Il relativismo etico in una democrazia fa scomparire “ogni confine morale al potere”

Intervento del cardinal Martino in Angola sul tema: “Costruttori di democrazia”

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LUANDA, mercoledì, 9 marzo 2005 (ZENIT.org).- Una democrazia fondata sul relativismo etico, come apertura e accoglienza acritica di tutte le opinioni, rischia di far scomparire “ogni confine morale al potere”, ha affermato il cardinale Renato Raffaele Martino.



Il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha tenuto un discorso incentrato sulla retta democrazia alla luce degli insegnamenti contenuti nella Dottrina Sociale della Chiesa, nel corso del II Congresso “Pro Pace” sul tema: “Costruttori di democrazia”, che si è svolto dal 2 al 6 marzo a Luanda, capitale dell’Angola.

Secondo il porporato “l'individualismo assoluto, il materialismo, l'edonismo, l'indifferentismo etico e la prevalenza delle logiche economiche acquisitive e competitive” sono aspetti involutivi, “conseguenze della crisi morale ed istituzionale che attraversa le democrazie storiche”.

Martino ha precisato che: “Il relativismo è spesso presentato come necessario, in quanto atteggiamento autenticamente democratico che consente di accogliere di buon grado tutte le opinioni e di adeguarsi con velocità ai cambiamenti sociali”.

“Nella visione relativista, infatti, la democrazia è concepita come mera procedura, idonea a fissare le regole del gioco, cioè del confronto (e talora dello scontro) tra culture e interessi, e a garantire, nel contempo, la pace sociale”, ha spiegato il porporato.

A questo riguardo – ha ricordato – il Compendio afferma chiaramente che: “La dottrina sociale individua uno dei rischi maggiori per le attuali democrazie nel relativismo etico, che induce a ritenere inesistente un criterio oggettivo e universale per stabilire il fondamento e la corretta gerarchia dei valori” (n. 407).

“Non essendo riconosciuta a priori alcuna verità come unico criterio pratico di discernimento dei valori, si assume la maggioranza, come regola aurea, al di là del bene e del male – ha affermato poi il cardinal Martino –. Ogni scelta che riesca ad avere il consenso dei più diventa, per ciò stesso, vincolante per tutti”.

Il Presidente del dicastero vaticano ha quindi posto l’accento sul pericolo insito in questa concezione della democrazia, fondata sul relativismo: “Se non esistono valori in grado di offrire un fondamento razionale e di porre un limite, anche giuridico, alle decisioni della maggioranza, scompare ogni confine morale al potere”.

Martino ha ricordato le parole del Pontefice quando rileva che “l'alleanza fra democrazia e relativismo etico, toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità".

“Un’autentica democrazia si giustifica e rivela il suo valore nella misura in cui consente la libera ricerca della verità, il confronto delle opinioni, la correzione delle decisioni che si rivelano sbagliate”, ha quindi aggiunto il porporato.

“Contrariamente a quanto sostengono i fautori del relativismo, è legittimo affermare che, se la verità non esistesse, la stessa prassi democratica sarebbe destituita di senso”.

Martino ha poi spiegato come le cause della corruzione vadano ricercate “nel disorientamento morale e nella crisi delle istituzioni”.

“L'avanzare del nichilismo e dell'indifferentismo morale – ha detto il cardinale – non è affatto ininfluente ai fini dell'equilibrio democratico: il suo principale effetto è di corrodere le basi della convivenza e di lasciare così spazio agli spregiudicati, ai forti, ai cinici. La corruzione, considerata sotto questo profilo, è uno dei risvolti politici del relativismo morale”.

Il Presidente del Pontificio Consiglio ha concluso rivolgendo un appello ai cristiani a farsi “custodi di una visione della democrazia come valore e non solo come metodo”, attraverso una “testimonianza personale e comunitaria” in grado di confrontarsi con quei “sistemi che di democratico mantengono quasi soltanto il nome, mentre sono, di fatto, dei totalitarismi mascherati”.