Il Rettore del Santuario del Divino Amore racconta la visita del Papa

Intervista a Padre Pasquale Silla

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ROMA, martedì, 2 aprile 2006 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha dato al Santuario romano della Madonna del Divino Amore la grande responsabilità “di essere il luogo di una preghiera incessante per il bene non soltanto dei singoli ma anche della comunità e della Chiesa”, ha affermato il suo Rettore, padre Pasquale Silla.



Così ha commentato padre Silla, in una intervista concessa a ZENIT, la visita al Santuario compiuta questo lunedì da Benedetto XVI in apertura del mese di maggio, ovvero del mese dedicato alla Vergine Maria.

Quali sono state le sue prime impressioni all’arrivo del Santo Padre?

Padre Silla: Quando l’elicottero è giunto sul Santuario ha volteggiato due volte in aria. Ci è sembrato che venisse proprio dal cielo questo dono così importante: la presenza del Papa nel Suo santuario mariano di Roma. Una gioia immensa per tutti i numerosissimi pellegrini, parrocchiani, le nostre comunità, i nostri gruppi…tutti abbiamo guardato in alto ovviamente. Poi abbiamo avuto la gioia di accoglierlo in mezzo a noi. Con la Sua semplicità si è avvicinato a tutti, perché il tragitto dal centro sportivo dove è atterrato l’elicottero fino al Santuario è di quasi un chilometro; lungo le transenne si è dispiegata questa immensa folla che ha potuto vedere da vicino il Santo Padre che viaggiava con la macchina scoperta. Una sensazione religiosa, ma anche tanto umana: questo avvicinarsi del Papa specialmente ai numerosissimi malati che erano qui al Santuario. Quella calma, quella pazienza e benedizione paterne, hanno lasciato una grande commozione nel cuore e non soltanto dei diretti interessati.

Gli uomini di Dio dicono che “Dio ci sorprende sempre”. La visita di Papa Benedetto XVI al Santuario che sorpresa ha portato?

Padre Silla: Lo stupore è qualche cosa che nasce dall’intimo del cuore e non ha una spiegazione tanto razionale e logica perché è frutto dello Spirito Santo. Il Papa ha lasciato una traccia che dobbiamo ancora decodificare, decifrare per non perdere neppure una parola o un elemento del significato che ha questa visita al Santuario. Il Papa infatti ha parlato della Madonna, ovviamente, ma ha collegato questo Santuario con delle intenzioni profonde per la Diocesi di Roma, per la pace, per la sicurezza in tutto il mondo. A mio parere ha dato come una grande responsabilità a questo Santuario di essere il luogo di una preghiera incessante per il bene non soltanto dei singoli ma anche della comunità e della Chiesa.

Di cosa è testimone il Santuario in un periodo di confusione politica e di tensioni internazionali come quello di oggi?

Padre Silla: Il Santuario come vetta da raggiungere ma anche come crocevia dove giungono tutte le tensioni dell’uomo: le sue contraddizioni, le sue lotte interiori, le sue rivalità…giungendo al Santuario – fortunato dico io chi approda ad un santuario –, l’uomo può trovare una pacificazione. Può sciogliere tutti quei legami, quei ghiacciai del cuore, per aprirsi ai valori autentici che tutti devono accomunare. Il Santuario è davvero un luogo che può aiutare l’uomo a trovare se stesso come uomo e come creatura. Quindi, oltre che ad aprirsi al dono di Dio, deve anche fare un esame di coscienza: io non posso essere egocentrico o pensare solo in termini egoistici o di parte. Devo aprire il cuore e l’energia al bene comune e al bene della società.

Padre Silla, nella sua vita le è stato dato un compito importante: le è stato affidato il Santuario del Divino Amore. Cosa vuol dire per lei?

Padre Silla: E’ una grande gioia e una grande responsabilità. Una gioia immensa perché qui chi agisce non sono io ma è la Grazia di Dio e la Madonna. Il Santuario è della Madonna non è mio. Da qui, la grande gioia di condividere questo flusso di grazia che si sprigiona giorno e notte da queste modeste pareti, da questo affresco ritenuto ovviamente miracoloso. E poi la responsabilità di organizzare, gestire, coordinare che tutto sia armonioso ed il più possibile corrispondente alla tenerezza materna di Maria Santissima che vuole effondere, anche attraverso la struttura e le iniziative, la Misericordia del Signore.

Da quando arrivano al Santuario a quando lo lasciano, nota qualche cosa di particolare nelle persone che le capita di incontrare?

Padre Silla: Possiamo fare questa analisi anche se molto semplice: quando si entra nel Santuario, lo sguardo si posa immediatamente sull’immagine della Madonna, poi dovrebbe scendere e posarsi a lungo sul Tabernacolo…questi sguardi sono carichi di speranza. Si entra con la certezza che lì ci sia qualcuno in attesa, pronto ad ascoltare e ad esaudire. Quindi c’è questa aspettativa all’ingresso. Invece all’uscita, le persone danno l’impressione di serenità, di un sollievo interiore perché sanno di aver depositato nel cuore di Maria le loro pene e le loro preghiere e sono convinti che la Madonna non può non tener conto delle necessità dei Suoi figli. Sanno dunque, che la Vergine Maria non li dimenticherà e ricambierà la visita al Santuario con la larghezza delle Benedizioni.

Qui arrivano anche persone lontane dalla fede e dalla Chiesa. Ma al Santuario non c’è distinzione. Diceva Paolo VI che nei Santuari può accadere che una persona che non ha mai pregato senta affiorare dal cuore una preghiera che giunge alle labbra. Il Santuario ha un carisma, una forza che coinvolge tutti: credenti e non credenti, buoni e meno buoni. Diciamo che chi viene al Santuario dove tornare via cambiato. Un cristiano deve essere testimone. Chiunque abbia visitato un Santuario deve portare un messaggio di bontà e speranza.