Il relativismo, minaccia per i diritti umani e la democrazia

Intervista a Janne Haaland Matlary

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OSLO, giovedì, 24 novembre 2005 (ZENIT.org).- Sulla base della sua esperienza politica, Janne Haaland Matlary avverte sulla minaccia del relativismo ai danni dei diritti umani e sulla conseguenza che questi vengano continuamente manipolati.



Ex Ministro degli esteri norvegese, Matlary ha condiviso con ZENIT il contenuto del suo libro “When Might Becomes Human Right” (Quando la forza diventa diritto umano), di prossima pubblicazione, analizzando anche l’uso di concetti come “tolleranza” o “politicamente corretto”.

Matlary, 48 anni, è professoressa di Scienze Politiche presso l’Università di Osolo, membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e consultore per il Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Cos’è che l’ha indotta ad interessarsi a questo argomento e a scrivere un libro? In che modo il Cardinale Ratzinger ha contribuito a formare il suo interesse e a spronare la sua ricerca?

Matlary: Io sono sempre stata interessata al rapporto tra etica e politica e, provenendo da una cultura intrisa di una forte impostazione positivistica del diritto e della politica, ho tentato di introdurre qui negli Stati nordici il concetto di dritto naturale.

Il Cardinale Ratzinger è il principale pensatore europeo in materia e io l’ho potuto conoscere per via del mio interesse sull’argomento.

In effetti, egli avrebbe dovuto scrivere la prefazione al mio libro, come ha scritto l’introduzione alla storia della mia conversione “Una scelta d’amore”. Mi ha dato qualche consiglio sul nuovo libro, indicandomi qualche bibliografia. Ma poi è stato eletto Papa, un’occupazione che comporta grandi responsabilità per il mondo intero e che naturalmente non consente di potersi dedicare a scrivere introduzioni ai libri.

Tutti noi siamo stati educati al rispetto dei diritti di ogni persona. Qual è la sua preoccupazione riguardo alla discussione sui “diritti umani”?

Matlary: Si tratta in particolare del relativismo, che attenta ai diritti umani. In Norvegia, un medico sostiene che è contrario ai diritti umani che i bambini debbano fare i compiti a casa, poiché essi non dovrebbero lavorare al di fuori dell’orario scolastico. Alcune ONG rivendicano i “diritti umani” per gli animali, ecc.

I diritti umani sono diventati un’ideologia laica e universale, e questo va bene. Ma quando essi diventano oggetto di una continua manipolazione, allora si rischia grosso. In questo senso le parole di Ratzinger sulla “tirannia del relativismo” non potevano essere più appropriate.

Lei sostiene che l’attività politica, nel passato, era l’attività umana più nobile e più importante perché aveva come oggetto il bene comune dell’intera società. In che misura ci siamo allontanati da questa impostazione della sfera politica? Ritiene possibile tornare a questo ideale?

Matlary: È sempre possibile tornare al corretto modo di intendere la politica, ma è anche vero che oggi si hanno scarsi segnali in questo senso. Si tratta di un obiettivo che richiede grandi doti di statista ed una grande formazione in questo campo.

Oggi l’ideale del “summum bonum” raramente viene sostenuto, a differenza dell’egoistica ricerca del potere personale. Questo è stato il tema della Sessione di novembre della Pontificia Accademia di Scienze Sociali, durante la quale ho avuto modo di intervenire ulteriormente.

In che modo, secondo lei, una sana antropologia può rappresentare la chiave per l’uomo contemporaneo, e dove possiamo attingere per comprendere la persona umana per ciò che essa è?

Matlary: La tradizione proviene da Platone e Aristotele, passando per San Tommaso e il personalismo moderno.

La tradizione europea è unanime nel considerare le virtù e i vizi come elementi costitutivi della natura umana. Persino Macchiavelli non la pensa diversamente. Egli constata che l’etica politica e quella privata non coincidono, ma sostiene gli ideali dell’uomo virtuoso.

