddiqui, leader del Parlamento musulmano, e Manzoor Moghal, del Forum musulmano. La loro visione contrasta con la posizione del Consiglio musulmano britannico. Questo Consiglio, solitamente considerato tra le organizzazioni islamiche più rappresentative del Paese, ha sostenuto la normativa proposta, secondo il Telegraph.

Tra gli altri firmatari della lettera vi sono Keith Porteous Wood, direttore esecutivo della National Secular Society, e rappresentanti della Associazione umanista britannica, del Christian Institute e dell’Alleanza evangelica.

“In qualità di persone con una forte convinzione religiosa, conosciamo la facilità con cui si può offendere coloro con cui non si è d’accordo e la facilità con cui si può essere offesi dalle parole degli altri”, si afferma nella lettera. “Ma noi riconosciamo anche che una società libera deve prevedere la possibilità di discutere, criticare, promuovere, insultare e persino di ridicolizzare le convinzioni e le pratiche religiose, in modo da assicurare un’ampia possibilità - senza arrivare alla violenza o all’incitamento alla violenza o ad altri crimini - di affrontare queste questioni”.

Quando il disegno di legge è stato discusso nella Camera dei Lord lo scorso ottobre, numerosi articoli di stampa mettevano in evidenza i problemi che questa normativa potrebbe generare. Il 12 ottobre il Guardian ha riferito che un’organizzazione protestante evangelica, la Christian Voice, ha avvertito che avrebbe preso in considerazione di utilizzare la nuova legge per denunciare le librerie che vendono il Corano, con l’accusa di incitamento all’odio contro la religione.

L’esperienza in Australia

Il 23 ottobre, il Sunday Times ha osservato che la legge potrebbe essere strumentalizzata ad esempio da stregoni e satanisti al fine di indirizzare le indagini della polizia contro chi esprime critiche nei loro confronti. Una eventualità che ha trovato concreti riscontri in Australia, come riferisce l’articolo.

In effetti, l’esperienza australiana delle leggi contro l’odio religioso è stata oggetto di numerosi richiami da parte degli oppositori. Nel dicembre del 2003, la prima causa si è svolta nello Stato di Victoria, sulla base della legge sulla tolleranza razziale e religiosa del 2001.

Il Consiglio islamico di Victoria ha denunciato talune dichiarazioni espresse dai pastori evangelici Danny Nalliah e Daniel Scot durante un seminario svolto nel marzo del 2002. A dicembre del 2003, il giudice Michael Higgins ha accertato che i due pastori avevano ridicolizzato certe convinzioni religiose musulmane.

Lo scorso 22 giugno, il giudice ha ordinato ai pastori di formulare pubbliche scuse da far pubblicare sui quotidiani e sul loro sito Internet, secondo quanto riportato il giorno successivo dal Herald-Sun. Il giudice ha ritenuto che i due pastori avevano violato i limiti giuridici a causa del loro fervore religioso. “Questo non può essere addotto a giustificazione del loro comportamento”, ha affermato, “ma in qualche misura spiega il motivo delle loro azioni”.

In un commento pubblicato il 4 luglio sul Sydney Morning Herald, Emily Maguire ha osservato che l’organizzazione a cui appartengono i pastori, denominata Catch the Fire, è indubbiamente ostile all’Islam e che le dichiarazioni da loro rese erano profondamente offensive nei confronti di molti musulmani.

Ciò nonostante, l’autrice ha sostenuto che la libertà di esprimere critiche nei confronti di una religione è importante. Inoltre, “far tacere questo tipo di espressioni crea martiri, mentre dargli ampio respiro consente di elaborare adeguate risposte”, ha scritto Maguire. I pastori hanno poi fatto ricorso in appello contro la decisione.

In seguito alla decisione giudiziaria, anche il cardinale George Pell di Sydney si è espresso contro l’idea di varare leggi contro l’odio religioso, in un articolo pubblicato il 3 luglio sul Sunday Telegraph.

L’Arcivescovo ha accolto con favore la decisione dello Stato del New South Wales di non sostenere una proposta diretta ad introdurre una legge contro la diffamazione religiosa. “Una simile legge metterebbe a rischio proprio la libertà che vorrebbe proteggere; sarebbe controproducente e finirebbe per limitare la libertà di parola e di approfondire le fratture tra i diversi gruppi religiosi”, ha scritto il cardinale Pell.

Il mese successivo, un giudice anziano dello Stato di Victoria ha proposto di modificare la legge statale sulla diffamazione religiosa, secondo quanto riportato dal Herald-Sun del 2 agosto. La proposta è stata avanzata dal giudice Stuart Morris, in seguito al suo proscioglimento di un imputato, sedicente stregone, per offese di natura sessuale.

Robin Fletcher ha sostenuto che il corso offerto in carcere, denominato Salvation Army\'s Alpha Christianity, fosse discriminante nei suoi confronti a causa della sua appartenenza alla religione Wicca. La miscela esplosiva della libertà di espressione e di religione è destinata a ribollire ancora per molto tempo.