Il ritorno dei chierici. Emergenza chiesa tra clericalismo e concilio

La tematica è stata analizzata nell'ultimo libro di Gianfranco Svidercoschi

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di Gaia Bottino

ROMA, sabato, 24 novembre 2012 (ZENIT.org) - Perché Vatileaks riempie i giornali e l’evangelizzazione arranca? Gianfranco Svidercoschi, ex vicedirettore dell’Osservatore Romano e vaticanista di lungo corso, nel suo ultimo libro Il ritorno dei chierici. Emergenza chiesa tra clericalismo e concilio, denuncia una divisione profonda all’interno della Chiesa cattolica: da una parte, una Chiesa che si sente depositaria esclusiva della verità, segnata da un’autorità che degenera in puro potere e dall’altra, la Chiesa “nata” cinquant’anni fa dal Concilio Vaticano II, “portatrice di novità e speranze ma bloccata nella fase evolutiva dalle paure e dalle resistenze di una parte della gerarchia ecclesiastica”. Una crisi  spirituale e istituzionale, legata soprattutto all’attuazione solo a metà della rivoluzione del Concilio Vaticano II.

Secondo Svidercoschi, uno dei massimi esperti di Chiesa dal Concilio ad oggi, il dominio assoluto del clero e lo strapotere della Curia Romana sono le cause principali della crisi della Chiesa di Benedetto XVI. Il Santo Padre, secondo il vaticanista, non ha mai nascosto il desiderio di liberare la Chiesa da un eccesso di istituzioni e burocratizzazione che “alla lunga rischia di soffocarla o di trasformarla in una impresa finalizzata al profitto”. L’Anno della Fede appena inaugurato, nel disegno del Pontefice, vuole essere l’inizio per una nuova evangelizzazione destinata ad un’Europa ormai secolarizzata.

Per l’autore del libro esiste “una mentalità clericale talmente penetrata nell’identità di molti preti da esserne diventata una seconda natura. Basterebbe invece riprendere il cammino tracciato dal Concilio per cogliere il nuovo che Dio incessantemente propone”. La cosiddetta “Chiesa gerarchica”, menzionata da Svidercoschi, sembra non voglia cedere spazi: non crede che il Popolo di Dio sia composto da tutti i battezzati e questi ultimi sono ignari della spiritualità autentica del cristianesimo, proprio a causa della scarsa evangelizzazione.

Il “mal di Chiesa” espresso da Svidercoschi, evidenzia un’emergenza nel risanare la voragine apertasi tra il Vaticano e i credenti, a causa di un clericalismo che ignora le chiese locali, vero cuore pulsante della Fede, dove laici, diaconi, donne, fanno davvero apostolato affrontando povertà e persecuzioni. La Fede deve manifestarsi come bellezza che nutre le anime e come un mezzo per accedere alla Verità raccontata nel Vangelo.

Svidercoschi al termine del libro fa una proposta concreta: riprendere in mano i documenti del Concilio per permettere ai cristiani di sradicarsi dall’epoca del “pensiero debole”; la Chiesa non può essere circoscritta ai chierici, ma deve essere formata da donne e uomini che vogliano vivere la religione come uno strumento indispensabile per il cammino di ogni essere umano indirizzato nella ricerca di una verità profonda e non come una pratica di routine relegata alla domenica mattina.