Il responsabile del settore Cinema e Spettacolo della CEI sul film di Gibson

| 1742 hits

ROMA, lunedì 5 aprile 2004 (ZENIT.org).- Mercoledì 7 aprile il film “La Passione di Cristo” arriverà in 700 sale cinematografiche italiane. ''Si tratta di una delle più imponenti uscite in Italia che investirà tutto il territorio in profondità '', ha detto all’ANSA Stefano Dammicco, amministratore delegato e fondatore della “Eagle Pictures”, la società che lo distribuisce, sottolineando che per 'La Passione', in termini di copie, si tratta dell' uscita più importante dopo quella americana.



L’attesa è enorme ed i mezzi di comunicazione di massa riportano dichiarazioni roventi di persone che pur non avendo ancora visto il film esprimono posizioni molto critiche.

Per avere una valutazione oggettiva e serena del film di Mel Gibson, ZENIT ha intervistato don Dario Viganò, responsabile del settore Cinema e Spettacolo dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Il film “La Passione di Cristo” è uno dei film più controversi della storia del cinema. Secondo lei è controverso il film o è la storia della Passione di Cristo a suscitare un dibattito così intenso?

Don Viganò: Il film ha suscitato grande dibattito per una serie di motivi differenti. Credo anzitutto per il fatto che si tratta di una rappresentazione che in qualche modo rompe con la rappresentazione di stampo romantico della figura di Gesù che è stata in qualche modo codificata nel film “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli.

Il film di Gibson recupera una dimensione spesso obliata nel cinema cosiddetto cristologico e riguarda appunto il volto sofferente, sfigurato di Gesù.


Alcuni critici sottolineano la violenza del film, altri sostengono che l’uomo della Sindone ha almeno il doppio delle ferite che vengono inflitte a Caveziel nel film, e che il modo in cui i romani trattavano i condannati alla croce era brutale. Secondo Lei?

Don Viganò: A proposito della violenza voglio sottolineare due cose: anzitutto la violenza nel momento della fustigazione è esibita in maniera evidente ma insieme anche suggerendo allo spettatore che si tratta di un film.

Infatti l'uso del rallenty, dell'enfatizzazione del tempo indica a chi vede che si tratta di una rappresentazione che vive del gioco della finzione.

Accanto a questo è bene sottolineare che Gesù ha sofferto verosimilmente molto. Noi però siamo salvati non per un accumulo di violenza ma perché Gesù ha sofferto per amore in obbedienza al Padre.


In una lettura politica del film, ci sono stati alcuni che si dicono preoccupati che il film possa alimentare sentimenti antisemiti, altri sostengono che Gesù ed i suoi discepoli erano ebrei, che le vicende del Sinedrio corrispondono a quelle del Vangelo e del Talmud, che non c’è nessun intenzione antiebraica del film e che il messaggio di Gesù è di perdono e di pace. Qual è la sua idea in proposito?

Don Viganò: Lo stesso rabbino capo di Milano Giuseppe Laras ha confermato che non si tratta di un film antiebraico. Se nel film possono darsi eventuali sottolineature problematiche credo siano legate ad una esigenza di stampo drammaturgico nel senso che il cinema necessita di ruoli ben definiti perché la storia vada avanti.


Il film di Gibson va a toccare alcuni di quelli che sono i misteri della vicenda umana del figlio di Dio. Per esempio Maria, il cui sguardo non abbandona mai Gesù, è colei che conosce il significato di quel sacrificio, ma che soffre nella sua condizione di madre. Il mistero dell’incarnazione si affronta tutto quando ai piedi della Croce dove Ella dice a Gesù: carne della mia carne, sangue del mio sangue...... Un commento

Don Viganò: Uno degli aspetti più belli sono il gioco di sguardi tra Gesù e Maria. Una presenza quella della Madre sofferente ma non scomposta o disperata. Inoltre voglio sottolineare alcuni sguardi in soggettiva di Gesù che vede il mondo capovolto quasi a ricordare che la logica del regno non è di questo mondo.


Altro mistero centrale del film è l’Eucaristia. Credo che sia uno dei pochi se non l’unico film che rappresenta in maniera così efficace l’Eucaristia: il pane come sacrificio della carne, il vino come sacrificio del sangue di Gesù. Ha detto un sacerdote, adesso fare la comunione non sarà più come prima. Cosa ne pensa?

Don Viganò: Un montaggio con l'Eucarestia che lega bene il mistero dei giorni della Pasqua.


Tutte le figure sono delineate in maniera precisa. Impressiona il ruolo del diavolo, androgino e beffardo, che sfida il figlio di Dio a sopportare tutti i peccati degli uomini. Inoltre sono diverse le inquadrature di come l’umanità esce sfigurata dal peccato, e di come anche tra coloro che flagellano Gesù è possibile essere illuminati dalla grazia...

Don Viganò: La presenza constante nel diavolo, è già stata espressa ad esempio dal film di Alessandro D'Alatri. Ciò che è interessante in questo film è lo sdoppiamento della lotta: dapprima è Gesù da solo con il demonio; man mano che il film si sviluppa il diavolo diviene folla. Appunto una conferma che Gesù muove per l'umanità peccatrice.


Desta una certa impressione anche il pianto di Dio, realizzato con quella lacrima che nasce dal centro dell’Universo ed arriva a cadere sul Calvario. Non crede?

Don Viganò: L'inquadratura conclusiva mi pare davvero molto bella e importante: una visione solo per noi spettatori chiamati a condividere il pianto del Padre perla morta di Gesù di cui, in qualche modo per i nostri peccati, siamo complici.


Esprima una valutazione complessiva del valore e dei limiti di questo film.

Don Viganò: Un film legittimo, ben confezionato, con alcune attenzioni e problematicità da non sottovalutare e per una visione per adulti. O come dice la Commissione Nazionale Valutazione Film della CEI, accettabile e insieme problematico.