Il rischio di un "cristianesimo senza Resurrezione"

Durante la messa a Santa Marta, papa Francesco mette in guardia da tre attegiamenti errati: il timore, la vergogna, il trionfalismo

Citta' del Vaticano, (Zenit.org) Luca Marcolivio | 506 hits

Annunciare Cristo senza timore, né vergogna, né trionfalismo. Lo ha raccomandato stamattina papa Francesco durante la messa nella cappella di Santa Marta.

Con riferimento alla Prima Lettura (Cl 2,6-15) odierna, il Papa ha ricordato che la chiave del messaggio cristiano è tutta nella Resurrezione, tuttavia è proprio su questo punto che San Paolo non riesce a conquistare gli ateniesi. “Ci sono tanti cristiani senza Risurrezione – ha commentato Francesco - cristiani senza il Cristo Risorto: accompagnano Gesù fino alla tomba, piangono, gli vogliono tanto bene, ma fino a lì”.

Credere a un Cristo senza Resurrezione, può portare a tre tipi di atteggiamento: al timore, alla vergogna, al trionfalismo. I “timorosi”, ha spiegato il Santo Padre, sono simili ai discepoli di Emmaus ma anche agli Apostoli, quando si rifugiano nel Cenacolo dopo la crocifissione o ancora a Maria Maddalena che piange, credendo che il corpo di Gesù è stato trafugato. I timorosi sono, in definitiva, coloro che “temono di pensare alla Resurrezione”.

C’è poi l’atteggiamento della vergogna davanti alla Resurrezione, tipico in particolare di un mondo che “va avanti nelle scienze”. Eppure San Paolo ha ricordato che “Cristo con la sua carne, con le sue piaghe è risorto”.

L’ultima categoria dei “cristiani senza Resurrezione” sono i “trionfalistici”, persone in realtà affette da una sorta di “complesso di inferiorità” che li porta a ostentare “atteggiamenti trionfalistici, nella loro vita, nei loro discorsi e nelle loro pastorale, nella Liturgia”, quando nel loro intimo costoro alla Resurrezione non credono.

Cristo, però, rimane “il Vincitore” e “il Risorto” e a Lui dobbiamo guardare “senza timore, senza paura, senza trionfalismo”, cogliendo “la sua bellezza”, anche mettendo “le dita nelle piaghe e la mano nel fianco”. Gesù “è tutto”, è “lo Sposo e il Vincitore”.

È la fede nel Risorto che “vince il mondo”, ha concluso il Pontefice, esortando a lasciarsi “toccare da Lui, dalla sua forza, perché Lui è con le ossa e con la carne, non è un’idea spirituale” ma “è vivo” ed è veramente Risorto.