Secondo l’impostazione dominante oggi in Occidente, la questione della natura umana non avrebbe più senso, perché si baserebbe su una nozione insostenibile relativa all’ontologia e all’epistemologia, ovvero su qualcosa che esiste oggettivamente.

Quando parliamo di sistemi politici come la democrazia, ci riferiamo semplicemente al modo di organizzare la società, ad un metodo di governo, o vi è qualcosa di più profondo alla base?

Matlary: Essenzialmente si tratta solo di una procedura, ma essa presuppone alcuni valori che sono obiettivamente presenti: eguaglianza di fronte alla legge, fondamenta oggettive del diritto, separazione dei poteri, tolleranza rispetto ad opinioni divergenti, ecc.

In breve, il presupposto è un vero “Rechtsstaat” (Stato di diritto), e questo a sua volta significa che i diritti fondamentali, che il tedesco chiama “Grundrechte” e che oggi sono i diritti umani, sono definiti in modo oggettivo.

In una società confusa e atea, è possibile iniziare a definire una serie di diritti umani universali? Questa comune natura umana è conoscibile da parte della ragione umana?

Matlary: Ciò che io sostengo è che l’alternativa rischia di pregiudicare la stessa democrazia al cui servizio si pongono i diritti umani. In altre parole, definire i diritti umani in modo totalmente soggettivo porta alla legge del più forte, al “might makes right” (la forza crea il diritto).

È possibile definire i diritti umani in modo oggettivo? Io sarei pessimista al riguardo. Forse sarà necessario che prima si verifichino le conseguenze più estreme dell’attuale evoluzione, perché poi il pendolo possa tornare ad oscillare per il verso opposto.

Il mio libro semplicemente analizza questo dilemma, contrastando l’attuale tendenza mediante un’impostazione dei diritti umani fondata sulla legge naturale.

Ci può spiegare meglio, riguardo al paradosso europeo, la differenza tra i diritti promulgati da questi Paesi e quelli attuati? Non le sembra che essi stiano creando un numero sempre maggiore di diritti? E a che pro?

Matlary: Oggi i diritti umani sono definiti dai potenti e molta di questa definizione è buona. Sono state elaborate le definizioni dei principali diritti politici che noi tutti condividiamo. Ma quando si tratta della famiglia, dei diritti riproduttivi, ecc., tutto questo diventa oggetto di forti critiche. Noi occidentali imponiamo al resto del mondo le definizioni che hanno il consenso dell’opinione pubblica - o talvolta neanche quello.

Cosa ne pensa dei concetti di “correttezza politica” e di “tolleranza”?

Matlary: “Correttezza politica” si riferisce all’attuale tendenza dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica, che è spesso assai oppressiva. È difficile dissentire dalla correttezza politica, a costo di essere emarginati e spesso diffamati.

La tolleranza implica che ciascuno sia consapevole delle proprie convinzioni e che, pertanto, riconosca la diversità di altre posizioni, nei confronti delle quali deve essere tollerante. Il punto delicato è la tolleranza rispetto a ciò che risulta sgradito; l’essenza della frase di Voltaire, “non condivido la tua opinione, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa esprimerla”.

Oggi constatiamo che le persone più intolleranti si credono tolleranti, ma la loro tolleranza in realtà si estende solo alle cose che esse condividono.

Dove è diretto oggi il movimento dei “diritti umani” secondo lei?

Matlary: Verso una continua crescita. Già oggi rappresenta la Bibbia laica della politica. Questo è certamente una cosa buona, perché i diritti umani sono un vero strumento di libertà per tutte le persone. Tuttavia, come ho detto, mi preoccupa il relativismo che li accompagna.

I diritti umani presuppongono logicamente di poter essere definiti e quindi difesi contro opinioni di maggioranza e contro il potere politico.

Cosa possono fare i cattolici per sostenere un’impostazione oggettiva dei diritti e della natura della persona umana?

Matlary: Essere attivi nella vita pubblica: nella stampa, nella scuola, nella politica. È un dovere per tutti i cittadini ed un dovere ribadito anche dalla Dottrina Sociale cattolica.